Gobbanic

Gobbanic

La notizia sarà giunta anche a voi, anche se ha impiegato qualche ora ad arrivare.
Dunque è vero, le prime voci sono state confermate.
Il nuovo, anzi nuovissimo stadio della juve, per il quale era stato finalmente scelto il nome di Gobbanic, è affondato poche ore fa nell’Oceano Atlantico dopo la collisione con un iceberg.
Le prime notizie sono frammentarie, ma teniamo a rassicurare  i pochi che avessero…

di Redazione Toro News

La notizia sarà giunta anche a voi, anche se ha impiegato qualche ora ad arrivare.
Dunque è vero, le prime voci sono state confermate.
Il nuovo, anzi nuovissimo stadio della juve, per il quale era stato finalmente scelto il nome di Gobbanic, è affondato poche ore fa nell’Oceano Atlantico dopo la collisione con un iceberg.
Le prime notizie sono frammentarie, ma teniamo a rassicurare  i pochi che avessero a cuore la sorte di squadra e pubblico.
Nonostante l’impatto sia avvenuto nel cuore della fredda notte oceanica e l’affondamento sia stato drammatico e repentino, non vi sono vittime ancora accertate.
Benché il naufragio sia stato drammatico e lo stadio avrebbe potuto risucchiare molti spettatori nella sua caduta verso i fondali, squadra e pubblico galleggiavano senza alcuna fatica all’arrivo dei soccorsi, come fosse per loro cosa abituale e naturale.
Torneremo in seguito su questo curioso punto.

 

 

Ma veniamo alla dinamica.
Secondo alcune ricostruzioni, il Gobbanic, lo stadio vanto e delizia dell’intera tifoseria gobba, avrebbe urtato un iceberg con la fiancata destra, zona della tribuna, sotto la linea di navigazione attorno alle 23 e 40 dell’altra sera, provocando in tal modo uno squarcio lungo una novantina di metri nell’acciaio di scarsa qualità che è letteralmente imploso.
Così danneggiato a morte, lo stadio, con annesso supermercato, avrebbe cominciato ad imbarcare acqua nella parte inferiore.
La stiva di tortura degli arbitri e la sala mazzette sono state le prime ad essere allagate dalla gelida acqua.
Lo stadio è affondato di prua, se si considera che la prima parte ad affondare sia stata la curva sud, di poppa se invece si ritiene che sia affondato dalla parte delle ragazze pon-pon.

Mentre squadra e spettatori si rendevano tristemente conto dell’evento, lo stadio cominciava ad inclinarsi, sollevando la parte Nord. I giocatori ed il pubblico cercavano allora di arrampicarsi sulla copertura del feretro per cercare di contrastare l’inclinazione stessa. benché parte di essi precipitasse in acqua da considerevole altezza.
Parte del pubblico bianconero però, a lungo non si è reso conto dell’imminente tragedia, considerando l’inclinazione del campo stesso verso la porta avversaria un astuto stratagemma per favorire la gjuve, del resto come si sa “il fine giustifica i mezzi”.
Quando appariva ormai chiaro che non si stava trattando di una manovra per far vincere lo scudetto alla gjuve più agevolmente, il panico si impadroniva dei 40000, di cui ben 2 di origine piemontese, che cercavano di mettersi in salvo.
Venivano calati in mare i carrelli della spesa di salvataggio, che potevano contenere nel cestone fino a 45 individui, a cominciare pertanto dal settore di tribuna vip, dai palchi, per proseguire agli amici dei vip, agli amici degli amici degli amici, alle amanti degli amici, per scendere (in una scala evolutiva terribilmente schiacciata verso il basso, fino ai Drughi, che non trovavano più spazio nei carrelli e tentavano di arrivare alle lame con i Viking per l’assegnazione dei posti in un carrello aggiuntivo appena individuato.

 

 

Il Gobbanic non reggeva a lungo la pressione della parte emersa e presto si spezzava in due, affondando prima lentamente, poi più velocemente, per poi inabissarsi ed adagiarsi, lui e le sue stelle, sul fondale marino a 3800 metri di profondità.

