La lunga strada verso Oriente

di Walter Panero

 

2002 l’anno di….

 

L’anno della tranquilla salvezza del Toro di Camolese che giunge undicesimo a 43 punti.

L’anno in cui ha inizio, a Torino, il processo per frode sportiva alla Juventus accusata di fare uso di doping per migliorare le prestazioni dei propri…

di Redazione Toro News

di Walter Panero

 

2002 l’anno di….

 

L’anno della tranquilla salvezza del Toro di Camolese che giunge undicesimo a 43 punti.

L’anno in cui ha inizio, a Torino, il processo per frode sportiva alla Juventus accusata di fare uso di doping per migliorare le prestazioni dei propri giocatori. La vicenda getterà un’ombra infamante sui successi dei bianconeri dalla metà degli anni novanta in poi.

L’anno della nona vittoria del Real Madrid in Coppa dei Campioni: nella finale di Glasgow, Zidane e compagni sconfiggono per 2 a 1 in rimonta il Bayer Leverkusen allenato da Klaus Toppmoeller.

L’anno del trionfo di Mario Cipollini nel Campionato del Mondo di Ciclismo di Zolder (Belgio)

L’anno della prima delle due vittorie di Paolo Savoldelli al Giro d’Italia. Al Tour de France, trionfa per la quarta volta consecutiva lo statunitense Lance Armstrong. Vincerà ancora nelle tre edizioni successive.

L’anno dei trionfi nel fondo di Stefania Belmondo e Gabriella Paruzzi alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City. Daniela Ceccarelli, Romana di nascita e Valsusina d’adozione, vince a sorpresa l’oro nel Supergigante.

L’anno della quinta vittoria di Michael Schumacher (Ferrari) nel Campionato del Mondo di Formula 1. Il pilota Tedesco eguaglia così lo storico primato di Juan Manuel Fangio.

L’anno della vittoria al Festival di Sanremo dei Matia Bazar con “Messaggio d’amore”, davanti ad Alexia con “Dimmi Come”. Terzo giunge Gino Paoli con “Un altro amore”.

L’anno dell’entrata in circolazione dell’Euro in tutti i paesi dell’Unione Europea ad eccezione di Regno Unito, Danimarca e Svezia.

L’anno in cui l’Argentina dichiara il “default”, ovvero l’incapacità di rimborsare i propri creditori.

L’anno dell’assassinio in Olanda del leader populista Pim Fortuyn.

L’anno dell’uccisione a Cogne, in Valle d’Aosta, del piccolo Samuele Lorenzi di soli tre anni. Al termine di un lungo processo, verrà condannata la madre Anna Maria Franzoni.

L’anno in cui si diffonde anche in Italia il cosiddetto “Morbo della mucca pazza”.

L’anno in cui, a Chieri, Mauro Antonello uccide la moglie e altre sei persone.

L’anno della grande manifestazione indetta a Roma dalla CGIL per protestare contro la volontà, da parte del Governo Berlusconi, di modificare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

L’anno in cui Nanni Moretti lancia i cosiddetti “girotondi” che hanno lo scopo di contestare le scelte politiche dell’opposizione di sinistra.

L’anno in cui Padre Pio da Pietrelcina viene proclamato santo.

L’anno dell’assassinio, a Bologna, del professor Marco Biagi da parte delle nuove Brigate Rosse.

L’anno in cui Gino Fasulo fa schiantare il proprio piccolo aereo contro il grattacielo Pirelli di Milano provocando la morte di due donne.

L’anno della riapertura, a tre anni dal disastroso incidente avvenuto nel 1999, del Tunnel del Monte Bianco.

L’anno in cui Jacques Chirac viene rieletto  Presidente della Repubblica Francese con l’82% dei voti. Al ballottaggio sconfigge Jean-Marie Le Pen, leader dell’estrema destra.

L’anno in cui Gerhard Schroeder viene confermato Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca, dopo la vittoria elettorale di Socialdemocratici.

L’anno dell’elezione a Presidente del Brasile di Luiz Inacio Lula da Silva, leader del Partito dei Lavoratori.

L’anno della vittoria del Partito Moderato di Giustizia e Sviluppo nelle elezioni in Turchia. Recep Tayyip Erdogan diventa presidente.

L’anno in cui un commando di 41 guerriglieri ceceni occupa il teatro della Dubrovka di Mosca prendendo in ostaggio più di 800 persone. Le forze speciali russe tentano un blitz che provoca la morte di tutti i guerriglieri, ma anche di 129 ostaggi a causa dei gas utilizzati.

L’anno del disastroso terremoto che provoca la morte di 27 bambini in una scuola di San Giuliano di Puglia (Campobasso).

L’anno dell’uscita dei film: “Bloody Sunday” di Paul Greengrass; “Il Signore degli Anelli – Le due Torri” di Peter Jackson; “Era mio padre” di Sam Mendes con Tom Hanks; “Gangs of New York” di Martin Scorsese con Leonardo di Caprio, Danny Day-Lewis e Cameron Diaz; “Il mio grosso grasso matrimonio greco” di Nia Vardalos e John Corbett; “Pinocchio” di e con Roberto Benigni; “Sognando Beckham” di Gurinder Chadha; “L’uomo senza passato” del finlandese Aki Kaurismaki.

 

L’anno di….

 

A Nord di Marsiglia. 6 giugno 2002.

