Cinquant’anni dopo

Cinquant’anni dopo

Culto / Torna con un numero speciale la nostra rubrica. Francesco Bugnone ci parla del suo 4 maggio

di Francesco Bugnone

E pensare che tre giorni prima c’era il sole.
Un primo maggio caldissimo, giocavamo contro il Napoli. La partita del minuto di applausi in onore del Grande Torino. La partita in cui abbiamo vinto 3-2 con un gol di testa di Ferrante, azzoppato, a tempo scaduto, e come fai a non pensare che non ci sia stato lo zampino di Gabetto ad aiutare Marco a fare quel saltino per metterla dentro, regalarci mezza A e, soprattutto, la possibilità di onorare il cinquantenario di Superga con il cuore sereno. D’altronde, sul 2-2, ci aveva pensato Bacigalupo a sussurrare all’orecchio di Pastine come buttarsi su Shalimov lanciato a rete, pronto a polverizzare i nostri sogni. Quello che dirà uno stravolto Mondonico a fine gara, resterà la frase più bella che un allenatore abbia mai detto sul Toro: “Forse non siamo più bravi degli altri, anzi c’è chi è più bravo di noi. Sicuramente abbiamo più cuore di tutti”.

E pensare che tre giorni prima c’era il sole. Il 4 maggio 1999, cinquant’anni dopo, invece piove. Piove tanto. Ancora più facile andare con la testa dove sappiamo. Credo di avere comprato qualsiasi quotidiano, rivista, speciale da edicola per immergermi nell’atmosfera di quel giorno, come se fosse una liturgia da seguire. Il 4 maggio 1999 è un giorno da non sprecare. C’è qualcosa sul mobile dell’ingresso. E’ un biglietto. Un biglietto bellissimo. Il biglietto per la partita della sera. Sì, perché quella sera il Toro giocherà una partita contro la Rappresentativa di Lega per commemorare il cinquantenario del giorno che ha cambiato tutta la storia granata, del giorno che non sarà mai come gli altri giorni, perché sopravviverà sempre a qualsiasi retorica, perché sopravviverà anche a qualsiasi testimone oculare. Come detto, è liturgia. E’ sacro.

Otto di fila (prima parte)

Verso sera, non piove più. Si pare per lo stadio. Tengo il biglietto stretto tra le mani. E’ così bello, forse lo metterò in cornice. Mio padre non vuole parcheggiare a pagamento, mettiamo l’auto lontanissima dallo stadio. Errore. Perché ricomincia a piovere e al triplo della potenza di prima. In piemontese si dice “ramà”. L’acqua finisce sul biglietto, di fatto ne cancella metà. Quando entriamo in Maratona, quel povero cristo che controllava gli ingressi, fradicio, strappa come può. Il biglietto da incorniciare è diventato una specie di foglio di carta umido, dove non si capisce più nulla. Lo guardo come Giovanni guarda la macchina rigata in “Così è la vita”. Poi salgo in Maratona e non me ne frega più niente, perché lo stadio è semplicemente stupendo.

Avete notato che quando piove il granata è più bello? Quella sera il Delle Alpi conta 40000 cuori ed è un colpo d’occhio bellissimo. Quel colore, basta quel colore per spiegare il perché ti amo così tanto, Toro. Non ci sono parole per descriverlo, quel colore è seriamente tutto. La Maratona urla, canta, ruggisce. Sono al terzo anello è l’impressione è quella dei torridi giorni estivi in cui il calore sale dall’asfalto e ti assale, così quei cori, caldi, profondi.

In campo il Toro indossa QUELLA maglia, quella degli Invincibili, quella dal colore russ cume el sang, quella con lo scudetto. E non importa se chi la indossa è Vieri, tornato granata per una sera sola (cosa sarebbe potuto essere, se ti avessimo tenuto Christian), Ferrante, Beppe Scienza o Sommese. In quel mischiarsi di ex che tornano, giocatori del presente e speranze per il futuro conta solo quella maglia, è lei che gioca. Di fronte ci sono Ronaldo, Baggio, Weah, ma noi abbiamo quella maglia, le cui maniche venivano tirate su per far capire che era ora. Quelle maglie, al 27’, segnano.

L’altro Toro-Real

Asta porta a spasso sulla fascia il numero undici di Ossola, arriva sul lato destro dell’area e crossa verso il secondo palo. Stefano Fattori non sa ancora per cosa diverrà tristemente famoso. Ha la sei di Castigliano. E cosa faceva Castigliano? Segnava. Ha anche vinto una classifica marcatori nel girone finale dell’anomalo campionato 1945/46. Quindi segna anche Fattori ed è un gol meraviglioso, in acrobazia. Ecco, se penso a Fattori, penso a questo gol e non a quella cosa là (certo che se avesse messo dentro quella cosa là, in otto, probabilmente starei esultando ancora adesso, ma no, non pensiamoci). Fattori che vola, che sforbicia, che esulta indicando il cielo.

Da quel momento i ricordi si fanno confusi, vedo solo quelle maglie danzare, le immagino con altri corpi dentro, vanno da sole. I fischi a Inzaghi, i tamburi, il pareggio di Fabio Junior. Tutto è come attutito. Ho solo quelle maglie meravigliose negli occhi. Le ho quando finisce la partita, quando risalgo in auto, durante un viaggio di ritorno dove non dico mezza parola, assalito da una malinconia assurda. Pensando a quanto puoi amare qualcosa che non hai mai visto, ma ti sembra comunque di aver vissuto. Sono le ultime ore del 4 maggio 1949, cinquant’anni dopo.