Come detto, al momento attuale non risultano vittime accertate, benché la lista dei passeggeri, dell’equipaggio e dei calciatori non sia aggiornata.
L’unico personaggio che pare aver seguito una sorte probabilmente funesta, è stato l’arbitro Paparesta, che al momento del naufragio si trovava ancora in uno stanzio dello stadio, dove era stato rinchiuso poco prima.
Le testimonianze dei soccorritori accorsi non immediatamente, da navi che si trovavano a svariate miglia dal luogo dell’impatto, parlano di “sorprendente facilità nel rimanere a galla”.
Si sarebbero aspettati uno scenario funesto e di morte, ed invece si sono imbattuti nel pubblico quasi assiderato sì, ma tutto sommato sereno, al punto di intonare, in segno di felicità il noto coro “Gjuve, storia di un grande ammore”.
Qualcuno invece si limitava semplicemente ad osservare la situazione, constatando – Minghiaggjuve facci un goals – con fare di chi è compiaciuto della propria voce e della minchiata detta.
I soccorritori hanno anche tentato di ributtare qualcuno di loro a mare, come da procedura, ma i corpi hanno continuato a risalire e a stare a galla con estrema facilità, dove altri sarebbero precipitati sul fondale dell’Oceano.

 

 

Quali possono essere state le cause della sciagura?
Come noto l’acciaio del Gobbanic era di pessima qualità, come si era vociferato da tempo.
La pressione del ghiaccio sulle pareti ha fatto saltare le rivettature (le saldature erano troppo costose), provocando i terribili squarci lungo la fiancata.
Viene da chiedersi per quale motivo uno stadio di ultima generazione, non fosse dotato di un sistema di vedette oppure di rivelazione elettronica degli iceberg.
Alcuni testimoni affermano di avere visto pochi istanti prima dell’impatto, Chiellini sulla balconata di prua, ergersi ad occhi chiusi con le mani a gabbiano al grido – Sono il re del mondo!
Può la presenza di Chiellini avere tratto in inganno gli addetti alla navigazione?
Può lo stesso Chiellini non essersi accorto dell’imminente impatto con l’iceberg?
Le testimonianze sono ancora troppo frammentarie su questo punto, sebbene altri sopravvissuti affermino, tra un “Minghia” e un “Gu!”, di avere udito pochi istanti più tardi un CRANCK seguito da un urlo di dolore.
Se questa affermazione rivelasse un fondo di verità, la prima parte ad aver colpito l’iceberg non sarebbe dunque la fiancata, ma la nasca dello stesso Chiellini, come molte fotografie del giocatore sembrerebbero testimoniare.
Dicevamo dei sopravvissuti.
Non tutti hanno ancora risposto all’appello, nel loro ritorno in Italia a bordo delle navi bestia… ehm, di soccorso.
Il nostro inviato sul luogo del disastro, ad esempio, ha raccolto la testimonianza di uno dei primi soccorritori, le cui parole possono forse far luce sulla sorte di chi ancora manca all’appello:

– Eravamo lì che nuotavamo in mezzo a loro, eravamo scesi dalle scialuppe per soccorrerli e questi qui che parlavano dei cavoli loro , chi chiedeva a che ora fosse “Amici”, chi cantava a squarciagola “Non è l’inferno”, chi chiedeva che cosa minghia avesse fatto la gjuve, ognuno ignaro del pericolo di morte imminente, se non per annegamento, decisamente per assideramento.
Un uomo però, voltato di spalle sembrava in sincera difficoltà. Si aggrappava al suo bagaglio annaspando, ma stava cedendo. Le dico la verità, onestamente non è che mi fosse molto simpatico. Poi quella strana voce con la quale invocava aiuto, neanche avesse appena ingoiato una trota. Ho cercato di infilargli un salvagente, ma appena l’ho sfiorato, lui si è buttato, simulando una caduta e gridando – Aaaahhhhhh! Rigore per la juve! Soltanto che, mancando la terra, si è buttato sott’acqua. A qual punto l’ho afferrato per i capelli, che sembravano tanto rigogliosi ma…
L’uomo indica il parrucchino che sta galleggiando poco a fianco, allargando le braccia.
– Ho visto scomparire quell’uomo tra i flutti… fino all’ultimo non ha voluto mollare la sua valigia, che più tardi si è aperta, causando questa confusione…
I dintorni sono pieni di parrucche che galleggiano sull’oceano: da quella Rasta a quella stile Boney M, passando per quella fucsia

 

 

Un altro uomo è stato più fortunato. I soccorritori hanno visto una piccola luce nella notte. Era quella di un sigaro che, rara fortuna sua, era andato ad infilarsi in uno dei principali orifizi corporei del proprietario ed era l’unica cosa che ancora fuoriusciva dall’acqua. L’uomo è stato tratto in salvo agendo su questa comoda ed estemporanea appendice.