 

“Oh putain!….pas possible!….pas vrai!…On est Champions du Monde ou quoi?”. L’amico Marsigliese è molto arrabbiato. Per non dire di peggio. La Francia, la sua Francia, sta giocando contro l’Uruguay e proprio non ne azzecca una. Manovra lenta, poche occasioni, niente gol. Niente gol come contro il Senegal nella partita inaugurale di questo Mondiale dove i Francesi si erano fatti bucare da Pape Diop per la gioia di tutti i neri di Francia e non solo. Lo 0 a 0 di oggi lascia ancora aperta una piccola speranza per i Campioni in carica: dovranno vincere con ampio margine sulla Danimarca e sperare nei risultati degli altri per avere ancora qualche piccola possibilità di andare avanti in questo primo Mondiale asiatico. Un Mondiale quasi invisibile per chi, come me, fa un lavoro d’ufficio. Le partite si disputano quasi tutte di mattina o nel primo pomeriggio per cui soltanto nel week end è possibile vedersele in santa pace. Al lavoro ci siamo portati una piccola televisione con cui riusciamo a vedere frammenti di partite nell’intervallo. Ma poi, quando arriva l’orario di apertura al pubblico, quel gobbo del capo ci fa irrimediabilmente spegnere. Veder iniziare una partita senza poterne seguire la fine,  per me è un po’ come conoscere una donna che ci sta, portarsela in camera, iniziare a spogliarsi e a baciarsi e poi sentirla dire: “Ops…mi sono sbagliata…mi sono ricordata di avere un impegno….devo proprio andare…”. E tu rimani lì mezzo nudo con la faccia da fesso, cerchi di rincorrerla, ma capisci benissimo che con lei l’occasione è sfumata per sempre. Senza un vero perché.

Per fortuna, però, ora ho qualche giorno di ferie. Ferie programmate da un sacco di tempo. Da quando, una sera di fine ottobre dello scorso anno, il mio amico Marsigliese mi telefonò e, nel suo Italiano quasi perfetto, mi intimò di tenermi libero in questi giorni di giugno e di Mondiali lontani.

“Perché? Cosa succede a giugno? I Mondiali da voi ci sono stati quattro anni fa e….” dissi facendo finta di non capire.

“Ieri è nata mia figlia e, anche se tutti dicono che Italiani e Francesi non si possono vedere, ho deciso che lei dovrà avere un padrino Italiano…..e quello sei tu, visto che siamo amici da sempre e siamo cresciuti praticamente insieme. Poi, il giorno dopo il battesimo, sposerò la mia Gwen dopo oltre dieci anni di vita insieme…..dopo averci fatto due figli era ora, non credi?”

“En plain! Non vedo l’ora! Domani chiedo le ferie! A giugno ci sarò di sicuro!”

E infatti eccomi qui. In macchina c’è il vestito della festa che ho comprato qualche settimana fa in un negozio del mio quartiere. L’altro giorno l’ho provato e ho visto che, tutto sommato, mi va ancora bene malgrado i due o tre chili presi ultimamente. Meno male. Domani non posso fare brutta figura quando porterò la piccola Elise in Chiesa.

La partita con l’Uruguay è finita da un po’ e l’amico Marsigliese è ancora arrabbiato. Mi viene da dirgli: ma dai che tutto sommato siete ancora Campioni del Mondo e Campioni d’Europa, dopo averci fregati due anni fa in Olanda con quel maledetto di Trezeguet. Ma dai che nei prossimi giorni festeggeremo tanto da dimenticarci questa che in fondo non è che una semplice partita. E poi cosa credi? Che noi Azzurri stiamo tanto meglio? E’ vero, nella prima partita abbiamo vinto in scioltezza contro l’Ecuador, ma in fondo mica era il Brasile, anche se per i giornali Italiani sembrava che lo fosse dato che hanno parlato della nostra come della “migliore squadra del mondiale”. Dopodomani con la Croazia si rischia di brutto: loro hanno perso la prima col Messico e dovranno giocarsi il tutto per tutto. Sicuramente il Trap, con la sua acquasantiera, penserà che un pari vada più che bene e ci farà giocare ben coperti dietro. E così, per voler portare a casa un punto a tutti i costi, finiremo per non prenderne manco uno.

 

Sabato 8 giugno 2002. Sempre a Nord di Marsiglia.

 