Settantuno anni dopo, alle 17.03 non sono uscito sul balcone. C’era già una maglia granata appesa poco prima, bastava lei. Io ho aperto Spotify, ho messo su “Quel giorno di pioggia” dei Sensounico, ho pensato all’aereo, a cosa il fato ci ha tolto, ma soprattutto a cosa ha tolto a loro, a quegli uomini simboli di un riscatto, che avremmo comunque amato ugualmente, non serviva morire, sarebbero stati lo stesso leggenda, destino maledetto. Pensavo a quella donna immensa che è Susanna Egri, a quando racconta del papà, a quando parla della bambola che porta sempre con sé. Pensavo a quello che c’è qua fuori adesso e ho fatto una cosa che non facevo da troppo. Ho pianto. Ma soprattutto ho deciso. Ho deciso cosa fare quando tutto questo finirà davvero, la prima cosa. Salirò a Superga. Li andrò a trovare. Ho deciso e, per un attimo, mi sono sentito quasi bene. Grande Torino per sempre.


Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (o meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l’eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e…Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

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  1. Fabrizio giletta - 5 mesi fa

    Ciao francesco, anni fa leggevo con stupore i tuoi articoli nei quali mi immedesimavo ed immergevo totalmente, poi un po mi son allontanato dal forum per mancanza di tempo e per scelta, scelta di non essere social s intende. Insomma oggi ritrovo un tuo articolo che se ho capito bene esce solo saltuariamente mentre allora tenevi una rubrica settimanale. Complice la stessa eta, io ho un anno in piu a dire il vero, ci sta che abbiamo piu o meno gli stessi ricordi granata, ma quello che mi entusiasmava era che per la prima volta mi trovavo al cospetto di uno che aveva la mia stessa memoria storica, ero tentato da contattarti ma un po per pigrizia un po perche non son sui social ho lasciato morire li la cosa..
    Non solo i ricordi erano sempre i medesimi ma anche le sensazioni che tu descrivevi erano esattamente le mie, se il tuo primo gol e pusceddu a s siro in un rocambolesco 3a3 con una rete da figu panini di rumenigge il mio primo e un rigore di junior l anno prima con la lazio che coincideva col mio battesimo in maratona, ma nel cuore della maratona, e parlo di quella maratona, che ancora oggi non ci credo che sia la stessa di allora, intendo fisicamente, sara che ero piccolo ma nn mi sembra possibile che sia lo stesso stadio, anche esesternamente, vabbe non divaghiamo, prima incazzatura coincide alla grande, il furto col tirol, all andata feci il mio esordio in europa dal vivo, 3a0 ci sarebbe stato stretto eppure fini 0a0, solo toro verona nell 84 con 20 occasioni da gol per e persa 1a2 si puo forse paragonare in termini di episodi sfavorevoli, cmq feci il bis di rabbirabbia l anno dopo quando nel giro di 7 giorni riuscimmo a perdere 2 pass per l europa, non devo nemmeno andare nei dettagli che mi hao capito al volo.
    Be a 10 anni ne avevamo gia viste abbastanza, almeno cosi pensavamo, ma ben presto ci accorgemmo che quelli erano anni stupendi, quando arrivare quinti era un fallimento. Proseguiamo un altra volta perche nella mia nuova veste di insegnante domestico mi richiamano all ordine.
    Ciao

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    1. FrancescoB - 5 mesi fa

      Ciao Fabrizio! Grazie per le bellissime parole. Se ti va, la mia rubrica c’è ogni martedì alle 22. Ti aspetto!

      PS l’incazzatura del 1987/88 per la combo Coppa Italia/spareggio persi duole ancora adesso. Però hai ragione, erano anni stupendi.

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  2. Gianluca - 5 mesi fa

    Mi ritrovo in questo articolo e sono molto legato a quel periodo del Toro, in particolare al 1999. Vorrei ribadire qui un dettaglio a mio avviso non banale. Quella sera il più fischiato fu Pippo Inzaghi, ma io già allora apprezzai da parte sua l’impegno che ne ha fatto un campione nonostante qualità complessivamente non eccelse. Fra tutti gli ospiti fu colui che più onorò l’evento e quindi il Grande Toro. Le sue recenti parole sul Filadelfia ne sono una ulteriore conferma. Eppure si beccò i fischi (da juventino, ci sta). Va però riabilitato, a mio avviso, nell’immaginario collettivo.

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    1. FrancescoB - 5 mesi fa

      Quella sera la prese con filosofia e col sorriso. Sul riabilitarlo, da giocatore lo detestavo cordialmente, pur apprezzandone il valore, anche per come esultò in Milan-Toro 6-0 (però, a onor del vero, esultava SEMPRE così). Però poi, leggendo qualche intervista qua e là, mi ha sempre dato l’idea, ovviamente parziale non conoscendolo, di essere una brava persona.

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      1. Gianluca - 5 mesi fa

        Non so se sia una brava persona, probabilmente non è simpaticissimo in senso assoluto, ma è un professionista. Un innamorato di calcio. Uno che se va a onorare il Grande Toro gioca come se fosse la finale del Mondiale e non si fa sostituire dopo cinque minuti come altri quella sera (ognuno con una motivazione, ci mancherebbe, ma…). Lo ammiro molto e credo che nonostante la partenza falsa riuscirà a diventare un discreto allenatore.

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  3. ninjiagranata - 5 mesi fa

    Bel articolo per uu attimo mi hai fatto dimenticare lo schifo che è diventato il calcio ultramoderno , alle due partite ero presente in Maratona

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