 

Un ex giocatore, presente sul Gobbanic, è stato salvato da un cane di soccorso, che gli ha azzannato una coscia sollevandolo dai flutti tra le sue urla. Era lo stesso cane che lo aveva azzannato a Roma nel 1983, al termine di un Roma-Juve.

L’affondamento del Gobbanic ha provocato il riversarsi in mare di tonnellate di carote, che ora stanno beatamente galleggiando nell’Oceano Atlantico..
E’ curioso come osservare questi oggetti testimoni di una tragedia, possa portare alla mente le mille storie e le vite delle persone che li hanno posseduti.
Carote, banane, subwoofer giganti, punto gialle con alettone, tonnellate di fondotinta, dvd di “Ballando con le stelle”, cd di Tiziano Ferro…, fidanzate ciccione…
Varrebbe veramente la pena sul soffermarsi a pensare a queste vite, che solo un gesto disgraz.. Ehm, fortunato del destino ha tenuto in vita, per comprendere quanto la nostra vita senza di loro sarebbe stata ehm… vuota.

 

Se dunque da un lato la tragedia appare chiara nel suo susseguirsi di vicende strane e sfortunate, più difficile risulta comprendere chi sia stato a volere che uno stadio sfrecciasse a così alta velocità nell’Oceano,col rischio iceberg impellente.
I comandanti delle navi vicine, sentiti dagli inquirenti che hanno aperto un’un inchiesta sull’accaduto, hanno dichiarato di essersi comportati secondo il regolamento marino.
– Certo che sapevo della presenza di iceberg  nella zona – dice Joseph Witch – il comandante della nave GDM, dove “G” sta per gobbo. – Ho immediatamente telegrafato al Gobbanic, non appena intravisto un gruppo d’iceberg.
– Ah, e cosa ha telegrafato? Ricorda le parole?
– Certamente, ho scritto – Strada libera, niente iceberg e avanti tutta.

Il comandante Paul Leftwing della nave battente bandiera granata Paolino I°, è stato più preciso nell’individuare circostanze e rotte. Ad esempio quanto ha detto di aver calcolato al millimetro la posizione del Gobbanic.
– Falle carte nautiche mi è sembrato chiaro che la rotta del Gobbanic lo avrebbe condotto tranquillamente al di fuori della zona degli iceberg…
– E quindi?
– E quindi ho telegrafato al Gobbanic per indicargli la rotta corretta.
– Quale? Una più sicura ancora?
– No, una che lo conducesse verso gli iceberg.

 

 

La versione dello schianto contro l’iceberg però, benché appurata, non convince completamente. Secondo alcuni sopravvissuti, per i quali non è stato stranamente necessario ricorrere all’elettroshock per apprezzarne le funzioni vitali, lo stadio avrebbe iniziato ad imbarcare acqua ben prima dello schianto. E questo sarebbe stato dovuto a un non meglio identificato personaggio soprannominato Piangina, che con le sue lacrime e le sue grida con le quali si rotolava per terra (Rigore! Rigore per la gjuve!) avrebbe allagato i compartimenti di prua, indebolendo l’intera struttura dello scafo-supermercato.
Più nessuna notizia di questo signore, la cui descrizione somiglia sommariamente a quella del signore con la valigia di poco fa.

Un affondamento del genere porta con sé aneddoti drammatici e mille storie.
Assai triste quanto è successo quando la luce è mancata in tutto il Gobbanic, scatenando urla ed ansie.
A farne le spese sono stati i Drughi Padova che, vedendo il mare così scuro, si sono messi a fargli ululati razzisti. Poco prima che il mare, esasperato, li inghiottisse tra i flutti..
Chi tra loro è stato salvato ha immediatamente dichiarato che auspica la ripetizione degli ultimi 16 minuti dell’affondamento.
L’ENEL, dal canto suo, ha fatto sapere di essere estranea alla vicenda.