Come volevasi dimostrare. Italia 1 – Croazia 2. Non è bastato il gol di Vieri al 55′. A quel punto, convinti che il più fosse fatto, gli Azzurri si sono messi tutti dietro come nella migliore tradizione trapattoniana.  E in tre minuti i Croati hanno ribaltato la situazione con reti di Olic al 73′ e di Rapaic al 76′. A dir la verità, l’Italia un gol lo ha anche segnato, ma è stato annullato dall’arbitro inglese Poll per un presunto fallo di Inzaghi su Simic. Gli Azzurri hanno preso persino un palo con Totti. Ma è finita  con una sconfitta che rimette tutto in discussione e che ci costringerà a battere il Messico per qualificarci.
I Francesi sfottono. Hanno poco da sfottere visti i risultati della loro squadra. E poi a me che me frega dell’Italia? Mi interessa solo il Toro! Un Toro che quest’anno si è salvato bene e che  stava per vincere il derby di ritorno se non fosse stato per le orecchie di Maresca. Che ne sanno i Francesi del mio Toro? E che ne sanno delle ragioni per cui una Nazionale con tutta ‘sta gente gobba non è, e non potrà mai essere, la mia Nazionale?
Insomma: se l’Italia perde non piango di certo. C’è di peggio.
E soprattutto ci sono cose più importanti nella vita. Sposarsi. Avere dei figli come il mio amico Marsigliese.
E allora andiamo al matrimonio, anche se piove che Dio la manda!
E che la festa cominci, tanto qui in questo locale pieno di gente che parla per lo più Francese, un po’ Piemontese (la lingua dei parenti e di alcuni amici dello sposo) e un po’ Bretone (la lingua dei parenti della sposa) la pioggia non arriva.
C’è la musica. C’è da mangiare. C’è da bere. Vino Francese. Vino Piemontese. Birra di non so dove. Il fratello della sposa è gendarme nella Guyana Francese dove, a giudicare dalla sua panza, mi par di capire che non ci siano molti criminali da inseguire, ma in compenso che si mangi e si beva piuttosto bene. Continua a servirmi da bere in piccoli bicchierini di plastica e mi sfida a buttarli giù tutto d’un fiato.
Dopo il primo bicchiere cerco di oppormi e gli dico che no, il Cognac proprio non mi piace. Si allontana e se ne torna con una bottiglia di italianissima grappa. Non posso proprio più tirarmi indietro e accetto la sfida già sicuro di perderla. Ho sempre detto che non mi piacciono i super alcolici, ma non posso arrendermi senza lottare. Per di più contro un membro della Gendarmeria francese. Io che sono, in qualche modo, discendente di Cavour non posso piegare la testa.
E se mi ubriaco chi se ne frega? Al diavolo l’Italia. Al diavolo la Francia. Al diavolo il lavoro. Al diavolo tutto il mondo.
Per fortuna, a un certo punto, il Gendarme Bretone ancora abbastanza sobrio decide di fermarsi e, vedendomi sconfitto e sulle ginocchia, mi accompagna a casa del neo sposo. Miracolo: riesco persino a trascinarmi a letto usando le mie gambe.
Al resto, ovvero a riprendermi, a tornare a casa e magari anche a seguire i Mondiali, penserò se mai a cominciare da domani.

 

Martedì 18 giugno 2002. Ore 13.30.
All’interno della piccola filiale di una grande banca.

 

Avere un capo rompiballe è normale. Avere un capo gobbo è altrettanto normale, per lo meno per un fatto statistico. Avere un capo gobbo e rompiballe, quindi, non è che la somma di due normalità.
Ma a volte anche la normalità riesce a nascondere sorprese assolutamente inaspettate.
Il signor perfezione, il signor “noi siamo una grande banca e non possiamo farci distrarre da una televisione, anche se l’Italia gioca una partita decisiva” oggi riesce davvero a sorprendermi.
Mentre io sono già seduto alla scrivania alle prese col mio lavoro, lo vedo entrare, vestito in maniera inappuntabile come sempre (giacca e cravatta anche se fuori ci sono 40 gradi), e noto che tra le braccia tiene un oggetto piuttosto ingombrante.
Non ci sono dubbi. E’ una televisione. E anche bella grossa. E sì perché oggi l’Italia, che alla fine è riuscita a passare il turno grazie ad un pareggio col Messico ed alla contemporanea sconfitta della Croazia contro l’Ecuador, affronta nell’ottavo di finale la Corea del Sud padrona di casa. I Coreani, da par loro, hanno brillantemente passato il primo turno vincendo il girone eliminatorio davanti agli Stati Uniti e a spese di due squadre di una certa tradizione come il Portogallo e la Polonia.
Chiusa al pubblico la filiale per la pausa pranzo, il capo mette mano al telecomando e accende giusto in tempo per gli inni nazionali.
Lo stadio è quasi tutto rosso, ma una squadra come quella italiana che, a detta di molti, è una delle più forti del Mondiale non può certo farsi intimorire da quelle quasi quarantamila bocche urlanti. D’altra parte, in campo tra gli Azzurri c’è gente che ha giocato e vinto su tutti i più importanti campi del mondo. E’ vero che la Corea gioca in casa. E’ vero che a guidarla c’è quella vecchia volpe di Guus Hiddink che con i suoi trucchetti tattici sa mettere in difficoltà chiunque. Ma insomma, resta pur sempre la Corea. Quindi penso che, per fortuna o purtroppo, non ci saranno problemi per i ragazzi del Trap. Non oggi.

Nel silenzio e nella semi oscurità della filiale, due uomini, due ragazzi, mangiano un panino e guardano. Vedono che la Corea ha subito l’occasione di andare in vantaggio su rigore, ma Buffon para il tiro del “perugino” Ahn. Vedono Vieri che stacca su corner di Totti e porta l’Italia in vantaggio. Vedono i Coreani che tentano di attaccare e gli Azzurri che si tirano sempre più indietro. Finisce il primo tempo sull’1 a 0 per gli Azzurri. Guardo l’orologio. In una giornata normale dovremmo spegnere, ma oggi una provvidenziale assemblea sindacale che dovrebbe tenersi ad Orbassano ci permette di continuare a tener chiuso e a vedere il match.  Il tempo trascorre inesorabile e la qualificazione dell’Italia ai quarti, dove ci attende la Spagna, si avvicina sempre più. Il Trap ha tolto Del Piero e messo Gattuso, dando un chiaro segnale di rinuncia che infonde nuovo coraggio ai Coreani i quali si buttano confusamente in avanti. Mancano dieci, cinque minuti alla fine. Due minuti: malinteso tra Panucci e Iuliano (due simpaticoni…) e pareggio di Seol. Vieri ha subito l’occasione per portare l’Italia di nuovo in vantaggio, ma se la mangia in maniera clamorosa. 
Niente da fare. Si va avanti. Si va ai supplementari.

