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EDITORIALE

Cosa c’è da aspettarsi da questo Toro

MILAN, ITALY - OCTOBER 26: A detailed view of holes cut in the socks of Koffi Djidji of Torino FC are seen during the Serie A match between AC Milan and Torino FC at Stadio Giuseppe Meazza on October 26, 2021 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

I segnali vanno sempre più in una direzione positiva ma ora è il momento di passare all’incasso

Gianluca Sartori

Quando si giudica il Torino attuale bisogna sempre ricordarsi da dove è partito. L’ultimo confronto contro il Milan, nel maggio 2021, era terminato con un imbarazzante 0-7; l’ultima trasferta di campionato nella San Siro rossonera, un tabù da 36 anni, finì con uno 0-2 sancito in mezz’ora di gioco (era l’inizio di gennaio 2021, poi c'è stata anche una partita di Coppa persa ai rigori). Ecco perché non può non fare impressione la personalità con cui il Torino si è presentato in casa del Milan, concedendo solo l’occasione del gol di Giroud (una distrazione su palla inattiva), costruendo invece quattro situazioni chiaramente pericolose nella ripresa e tornando a Torino con la vittoria del possesso palla, pleonastica ma sempre significativa. La vittoria vera, quella che vale i tre punti, è andata al Milan, ma dati alla mano si è trattato di un risultato bugiardo e la prestazione del Torino assume maggior valore se si considera che di fronte c’era la capolista che ha vinto nove partite su dieci.

 MILAN, ITALY - OCTOBER 26: Ricardo Rodriguez of Torino FC battles for possession with Alexis Saelemaekers of AC Milan during the Serie A match between AC Milan and Torino FC at Stadio Giuseppe Meazza on October 26, 2021 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Un risultato immeritato, l’ennesimo contro una delle sette squadre più forti del campionato. Il Torino ha riportato sconfitte per 1-0 contro Juventus, Napoli e Milan: un dato non casuale che attesta che la squadra di Juric, anche se non di molto, è al di sotto delle big almeno per quanto riguarda il cinismo e la qualità dei singoli. Ma quest’anno nessuno ha chiesto alla squadra granata di competere a questo livello nè di lottare per l'Europa, bensì di stabilizzarsi, trovare una sua identità e di conseguenza una classifica decorosa (magari nella parte sinistra) ponendo le basi per una crescita ulteriore nell'arco di un progetto almeno triennale. I segnali vanno sempre più in questa direzione ma ora è il momento di passare all’incasso. Da qui alla fine del girone di andata il Torino incontrerà solo due big (Roma e Inter) in nove partite; le prossime due sono contro Sampdoria e Spezia, incroci da cui ci aspettiamo emerga la differenza tra il Torino e le squadre che lotteranno per la salvezza sino alla fine. E non solo in termini di gioco.

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