Il momento è difficile.

di Stefano Brugnoli

Come accade dall’inizio della stagione il Torino non riesce a chiudere le partite, non è che oggi si siano sprecate tante azioni come in precedenti occasioni però resta il fatto che si son buttati via altri punti.
Il momento è difficile, la squadra ha una condizione atletica che non le consente di giocare il secondo tempo con la stessa intensità del primo e il rientro…

di Redazione Toro News

di Stefano Brugnoli

Come accade dall’inizio della stagione il Torino non riesce a chiudere le partite, non è che oggi si siano sprecate tante azioni come in precedenti occasioni però resta il fatto che si son buttati via altri punti.
Il momento è difficile, la squadra ha una condizione atletica che non le consente di giocare il secondo tempo con la stessa intensità del primo e il rientro di Bianchi che pure lui è in ritardo di condizione non permette al Torino di sviluppare un gioco frizzante come nei mesi di novembre e dicembre.
Oggi sembrava di vedere il Torino dello scorso anno, dove in fase di possesso palla le individualità emergevano più che il collettivo, infatti gli unici sussulti venivano da tre invenzioni di Gasbarroni che inventava il passaggio gol per Bianchi, colpiva la traversa con un tiro da fuori e infine metteva Lazarevic a tu per tu col portiere; mentre in fase di non possesso, nonostante qualche sbavatura i quattro difensori riuscivano a tamponare la carenza di filtro dei centrocampisti.
Praticamente nulli gli esterni offensivi, uno perché fuori ruolo e uno perché ormai spremuto come un limone mentre la nuova coppia di centrocampo rallenta di più il gioco a vantaggio della fantasia ma non offre quello schermo protettivo che i due De sapevano offrire.
L’infortunio (speriamo non grave) di Di Cesare obbligava Lerda a inserire la fotocopia di D’Ambrosio e perdeva un cambio per sostituire uno dei quattro giocatori offensivi tutti in stato di difficoltà. La situazione poi peggiorava quando con l’uscita di Gasbarroni non si coglieva l’occasione di inserire forze fresche in fascia (Stevanovic) e rimettere Sgrigna nel ruolo a lui più congeniale. Il gol subito in maniera rocambolesca era lo specchio di un Torino che era ormai alle corde e l’assenza di reazione finale ne è la prova anche perché dalla panchina non si sceglieva l’unica soluzione valida , ma non politicamente corretta, di togliere subito l’inutile Belingheri per inserire Stevanovic o Pellicori; l’uscita di Zanetti ha così avuto il risultato di spaccare il Torino che non era più in grado di recuperare palloni a metà campo e a ripartire dalla difesa la strada diventa più lunga per arrivare alla porta avversaria. Lerda invece ha tentato la strategia dei cross mettendo due torri in area e facendo giocare gli esterni in posizione più adatta per crossare, ma nessun cross è arrivato in area e solo a destra si sono viste delle sovrapposizioni.
Mentre il presente dice di due punti in tre partite nell’anno nuovo, il futuro lo possiamo leggere anche grazie ai tre nuovi acquisti. L’arrivo di Antenucci, che solo lo scorso anno ha avuto uno score degno di un attaccante, obbligherà Lerda a giocare con il 442 nella speranza che il nuovo bomber migliori la sua media realizzativa e matta a segno almeno 5 reti; a questo punto però Sgrigna e Gas saranno due giocatori che dovranno sacrificarsi in un ruolo non propriamente adatto alle proprie caratteristiche, mentre si spera che Gabionetta riesca come a fare la differenza più di Lazarevic.
Con questi acquisti, in teoria uomini di valore, si vede l’intenzione della società di provare a rinforzare la squadra, ma saranno utili al gioco di Lerda? Già in mediana si accusa qualche calo in fase di recupero palloni (archiviando, per ora, come episodi sfortunati i due gol causati da Budel) e poi vedremo come il mister sistemerà gli uomini in avanti…spero di sbagliare le previsioni ma non è detto che il futuro del Torino sia roseo.

(foto M.Dreosti)

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