“Che si fa? Si resta qui o si va alla riunione che starà già cominciando?” chiede il mio capo quasi trasfigurato dal nervoso.

“Non so….io resterei….tanto non credo che laggiù inizino prima della conclusione della partita….e comunque possono fare l’assemblea anche senza di noi….”

“Sinceramente io cambierei posto….mi sa che vedere la partita qui porta sfiga….in fondo sono solo cinque minuti di macchina….penso che anche là stiano vedendo l’Italia…..”

“Va beh….come vuoi….sei tu il tifoso….andiamo!”

 

Martedì 18 giugno 2002. Ore 15.40.
Ufficio del direttore della filiale di una grande banca.

 

Nell’ufficio del direttore della filiale di Orbassano ci sono diverse persone. Tutte rigorosamente di genere maschile. Tutte altrettanto rigorosamente in giacca e cravatta. Tranne una, che poi sarei io. Ma non c’è tempo per vergognarsi. Loro soffrono davanti alla televisione accesa. Io guardo e me ne sto silenzioso nel mio angolino.

“Rigoreeeee….arbitroooo….” grida uno di loro mentre Totti cade a terra dopo il contatto con un difensore.

“Eccooooo….ora lo daaaaa” urla un altro cinquantenne dal ventre prominente e la camicia sudata.

Ecco, ora dà rigore ed è finita visto che c’è il golden gol, penso dentro di me mentre vedo l’arbitro che si avvicina.

“Nooooo….espulso….ma comeeee?!?” grida un altro.

Secondo giallo per Totti ed espulsione. Per simulazione. Mah. Forse ci poteva stare il non rigore, ma proprio la simulazione. Insomma….
Italia in dieci. Si continua a giocare. C’è ancora tempo per fare gol. C’è ancora tempo anche per prenderlo, checché ne pensi la televisione che sembra escludere questa eventualità. I rigori si avvicinano inesorabilmente. I rigori che ci hanno esclusi dalle ultime tre edizioni dei Mondiali.
Ma ecco che segna Tommasi.  E’ il golden gol. O meglio lo sarebbe, visto che l’arbitro annulla ancora per dubbio fuorigioco.
Ormai si va ai rigori e lì si perde, penso tra me e me. Ma in quel momento, mancano tre minuti alla fine del secondo tempo supplementare, Ahn svetta anticipando Maldini. E’ il golden gol! Stavolta per davvero. Italia fuori e Corea del Sud avanti. Partita finita. Partita persa. La riunione sindacale dei musi lunghi può cominciare.

Per fortuna c’è un colpevole. Uno solo. La televisione durante la telecronaca e gli esperti delle infinite trasmissioni sportive lo hanno individuato subito. L’importante, quando si perde, è trovarne uno. Meglio se questo è rappresentato da qualcuno o qualcosa che nulla c’entra con noi stessi e con le nostre responsabilità. Così vanno le cose in questo Paese.
Il Colpevole Unico viene dall’Ecuador, ha gli occhi da pesce lesso e si chiama Byron Moreno: l’arbitro che ha osato espellere Totti, il figlio di Roma e di tutta la Nazione, provocando così l’eliminazione dei nostri.
Quelli che cercano di analizzare la sconfitta in maniera più seria e non urlata, dicendo per esempio che avevamo la partita in mano e che è stata la mentalità troppo difensivista del Trap la vera causa di una sconfitta contro una squadra tutto sommato modesta, vengono irrimediabilmente messi a tacere da chi sa urlare di più. L’Italia, la fortissima Italia, ha perso solo per colpa di un arbitro cattivo.
Bene. Continuiamo a pensare così che andremo lontano. D’altra parte questo è il paese dove nessuno è mai colpevole di nulla e tutti quelli che dovrebbero starsene in galera vengono invece eletti in Parlamento e riveriti nei salotti televisivi.
Forza Italia e avanti così. Anche se stavolta avanti ci va la Corea e noi ce ne torniamo a casa senza appello.
Riusciamo a far peggio persino del Senegal che, dopo aver superato il primo turno a spese di due “grandi” come Francia e Uruguay, batte la Svezia e conquista una storica qualificazione ai quarti.

 

Mercoledì 26 giugno. Semifinali.

 

La Corea, tra un gol annullato agli avversari e l’altro, ha superato anche la Spagna nei quarti. Sembrava  davvero che niente fosse in grado di arrestare l’onda rossa dei volenterosi ragazzi di Hiddink. Per fortuna della credibilità del Mondiale ce l’ha fatta infine la Germania che ieri li ha battuti per 1 a 0 grazie ad un gol di Ballack. La Germania allenata da Rudi Voeller, partita senza grandi favori del pronostico che privilegiava Italia e Argentina, se ne va in finale. Dove, per la prima volta nella storia, affronterà il Brasile dei fenomeni Ronaldo, Rivaldo e Ronaldinho. Un Brasile che, dopo aver faticato col Belgio agli ottavi ed aver rimontato l’Inghilterra ai quarti (23′ Owen, 45′ Rivaldo, 50′ Ronaldinho) oggi ha sconfitto per 1 a 0 l’ostica e sorprendente Turchia di Emre e Hakan Sukur.
Incredibile: nella lunga storia dei Mondiali non esiste un solo precedente tra quelle che sono le due squadre più titolate al mondo.
E invece domenica, a Yokohama, si affronteranno per la prima volta proprio in una finale mondiale. Una finale che promette grandissimo spettacolo e che io non mi perderò per nessuna ragione al mondo.

