Essere un Presidente

Essere un Presidente

Rubriche / Torna Loquor, la rubrica a firma di Anthony Weatherill: “”l calcio è l’impossibile che si materializza ogni volta, a ricordare come i sogni, necessariamente, debbano passare dalle decisioni degli uomini”

di Anthony Weatherill
Lotito, Lazio

“Siamo il credito che ci danno”.
Josè Saramago

Un primissimo pomeriggio romano di qualche anno fa. In uno dei tavoli della struttura esterna del ben frequentato ristorante romano “Il Matriciano”, un uomo dai vestiti da alta sartoria a fasciare i contorni di un fisico opulento, è con il capo chino su una schedina del superenalotto. Lo sguardo, da sotto gli occhiali in fibra di carbonio, è di quelli attenti e alla ricerca di una qualche scaltrezza da utilizzare al tavolo della fortuna. Sono i giorni febbrili, ormai divenuti un “topos” della cultura antropologica italiana, precedenti l’estrazione di sei numeri potenziali assegnatari di un “jackpot” dall’ammontare monstre. Ecco perché Claudio Lotito, in arte presidente della Lazio, in quel pomeriggio di gradevole calura è immerso nei pensieri dell’insondabile. Qualche minuto prima si era finito di parlare di calcio, della contestazione irriducibile nei suoi confronti da parte di una frangia nutrita dei tifosi laziali, della sua idea di come gestire il calcio italiano. Citazioni latine, da lui adorate e a volte ostentate, comprese. Ma al momento del rito dei numeri del superenalotto si era appartato nel lato più lontano del curioso “roof garden” da “strada” organizzato da Alberto Colasanti (padrone di casa del Matriciano e noto tifoso romanista) e le sue figlie in quella Via dei Gracchi che declina a finire davanti alle splendide “Mura Vaticane”. Le cose serie richiedono massima attenzione. L’atmosfera di quiete quasi mistica, viene rotta da un tizio da una moto che, accortosi chissà come dell’oggetto della maniacale attenzione del presidente biancoceleste, gli urla con aria scanzonata: “A presidè, ma se vinci li sordi li metti nella squadra”? Lotito alza appena lo sguardo dal tavolo, e si capisce come la risposta istintiva che vorrebbe dare al disturbatore molesto sia il classico detto in slang romano “sei simpatico come ‘n gatto aggrappato a li cojoni”.

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Ma poi, ricordandosi di essere romano fino all’inverosimile e quindi dotato di un’ironia senza confini, regala la risposta meno populista che mai ci si sarebbe potuta aspettare: “ma che sei matto? I sordi, se li vinco, me li tengo io”. Quel giorno, ripensandoci, Claudio Lotito diede una sintetica e quanto mai efficace lezione di come si gestisca una contabilità societaria separata da quella personale. Perché sull’amministrare i suo affari personali e societari, a detta di chi lo conosce bene, è davvero insuperabile e con punte di genio innegabili. L’imprenditore capitolino, in quel pomeriggio surreale romano, ha inoltre chiarito in modo inequivocabile come nel calcio sia assolutamente folle pensare di attingere al patrimonio personale per rincorrere qualche vittoria. Tutto deve nascere e crescere all’interno di un business calcistico, prospetticamente così florido da avere pochi rivali al mondo. Chiaro che quando ti chiami Lazio, e non Juventus o Inter, il segreto per arrivare alla soddisfazione di positivi risultati sportivi consiste nell’aumentare costantemente la produttività, ovvero il massimo profitto della “merce” venduta a fronte di un investimento contenuto per la realizzazione della stessa. Non esistono altre strade quando dietro un club non c’è un conglomerato economico o fondo sovrano a fare da parafulmine e rubinetto di “venture capital”. Ma per aumentare la produttività in assenza di considerevoli investimenti, il capitale umano diventa quanto mai imprescindibile. Ecco perché la qualità più importante di un presidente di un club calcistico, in azione in un orizzonte contemporaneo iper competitivo e con regole di mercato a fare da padrone, è quella di saper scegliere gli uomini giusti da posizionare nei posti chiave della società. Perché se c’è una cosa che la Lazio di Lotito ha dimostrato, è come i soldi siano certo importanti ma non la sola cosa a determinare il successo di un’impresa. La Lazio, è bene ricordarlo, ha vinto ben due finali contro la super Juventus dominatrice assoluta del panorama calcistico italiano degli ultimi dieci anni. Quindi si può aumentare la produttività nel calcio (quasi un ossimoro se si parla di uno sport altamente professionale), arrivando addirittura ad accedere ad un ottavo di finale di Champions, come l’Atalanta ha dimostrato. Igli Tare e Gabriele Zamagna (rispettivamente direttori sportivi di Lazio e Atalanta), sono certamente tra i protagonisti di quella che oserei definire un esempio per una “terza via” per l’economia del terzo millennio, e non solo nel calcio. La storia di Igli Tare ha poi dell’incredibile, per quanto sia un esempio da portare sin dentro le aule universitarie. Tare deve tutto a qualcosa che parrebbe in via d’estinzione dal pianale delle decisioni di business, ormai completamente affidatesi ad algoritmi e numeri matematici: la fiducia tra gli uomini. A 35 anni, l’attaccante di origini albanesi, entra nell’ufficio di Claudio Lotito nella speranza di avere un ultimo rinnovo contrattuale da giocatore, e ne esce con la vita completamente stravolta: il presidente biancoceleste ha scelto lui nel ruolo di nuovo direttore sportivo della Lazio: “sei ancora un ragazzo inesperto -gli dice Lotito- ma spero che mi ricompenserai”.