 

 

Curioso anche il comportamento tenuto da Buffon, gettatosi dallo stadio un istante prima dell’affondamento e aggrappatosi a Pepe (anch’egli beccatosi gli ululati razzisti dei Drughi Padova in quanto scambiato per pepe nero).
– E’ proprio andato – aveva detto Pepe, riferendosi all’ombra scura dello stadio, ormai affondato di almeno due metri.
– No… no…! Non è entrato, è ancora fuori!
– Eh? Cosa dici, lo stadio è affon…
– Ti dico che deve essere tutto dentro. E io ti dico che non è entrato!
– Ma sarà già quasi in fondo al mare…!
– Ti dico che non è entrato!

 

 

Emozionante poi il lavoro dell’orchestrina che, incurante del pericolo incombente ha continuato a suonare fino all’ultimo istante le canzoni dei Modà e di Emma Marrone (un’altra che galleggia).

Encomiabile fino alla fine il lavoro dei telegrafisti del Gobbanic, che hanno fatto funzionare i loro telegrafi fino a quando è stato possibile.
Ecco una copia del messaggio di SOS, lanciato dal Gobbanic.
Non mi va di tradurvelo lettera per lettera.
Vi fornisco però di alfabeto MORSE (come il cane) col quale potrete ammirare voi stessi la presenza di spirito di chi stava chiedendo aiuto.
Frase (7, 5, 5, 2, 5)

—  ..  -.  –.  ….  ..  .-      –.  .—  ..-  …-  .      ..-.  .-  -.-.  -.-.  ..      ..-  -.      –.  —  .-  .-..  …

 

 

A .-  B  -…
C -.-.  D -..
E .  F ..-.
G –.  H ….
I ..  J .—
L .-..  M —  
N -.  O —  
P .–.  Q –.-  
R .-.  S …  
T –  U ..-  
V …-  Z –..

L’inabissamento del Gobbanic ha provocato però la perdita di svariati cimeli e trofei, nel frattempo già ritrovati.
Una coppa, ad esempio, a contatto con l’acqua ha riversato sulla medesima il suo contenuto vermiglio, di cui era colma da più di un quarto di secolo. Non è stata più ritrovata e forse è un bene.
Discorso diverso invece per quanto riguarda gli scudetti.
Se ne sono inabissati 29, ne sono tornati a galla soltanto 27, e questo ha scatenato l’ira della dirigenza, che ha immediatamente noleggiato due scafi che possano sopportare l’elevatissima pressione del fondale marino sul quale il Gobbanic si è adagiato.
Tuttavia per il battiscafo monoposto e monociglio, non c’è stato nulla da fare. L’ispezione nei locali sommersi non ha rivelato alcunché ed i due scudetti sembrano proprio essersi volatilizzati.
– E’ evidente che siamo stati truffati, noi siamo le vittime di questa situazione – ha dichiarato la dirigenza in conferenza stampa – Pare chiaro che il mare quella sera era scuro, quasi nero, ma anche blu! E liscio come l’olio, anzi, come il petrolio! Il coinvolgimento di Moratti in questa vicenda ci sembra naturale. Dopo aver preannunciato l’intenzione di chiedere un risarcimento di 770 milioni alla White and black star, società che gestiva lo stadio, salvo poi accorgersi di esserne i proprietari, gli altri papaveri gobbi hanno poi invitato le parti in causa ad un “canotto” di trattative, in modo tale da poter stabilire i risarcimenti (due scudetti lasciati vincere),per l‘incresciosa situazione nella quale “Tanto affondavano tutti“.