 

Domenica 30 giugno 2002. Briançon. Francia.

Briançon è una città di confine, come dimostrano le sue fortificazioni imponenti che sembrano volerla proteggere da un nemico impellente. Briançon è a due passi all’Italia, ma quando ci vai ti senti subito immerso nella profondità della Francia come se di chilometri ne avessi fatti centinaia. C’è Francia nei caffé e nelle loro insegne. C’è Francia nella gente che gioca a petanque lungo le strade e a belote nei bar. C’è Francia ovunque.
E poi c’è la montagna. Là in fondo si intravede la sagoma imponente del Monte Chaberton. Si scorgono anche le strade che portano ai Colli mitici dell’Izoard e del Galibier. Perché Briançon è anche, forse soprattutto, la città del ciclismo. I Francesi, noti per la loro modestia, la definiscono la capitale mondiale del ciclismo. E, al di là del loro proverbiale sciovinismo, non hanno tutti i torti visto che non si contano le volte in cui Briançon è stata sede di arrivo di una tappa del Giro d’Italia o del Tour de France. Qui c’è una targa che ricorda il grande Gino Bartali vincitore del Tour nel 1938 e nel 1948 (unico nella storia a riuscirci a dieci anni di distanza); là, sull’Izoard, ci sono invece due lapidi che ricordano l’immenso Fausto Coppi e il fortissimo Bretone Louison Bobet. Insomma: quando si pensa a Briançon, si pensa soprattutto al ciclismo.

E anche oggi è così. Non sarà una tappa del Giro o del Tour, ma un Campionato di Francia ha comunque il suo fascino e la sua importanza. E io non potevo mancare, visto che mi trovavo per il fine settimana a una ventina di chilometri da qui e visto che quando c’è un evento ciclistico, io ci sono sempre; non a caso sto già preparando la tenda per andare a seguire il prossimo Tour de France sul Mont Ventoux e chissà su quale altra vetta alpina.
La corsa, che si svolge su un circuito, è piuttosto interessante. Ma oggi c’è qualcosa di ancora più importante. Oggi, alle 13.30 di qui, inizia la finale dei Campionati del Mondo e io, a un certo punto, dovrò momentaneamente abbandonare la corsa per andare alla ricerca di un posto in cui vedere la partita.
Verso le 13 lascio la strada. Non si sa mai. Non vorrei perdermi gli Inni e l’inizio del match. Sono fatto strano: ho sempre ritenuto che la parte più interessante di una partita internazionale sia quella degli Inni e della presentazione delle squadre. Per questo non ho mai capito quelli che si sintonizzano sulle partite dopo l’inizio. Penso sia un po’ come leggere un libro saltando i primi due capitoli.
 
Non ci impiego molto a trovare un bar che trasmette l’incontro. Un bel “Bar Sport” d’antan, con  pareti che odorano di cibarie e di fumo. Mi accomodo. Ordino qualcosa da mangiare e da bere. Mi guardo attorno. Molta gente. Tutti uomini. O quasi. Quel quasi è rappresentato da due signore robuste sulla sessantina che ci danno dentro con le loro birre, e da una ragazza dai capelli scuri e gli occhi azzurri come il cielo di qui. Si nutre di patatine. Beve birra da un piccolo boccale. Sola, come Coppi sull’Izoard. Non posso fare a meno di osservarla, carina com’è. Suonano gli inni, Germania e Brasile sono in campo agli ordini del nostro Collina, la partita inizia e io faccio passare il mio sguardo dal piatto, allo schermo, ai suoi occhi.

“Chissà da dove viene? Chissà perché è qui?” mi chiedo mentre cerco di pensare alle parole per tentare un approccio. Potrei offrirle da bere. Potrei avvicinarmi e domandarle qualcosa della partita. Potrei….il tempo passa, finisce il primo tempo, e si rimane fermi sullo 0 a 0.  Anche la mia personale partita con la ragazza rimane inchiodata sul punteggio di parità. Non so neppure se lei si è accorta che la sto guardando, o meglio, che la sto quasi fissando da quasi un’ora.

La ripresa è in corso. La Germania attacca e gioca meglio ma, senza il suo uomo simbolo Ballack che è squalificato, non riesce ad incidere più di tanto. Osservo gli occhi speranzosi della ragazza. E’ Tedesca, penso. Ecco cosa ci fa qui! Io un po’ di Tedesco l’ho studiato. Posso  avvicinarmi….posso….nooooo….papera di Kahn, fin qui uno dei migliori portieri del Mondiale, e gol di Ronaldo.
La ragazza si dispera. E io con lei, anche se lei non lo sa. Vorrei dirle che non è finita. Vorrei trovare parole di conforto. Vorrei….ancora Ronaldo! 2 a 0 per il Brasile! La ragazza rimane lì in un angolo, con lo sguardo vacuo e pieno di delusione. Ora mi avvicino. Ora so cosa dire. Ora….

“I’m very sorry for you….”

