Che cos’è la Palla Dapples?

Il trofeo della Palla Dapples affascina per ciò che fu in grado di suscitare nel panorama del calcio italiano in appena una manciata d’anni. Nato dall’idea del nipote di uno dei fondatori del Toro, il trofeo fu conquistato dai granata in ben cinque occasioni

di Stefano Budicin

Siamo tutti abituati a pensare che il campionato sia il torneo più importante, prestigioso e rinomato di sempre, e che nessuna delle altre coppe vi si possa avvicinare. Un tempo non era così. Un tempo, infatti, perfino il campionato dovette riconoscere a un altro torneo un rango superiore al suo. Di che torneo si tratta? Della Palla Dapples, naturalmente. È probabile che il nome non susciti in chi legge alcun tipo di reazione. Eppure in passato riuscire a mettere le mani sul trofeo Dapples significava aver saputo dimostrare al mondo chi fosse la squadra più forte di tutte in quel momento.

Da chi origina il nome del torneo? Da Henry Dapples, nipote di uno dei fondatori del Toro e, da ex giocatore, presidente del Genoa con in testa il pallino delle competizioni. Fu sua l’idea di istituire un trofeo, incarnato in una palla argentea a dimensioni reali, da conquistare in una sfida, uno scontro tra due squadre di cui una detentrice del trofeo, l’altra sfidante. È la cosiddetta formula challenge, un duello giocato sul campo del vincitore, che in caso di sconfitta deve cedere la palla. Le gare si possono disputare in qualsiasi momento della stagione regolare; non ci vuole molto prima che la Dapples divenga un appuntamento settimanale.

Cosa accadde a Torino il 17 ottobre 1926

Stando al regolamento, la sfida viene condotta con dichiarazione scritta a mezzo raccomandata. A scegliere la squadra avversaria è il team che per primo, in ordine di tempo, ha lanciato la sfida. Chi la vince, tiene il trofeo. In caso di pareggio, la Palla rimane alla squadra detentrice. E gli animi si infervorano, i dirigenti bramano la palla, i giocatori aspirano a dimostrare di essere loro i soli atleti meritevoli di tenere tra le mani il trofeo d’argento. La Palla Dapples piace a tutti, tanto ai tifosi quanto alle squadre e ai giornalisti che si impegnano a edificarne il mito.

Dal 1903 al 1909 non c’era in Italia trofeo più ambito della Coppa Dapples. La stampa fece in fretta a pubblicizzare l’evento come qualcosa di irripetibile e irrinunciabile per chiunque ambisse a consacrarsi sul campo da gioco. In appena sei anni si disputarono 48 incontri. E la prima vittoria granata è datata 27 dicembre 1908. Per l’occasione, il Toro si presentò a Vercelli sfidando la detentrice di allora. Non si fece in tempo ad arrivare ai primi quarantacinque minuti e già i granata vincevano per quattro a zero. Il Pro, annichilito dall’impeto rampante della squadra avversaria, cedette la Palla Dapples.

Soprannomi granata: e voi li conoscete?

Il 3 gennaio fu la volta di una nuova squadra sfidante. Il match contro i rossoneri venne considerato da La Stampa l’equivalente della partita perfetta. 5 a 0 per i granata, una squadra elegante, forte e competitiva che regalò agli spettatori una delle migliori giocate della storia. Il 21 marzo toccò ai bianconeri, che il Toro ferì e sconfisse e annichilì in una delle partite più accese, feroci ed emozionanti dell’antica storia calcistica nostrana. Il Toro custodì il trofeo per un totale di quattro mesi, fino al 25 Aprile 1909, giorno di pioggia e di animi plumbei, dove la Palla Dapples passò tra le mani del Genoa, che riuscì a difendere il titolo solo una volta, perché i tempi erano ormai maturi per fiorire in altri tipi di competizioni e il campionato italiano assorbì le energie e l’attenzione dei tifosi relegando ogni altra coppa a uno status cimiteriale. Vale la pena rievocarne il prestigio, perché il trofeo Dapples incarnò per anni un modo di intendere il calcio che non si curava che di una cosa soltanto: vincere e dimostrare di essere i migliori ora dopo ora.


Laureato in Lingue Straniere, scrivo dall’età di undici anni. Adoro viaggiare e ricercare l’eccellenza nelle cose di tutti i giorni. Capricorno ascendente Toro, calmo e paziente e orientato all’ottimismo, scrivo nel segno di una curiosità che non conosce confini.

Disclaimer: gli opinionisti ospitati da Toro News esprimono il loro pensiero indipendentemente dalla linea editoriale seguita dalla Redazione del giornale online, il quale da sempre fa del pluralismo e della libera condivisione delle opinioni un proprio tratto distintivo.

2 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

  1. CUORE GRANATA 44 - 11 mesi fa

    Mi ha emozionato la foto di repertorio relativa al ns. glorioso Fila..Un’occasione utile per consentire alla nuove generazioni di tifosi di “farsi un’idea concreta” del ns.”tempio”.Immaginiamolo occupato da 30mila tifosi:un’autentica bolgia.Non a caso era definito “la fossa dei leoni”.Altri tempi..FVCG!!!

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. user-13967438 - 11 mesi fa

    La dichiarazione di sfida poteva essere (anzi, normalmente lo fu) consegnata a mani del team vincitore.
    Non molto diverso dal regolamento che fu della America’s Cup di vela, dove il primo contendente era il challenger of the record, e gli altri dovevano qualificarsi per sfidare lo sfidante ufficiale (ammesso che volesse accettare a sua volta la sfida, potendo rifiutarsi e andare a “giocarsi” direttamente la coppa) prima di sfidare il detentore (oggi è totalmente diverso).
    Non essendo un trofeo sotto l’egida della neonata federazione italiana fece presto a sparire dai radar… purtroppo per il calcio.
    Papillon

    Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy