Meno Meggiorini, più El Kaddouri: ricetta per il Toro futuro

Il Granata della Porta Accanto / Mi sono arreso all’evidenza e vado contro il cuore: per crescere serve più qualità che grinta.

di Alessandro Costantino

 

Minuto 70 di Toro-Napoli. La lavagna del quarto uomo segnala un cambio fra le fila granata: esce il numero 69 entra il numero 11. Un intero stadio applaude il giocatore che sta abbandonando il terreno di gioco e dalla curva si leva anche un coro personalizzato, Meggiorini alè alè.

Chi era allo stadio come me sa quanto questa scena abbia significato sia per il giocatore che per il tifoso del Toro. Riccardo Meggiorini non è un campione, ma un onesto calciatore di discreto livello che dal primo all’ultimo secondo in cui è chiamato a scendere in campo, sia da titolare che come rincalzo dalla panchina, dà sempre tutto quello che è nelle sue possibilità e non risparmia neanche la più piccola delle gocce di sudore per la maglia che indossa. Di professione fa l’attaccante ma non è per i suoi gol che verrà ricordato: da quando gioca nel Torino, infatti, ne ha fatti pochi, sebbene alcuni importanti (con la Samp in B o la doppietta a San Siro contro l’Inter l’anno scorso).

La piazza ha sempre avuto un rapporto conflittuale col ragazzo: da un lato non andava giù che fosse un “cocco” di Ventura e peraltro infastidiva la sua scarsa vena realizzativa, dall’altro non poteva non riconoscergli la capacità di incarnare molti di quei valori tipici del giocatore da Toro. Al minuto 70 di Toro-Napoli, i tifosi granata si sono riconciliati con Meggiorini e forse un po’ anche con se’ stessi: la prestazione di Riccardo, volitiva quanto sfortunata, è stata la summa dell’essenza dell’essere del Toro e i tifosi sugli spalti gli hanno riconosciuto il giusto tributo. Un tributo ai suoi anni passati qui, lavorando a testa bassa senza demoralizzarsi mai e senza una parola fuori posto o un gesto di stizza anche quando erano i fischi ad accompagnare le sue uscite dal campo.Sono contento di quanto è avvenuto con Meggiorini perchè era una grossa ingiustizia considerarlo un caprio espiatorio quando le cose non andavano bene.

Nonostante queste considerazioni, però, lunedì sera in Curva Maratona una gigantesca illuminazione ha fatto capolino nella mia mente proprio mentre applaudivo con tutta la forza che avevo il buon Riccardo. Mi spiace dirlo perchè il mio cuore sente esattamente il contrario, ma se il Torino vuole tornare ad essere una squadra di medio-alto livello dovrà puntare su giocatori di qualità piuttosto che su giocatori di pura grinta. Per dirla con uno slogan banale: più El Kaddouri, meno Meggiorini. Mentre lo affermo mi piange il cuore perchè detesto la discontinuità del giocatore marocchino, la sua mollezza, la sua mancanza di ardore e di grinta oltre all’assurdità di tante sue giocate.

Apprezzo molto di più la dedizione di Meggiorini, la sua voglia, la sua capacità di saper dare sempre il 101 per cento. Però non posso chiudere gli occhi di fronte all’evidenza: El Kaddouri si può discutere sotto tanti profili ( e sono io il suo primo detrattore!) ma non si può negare che abbia qualità da vendere e piedi sopra la media. Odio doverlo ammettere ma la qualità è l’unica strada che possa portare il Toro ad un livello superiore a quello in cui ci stiamo muovendo da anni a questa parte. In un progetto di gioco e di organizzazione ben definiti, in un ambiente più maturo e consapevole e in uno spogliatoio “tranquillo” senza grosse tensioni, l’aumento di giocatori con la cifra tecnica di un El Kaddouri non può che far fare un salto di qualità alle ambizioni del Toro.

E poi bisogna ammetterlo, il nostro allenatore non è noto per plasmare le sue squadre sulla corsa e sulla grinta, più che altro sul fraseggio e sulla ricerca costante della costruzione del gioco. Scordandoci il Toro arrembante dei nostri sogni, quindi, in questo Toro tutto testa e poco cuore ecco che in effetti i giocatori alla El Kaddouri (ma spero un pochino più “meggiorinizzati” caratterialmente parlando!) sono più funzionali al progetto Ventura-Petrachi. Nel calcio moderno i giocatori grintosi prendono in cartellini gialli, quelli tecnici fanno vincere le partite. E’ triste dirlo ma è la pura realtà.

Se accettare tutto questo mi permetterà di vedere il Toro uscire vittorioso al novantesimo per la prodezza di un singolo come successo al Napoli (magari anche senza l’aiuto arbitrale…), mi turerò il naso e abbraccerò il nuovo corso. Adesso che abbiamo fatto pace con Meggiorini, voltare pagina spero sarà più lieve per il mio cuore…

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