Un ragazzo che parla Inglese con un forte accento Francese è stato più veloce di me. Mi ha anticipato come avrebbe fatto Thuram con quel pachiderma di Bobo Vieri. La ragazza, prima triste, ora gli sorride. I due cominciano a chiacchierare: lui parla un Inglese maccheronico, certo non migliore del mio. Ma almeno parla, mentre io ho fatto la figura del muto. E anche del maniaco, visto quanto l’ho fissata.
Chissà questo da dove è sbucato? Magari anche lui era lì da tempo e ha scelto l’attimo giusto per avvicinarsi alla ragazza. Magari invece era appena arrivato. Magari non so. Sta di fatto che loro ridono e scherzano e io me ne sto solo in compagnia della mia birra. La partita finisce, il Brasile di Cafu (primo giocatore a disputare tre finali mondiali consecutive) diventa Pentacampeao, i Tedeschi piangono anche se nessuno li attendeva così in alto. Dagli occhi della ragazza affiora una lacrimuccia, ma c’è il suo nuovo amico, che non sono io, pronto a consolarla.

Voglio andare via da qui dentro!
Mentre Ronaldo, che alcuni ritenevano finito dopo i tanti infortuni, bacia la coppa e si conferma capocannoniere e miglior giocatore del Mondiale, io mi ricordo del vero motivo per cui mi trovo qui. C’è una corsa che sta per entrare nel vivo. Ci sono i corridori da osservare. C’è lo sprint. C’è la vittoria di un certo Vogondy. Ci sono il Francese e la Tedesca che se ne stanno proprio lì, affianco a me, ad applaudire. Una vera persecuzione.

Prendo la macchina e me ne vado. Verso l’Italia. Verso casa. Cerco di convincermi che le Brasiliane sono meglio delle Tedesche. Penso a quelle ragazze seminude che staranno festeggiando il “Penta” sulle spiagge sempre assolate di Rio. Cerco di cancellare dalla mente il fatto che, se fossi stato un po’ più sveglio, ci sarei io adesso a consolare la ragazza tedesca e a guardarla negli occhi. A dirle che in fondo nessuno si aspettava che la Germania di Ballack, Kahn e Klose arrivasse così in alto. A ricordarle che la vera occasione i Tedeschi l’avranno tra quattro anni ai Mondiali di casa loro.
 
Mi ritrovo a Torino in camera mia.  Mi addormento e sogno i corridori che passano sull’Izoard e sul Mont Ventoux. Sogno i leoni del Sud Africa che vedrò ad agosto in una vacanza da sogno.
Al diavolo i Mondiali, la faccia di Ronaldo, di Ballack, dei Coreani, di Moreno e di tutte le Tedesche dal cuore ingrato!
Sto così bene solo con i miei pensieri ed i miei sogni. E non cambierei nulla, proprio nulla, della mia vita.

Non posso neppure lontanamente immaginare che, in poco tempo, l’esistenza delle persone può  modificarsi radicalmente e le abitudini che credevi consolidate possono essere rapidamente stravolte dagli eventi.
Ma di questo parlerò la prossima settimana. Quando tornerò in Germania. E magari lo farò da promesso sposo e da vincitore.

 

Mondiali 2002. Formula e svolgimento.

Ai primi Mondiali asiatici della storia parteciparono, come a quelli precedenti, trentadue squadre: 15 europee, 5 Sudamericane, 3 in rappresentanza del centro e del Nord America, 5 Africane, 4 Asiatiche (tra cui i due paesi organizzatori).
Le partecipanti vennero suddivise in otto gironi da quattro squadre ciascuno: le prime due classificate di ciascun raggruppamento si sarebbero qualificate alla fase successiva ad eliminazione diretta.
La situazione dei vari gironi fu la seguente:

GRUPPO A: Qualificate Danimarca (7 punti) e il sorprendente Senegal (5) su Uruguay (2) e Francia. I Transalpini, campioni del mondo e d’Europa in carica, arrivarono ai Mondiali da favoriti e ne uscirono con le ossa rotte senza aver mai vinto una partita.

GRUPPO B: Spagna (9 punti) e Paraguay (4 alla guida di Cesare Maldini), davanti a Sudafrica e Slovenia.

GRUPPO C: Brasile (9 punti) davanti alla Turchia (4). Eliminate Costarica (4 con peggiore differenza reti) e Cina (0 punti, 0 reti fatte e 9 subite).

GRUPPO D: Passarono la Corea del Sud (7 punti) e gli Stati Uniti (4) davanti a Portogallo e Polonia.

GRUPPO E: Qualificate Germania (7 punti) e Irlanda (5) su Camerun e Arabia Saudita.

GUPPO F: Svezia e Inghilterra (5 punti), davanti alla favorita Argentina (4) e alla Nigeria (1).

GRUPPO G: Messico (7 punti) e Italia (4), su Croazia e Ecuador (3).

GRUPPO H: L’altra padrona di casa Giappone (7 punti) insieme al Belgio (5). Fuori la Russia (3) e la Tunisia (1).

Il quadro degli ottavi di finale fu il seguente:

Germania – Paraguay 1-0 (88′ Neuville)

Inghilterra – Danimarca 3-0 (5′ Ferdinand, 22′ Owen, 44′ Heskey)

Senegal – Svezia 2-1 golden gol (11′ Larsson (Sv), 37′ e 104′ Camara(Se))

Spagna – Irlanda 1-1 dts (4-3 ai rigori) (8′ Morientes, 90′ rigore Keane)

Brasile – Belgio 2-0 (67′ Rivaldo, 87′ Ronaldo)

Stati Uniti – Messico 2-0 (8′ Mc Bride, 65′ Donovan)

Corea del Sud – Italia 2-1 golden gol (18′ Vieri, 88′ Seol Ki Hyeon, 117′ Ahn Jung-Hwan)

Giappone – Turchia 0-1 (12′ Umit)

I quarti di finale furono:

Brasile – Inghilterra 2-1 (23′ Owen, 45′ Rivaldo, 50′ Ronaldinho)

Germania – Stati Uniti 1-0 (39′ Ballack)

Corea del Sud – Spagna  0-0  5-3 ai rigori

Turchia – Senegal 1-0 golden gol (94′ Mansiz)

Quindi le semifinali:

Corea del Sud – Germania 0-1 (75′ Ballack)

Brasile – Turchia 1-0 (49′ Ronaldo)

Infine la finale che vide Ronaldo ottenere la corona di Re del Mondo!