 

 

Grande polemica hanno poi suscitato i soccorsi, secondo alcuni testimoni arrivati con ampio ritardo e preceduti da navi della Croce Rossa.
– Mi sono limitato a seguire la procedura di emergenza e sicurezza che si adotta in questi casi. Non appena ricevuto l’S.O.S: da Gobbanic, mi sono prontamente allontanato dalla zona – ha affermato ai giornalisti il capitano della GDM, Joseph Witch
– Nessuna negligenza da parte nostra – ha invece dichiarato Robert Polibau, il comandante della JM, dove M sta per juve – Un istante dopo avere ricevuto la segnalazione da parte del Gobbanic, mi sono premurato di fare rotta verso il luogo del disastro, non prima di avere messo i motori a regime minimo.
– Qual è la velocità massima del JM?
– 21 nodi signori
– E a quale velocità viaggiava per prestare i soccorsi?
– Alla velocità di sicurezza di mezzo nodo.
– Certo, una velocità ragionevole, e quanto avete impiegato per raggiungere il Gobbanic?
– 16 ore, il Gobbanic era già affondato, ma noi avevamo preso tutte le misure di sicurezza per essere lì il più tard… ehm, coff coff, il più in fretta possibile.

Al comandante James Irons, della Beat for us, è stata mossa l’infamante accusa di aver preso a remate i superstiti che tentavano di aggrapparsi alla sua scialuppa, appena calata dalla sua nave, al grido di “Stè giù, bastard!”. Accorata la sua difesa.
– Capitano, ci può spiegare che cosa significa “Stè giù, bastard”, in gergo marinaresco?
– E’ una vecchia imprecazione dei lupi di mare di lungo corso.
– Certo, e a chi era rivolta? Qualcuno ha pensato che lei abbia tentato di tenere sotto i naufraghi e di non farli risalire.
– Niente di più sbagliato. Ce l’avevo col remo che continuava sollevarsi per le onde del mare… capisce? Rimbalzava sulle teste, invece di…
– Indubbiamente un comportamento ardimentoso… si dice anche la Beat for us non fosse dotata di equipaggiamenti adatti al soccorso…
– E’ falso, avevamo tutto l’occorrente per un ottimo intervento di salvataggio: lanciafiamme, bazooka…

Dure polemiche anche per la presenza di navi gobbe in zona, che non hanno prestato soccorso, ovvero il Nunzia I, il Cammela II e il Debbbborahhhh ed il peschereccio Magggico Capitano.
La spiegazione risiede nel fatto che il Capitano del Nunzia non sapeva leggere, Il comandante del Cammela non sapeva scrivere e rispondere all’S.O.S, il capitano del Debbbborahhhh stava guardando Amici
Il quarto, il Comandante del Maggico Capitano ha risposto ai razzi del Gobbanic, scambiandoli per segni di giubilo ed è salito sul ponte con la bandiera bianconera gridando – Minghiagjuve facci un goals! Alessandro maggico capitano, olè. Gjuve storia di un grande amoreee –
Tutto questo mentre i suoi amici stavano affondando poco più in là.
Per inciso, se uno avesse come massimo amore della sua vita la juve, ci sarebbe veramente da spararsi.

 

Da segnalare inoltre la presenza in zona del Presidente Cairo che, a bordo del suo Petrachi I, battello prestatogli da un amico di Palermo, ha voluto presenziare sul luogo del disastro, rivolgendo comunque parole di elogio per le navi di soccorso.
– Allora, Presidente, cosa ci può dire su questi soccorsi?
– Ma direi, bene, bene. Bravi tutti.
– Qualcuno in particolare?
– Mi è piaciuto molto il Gasbarroni III, bene anche il Pestrin I. Ottimo anche il Simon Baron. Un po’ lento però…
– Quale messaggio si sente di dire dopo questo…
– Mi è piaciuto molto il Pestrin I. Comunque ora vedremo, valuteremo.
– Sì, ma cosa ci dice a proposito di questo stadio che…
– Devo parlarne con Petrachi, appena smette di remare. Comunque mi è piaciuto molto il Pestrin I.

Chi ha avuto la sorte peggiore è stato il gruppo di ragazze Pon-pon, o pon-qualcos’altro, scatenate bianconere.
Al momento dell’affondamento, abituate, a causa dei duri esercizi, a tenere la bocca aperta, hanno ingurgitato una gran quantità di acqua e si è resa necessaria una lavanda gastrica.
Che, per inciso non deve poi neanche aver fatto troppo male.

Chiudiamo infine con la notizia che l’Iceberg è giunto sulle coste europee.
Dove è stato accolto da una folla immensa.
Come un eroe.

 

 

 

 

MAURO SAGLIETTI

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