 

 

CLASSIFICA FINALE MONDIALE COREA – GIAPPONE 2002:

1)BRASILE
2)GERMANIA
3)TURCHIA
4)COREA DEL SUD

 

LA FINALISSIMA:

Domenica 30 giugno 2002

Yokohama Stadio International

Brasile – Germania 2 – 0 (0 – 0)

Reti: 68′, 79′ Ronaldo

BRASILE (All. Felipe Scolari): Marcos, Lucio, Edmilson, Roque Junior, Cafu (cap), Kleberson, Gilberto Silva, Roberto Carlos, Ronaldinho (85′ Juninho Paulista), Rivaldo, Ronaldo (89′ Denilson)

GERMANIA (All. Rudy Voeller): Kahn (cap), Frings, Linke, Ramelow, Metzelder, Schneider, Jeremies (77′ Asamoah), Hamann, Bode (84′ Ziege), Neuville, Klose (74′ Bierhoff)

ARBITRO: Pierluigi Collina (Italia)

SPETTATORI: 69.029

 

L’ULTIMA PARTITA DELL’ITALIA:

Martedì 18 giugno 2002

Daejeon, Stadio World Cup

Corea del Sud – Italia 2 – 1 (golden gol)

Reti: 18′ Vieri, 88′ Seol Ki-Hyeon, 117′ Ahn Jung-Hwan

COREA DEL SUD (All. Guus Hiddink): Lee Woon-Jae, Choi Jin-Cheul, Hong Mjung-Bo (cap) (83′ Cha Doo Ri), Kim Tae-Young (63′ Hwang Seong-Hong), Song Chong-Gug, Yoo Sang-Chul, Kim Nam-II (68′ Lee Chun-Soo), Lee Young-Pyo, Park Ji-Sung, Ahn Jung-Hwan, Seol Ki-Hyeon

ITALIA (All. Giovanni Trapattoni): Buffon, Panucci, Iuliano, Maldini (cap), Coco, Tommasi, Zanetti, Zambrotta (72′ Di Livio), Totti, Del Piero (61′ Gattuso), Vieri.

ARBITRO: Byron Moreno (Ecuador)

SPETTATORI: 38.558

NOTE: Espulso Totti al 104′

 

LA ROSA DEL BRASILE CAMPIONE DEL MONDO:

MARCOS (portiere), 7 presenze, 4 reti subite
DIDA (portiere), 0 presenze
ROGERIO CENI (portiere), 0 presenze
CAFU (difensore), 7 presenze, 0 reti
LUCIO (difensore), 7 presenze, 0 reti
EDMILSON (difensore), 6 presenze, 1 rete
ROBERTO CARLOS (difensore), 6 presenze, 1 rete
ROQUE JUNIOR (difensore), 6 presenze, 0 reti
ANDERSON POLGA (difensore), 2 presenze, 0 reti
BELLETTI (difensore), 1 presenze, 0 reti
JUNIOR (difensore), 1 presenza, 1 rete
GILBERTO SILVA (centrocampista), 7 presenze, 0 reti
DENILSON (centrocampista), 5 presenze, 0 reti
JUNINHO PAULISTA (centrocampista), 5 presenze, 0 reti
KLEBERSON (centrocampista), 5 presenze, 0 reti
RICARDINHO (centrocampista), 3 presenze, 0 reti
VAMPETA (centrocampista), 1 presenze, 0 reti
RIVALDO (attaccante), 7 presenze, 5 reti
RONALDO (attaccante), 7 presenze, 8 reti
RONALDINHO (attaccante), 5 presenze, 2 reti
EDILSON (attaccante), 4 presenze, 0 reti
LUIZAO (attaccante), 2 presenze, 0 reti
KAKA’ (attaccante), 1 presenza, 0 reti

COMMISSARIO TECNICO: Felipe SCOLARI

 

LA ROSA DELLA GERMANIA FINALISTA:

Oliver KAHN (portiere), 7 presenze, 3 reti subite
Hans Joerg BUTT (portiere), 0 presenze
Jens LEHMANN (portiere), 0 presenze
Thomas LINKE (difensore), 7 presenze, 1 rete
Christoph METZELDER (difensore) 7 presenze, 0 reti
Carsten RAMELOW (difensore), 5 presenze, 0 reti
Christian ZIEGE (difensore), 5 presenze, 0 reti
Sebastian KEHL (difensore), 2 presenze, 0 reti
Frank BAUMANN (difensore), 1 presenza, 0 reti
Marko REHMER (difensore), 1 presenza, 0 reti
Torsten FRINGS (centrocampista), 7 presenze, 0 reti
Jens JEREMIES (centrocampista), 7 presenze, 0 reti
Bernd SCHNEIDER (centrocampista), 7 presenze, 1 rete
Michael BALLACK (centrocampista), 6 presenze, 3 reti
Dietmar HAMANN (centrocampista), 6 presenze, 0 reti
Joerg BOHME (centrocampista), 0 presenze
Lars RICKEN (centrocampista), 0 presenze
Miroslav KLOSE (attaccante), 7 presenze, 5 reti
Marco BODE (attaccante), 6 presenze, 1 rete
Oliver NEUVILLE (attaccante), 6 presenze, 1 rete
Oliver BIERHOFF (attaccante), 5 presenze, 1 rete
Gerald ASAMOAH (attaccante), 3 presenze, 0 reti
Carsten JANCKER (attaccante), 3 presenze, 1 rete

COMMISSARIO TECNICO: Rudolf (Rudi) VOELLER

 

LA ROSA DELL’ITALIA:

Gianluigi BUFFON (portiere), 4 presenze, 5 reti subite
Christian ABBIATI (portiere), 0 presenze
Francesco TOLDO (portiere), 0 presenze
Paolo MALDINI (difensore), 4 presenze, 0 reti
Christian PANUCCI (difensore), 4 presenze, 0 reti
Fabio CANNAVARO (difensore), 3 presenze, 0 reti
Alessandro NESTA (difensore), 3 presenze, 0 reti
Francesco COCO (difensore), 3 presenze, 0 reti
Mark IULIANO (difensore), 1 presenza, 0 reti
Marco MATERAZZI (difensore), 1 presenza, 0 reti
Damiano TOMMASI (centrocampista), 4 presenze, 0 reti
Gianluca ZAMBROTTA (centrocampista), 4 presenze, 0 reti
Cristiano ZANETTI (centrocampista), 3 presenze, 0 reti
Angelo DI LIVIO (centrocampista), 2 presenze, 0 reti
Cristiano DONI (centrocampista), 2 presenze, 0 reti
Gennaro GATTUSO (centrocampista), 2 presenze, 0 reti
Luigi DI BIAGIO (centrocampista), 1 presenza, 0 reti
Francesco TOTTI (attaccante), 4 presenze, 0 reti
Christian VIERI (attaccante), 4 presenze, 4 reti
Alessandro DEL PIERO (attaccante), 3 presenze, 1 rete
Filippo INZAGHI (attaccante), 2 presenze, 0 reti
Vincenzo MONTELLA (attaccante), 1 presenza, 0 reti
Marco DEL VECCHIO (attaccante), 0 presenze

COMMISSARIO TECNICO: Giovanni TRAPATTONI

 

CAPOCANNONIERE: Ronaldo (Brasile), 8 reti

SQUADRE SORPRESA: Germania, Turchia, Corea del Sud

SQUADRE DELUSIONE: Argentina, Francia, Italia

 

GLI STADI DEL MONDIALE:

Corea del Sud:

Seul: “Seoul World Cup Stadium”. Capienza: 63.961 spettatori
Incheon: “Incheon Munhak Stadium”. Capienza: 52.179 spettatori
Suwon: “Suwon World Cup Stadium”. Capienza: 43.188 spettatori
Busan: “Busan Asiad Main Stadium”. Capienza: 55.982 spettatori
Daegu: “Daegu World Cup Stadium”. Capienza: 68.014 spettatori
Daejeon: “Daejeon World Cup Stadium”. Capienza: 40.407 spettatori
Gwangju: “Gwangju World Cup Stadium”. Capienza: 42.880 spettatori
Jeonju: “Jeonju World Cup Stadium”. Capienza: 42.391 spettatori
Seogwipo: “Jeju World Cup Stadium”. Capienza: 42.256 spettatori
Ulsan: “Ulsan Munsu Football Stadium”. Capienza: 43.550 spettatori

Giappone:

Ibaraki: “Ibaraki Kashima Stadium”. Capienza: 42.000 spettatori
Kobe: “Kobe Wing Stadium”. Capienza: 42.000 spettatori
Miyagi: “Miyagi Stadium”. Capienza: 49.000 spettatori
Niigata: “Niigata Stadium Big Swan”. Capienza: 42.300 spettatori
Oita: “Oita Stadium Big Eye”. Capienza: 43.000 spettatori
Osaka: “Nagai Stadium”. Capienza: 50.000 spettatori
Saitama: “Saitama Stadium 2002”. Capienza: 63.000 spettatori
Sapporo: “Sapporo Dome”. Capienza: 42.000 spettatori
Shizuoka: “Shizuoka Stadium Ecopa”. Capienza: 50.600 spettatori
Yokohama: “International Stadium Yokohama”. Capienza: 70.000 spettatori

 

 

E ora un po’ di immagini di calcio:

Francia – Senegal:

http://www.youtube.com/watch?v=lqGniuFzHSw

Italia – Ecuador:

http://www.youtube.com/watch?v=AJHuGFSbINo

Italia – Croazia:

http://www.youtube.com/watch?v=ew6BGXSDKqk&feature=related

Corea del Sud-Italia:

http://www.youtube.com/watch?v=1gfYa5l62QA

La finale Brasile-Germania:

http://www.youtube.com/watch?v=SgwthF0Wts0

 

Processo Juve-doping (loro non ricordano….):

http://www.youtube.com/watch?v=QWDl-Zet9Nw

http://www.youtube.com/watch?v=q3t0AHCFubA

 

Altri sport (per fortuna…):

Ciclismo. Cipollini Mondiale:

http://www.youtube.com/watch?v=Kk5Rtb1FvJw

E infine musica:

Matia Bazar: http://www.youtube.com/watch?v=q3t0AHCFubA

Alexia: http://www.youtube.com/watch?v=yqSCsbRL2mk

Gino Paoli: http://www.youtube.com/watch?v=eOubXVYRlzk

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