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La scelta di Igli Tare per un ruolo così delicato fu giudicato all’epoca, dalla totalità della piazza romana di fede biancoceleste, un azzardo quasi intollerabile. E, ovviamente, seguirono le ennesime contestazioni e polemiche verso un presidente in perenne stato d’accusa operato dalla sua tifoseria. In un mondo preso dal pensiero “banco centrico”, dove sono solo le “pezze” razionali a contare(curriculum, garanzie bancarie, circuiti amicali o di potere) , Claudio Lotito compie una scelta con la stessa modalità con cui Ferruccio Lamborghini scelse Paolo Stanzani, giovanissimo e neo laureato in ingegneria, in un ruolo chiave per lo sviluppo della sua nascente produzione di automobili super sportive e di lusso. Stanzani, che sarà uno dei padri della celebre “Miura” e soprattutto della “Countach”, venne scelto, da uno dei più grandi e geniali imprenditori mai nati in Italia, in base alla fiducia e all’intuito, di cui il fondatore della “Lamborghini” era ben fornito. Perché la capacità di riconoscere un talento e la sua adattabilità ad un’impresa, è davvero l’unica dote necessaria ad un “capo”. Per la spregiudicatezza basterebbe un buon amministratore delegato e per la quadratura dei conti finanche un buon ragioniere. Ma la scelta degli uomini giusti è veramente questione riservata a pochi, baciati dal Creatore con una bussola incorporata all’inizio di ogni tempo. Le persone non sono una funzione, e non possono esserlo perché c’è quella parte del mistero dell’esistenza talmente insondabile da non poter essere in alcun modo razionalizzata. Ce lo dice persino, dal 1927, il “Principio di Indeterminazione” di Werner Heisenberg, una sorta di resa del razionale davanti al mistero insito nella natura. Comprendo l’entusiasmo dei tifosi della Roma per l’imminente acquisto della società giallorossa da parte di Thomas Friedkin, dotato di un patrimonio da “Forbes” stimato intorno ai 4 miliardi di dollari. E’ l’entusiasmo donato dal denaro messo facilmente, apparentemente, a disposizione dei più arditi sogni di gloria sportiva. Ovviamente auguro ai tifosi giallorossi di aver trovato la “Cornucopia” adatta a far quadrare aritmetica, sogni e risultati, anche se bisognerà aspettare gli eventi a conferma di ogni buono proposito. Personalmente continuo a pensare al calcio come una possibile forma di ribellione alla logica del denaro e dell’aritmetica, ed è questo l’insegnamento recapitato da Lazio e Atalanta. Il denaro e l’aritmetica sarebbe auspicabile venissero dopo aver deciso come vogliamo vivere in questo mondo, in modo da piegarli alle nostre esigenze. Qualcuno sarà pronto a dire come ciò sia passato remoto, specie i neo liberisti che di mestiere fanno i procacciatori di nuovi schiavi al nuovo dio della religione monoteista della modernità: il denaro.

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I neo liberisti, sprezzanti di tutto ciò non posseduto dal libero mercato, staranno lì sempre con calcoli e tabelline a convincervi della loro scienza e della loro abilità, e al fatto come non ci sia alternativa a questa nuova religione monoteista. Tutto deve essere a lei standardizzato. Ernest Hemingway una volta disse che “il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è di dargli fiducia”, e forse è proprio questo il migliore augurio che possiamo farci per il futuro. Perché il calcio è l’impossibile che si materializza ogni volta, a ricordare come i sogni, necessariamente, debbano passare dalle decisioni degli uomini. Decisioni a volte prese in un istante. E al diavolo curriculum e tabelline.

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

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  1. Esempretoro - 3 settimane fa

    Scusate ma dopo tutti questi anni non ce la faccio più a sentire la storia dello “spalmadebiti” per il Toro. Il decreto permetteva l’accesso (tra le altre tipologie di società) a quelle quotate in borsa… La Lazio lo era, noi no, quindi l’idea che a noi sia stato fatto uno sgarbo è assolutamente errata. Diverso dire che chi mise Cimmi in quella condizione (compresa fideiussione risultata tarocca) ci voleva estinti…
    “A Torino una squadra è più che sufficiente…”
    Certo che con un debito come il nostro qualcuno ci avrebbe potuto salvare, ivi compresi i “tifosi illustri” ma, ahimè, erano occupati con altro…
    Meno male che i nostri 3 lodisti erano sul pezzo,qualcun altro stava attendendo la morte della preda per scempiarne le carni…

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  2. dattero - 3 settimane fa

    i fatti parlano i fatti,loro in 10 anni 5 trofei,cairo neanche una coppa algida crema cioccolato.
    fatti,risultati.
    su quel che è lotito nulla da dire,ma VAI SERENO che il sig urbano non ha nulla da invidiare,nulla

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  3. giancasortor - 3 settimane fa

    Continuo a non capire,nel calcio di oggi contano molto più le influenze politiche che le capacità calcistiche ed imprenditoriali e Lotito ne è proprio l’esempio. Parlatemi dell’Atalanta o di quello che fu l’Udinese di qualche anno fa,ma non la Lazio e non Lotito,personaggio ambiguo circondato da personaggi altrettanto ambigui! Basti pensare che a lui fu permesso di spalmare il debito,mentre noi fallimmo per molto meno,che la lazio fu coinvolta nello scandalo calciopoli,senza retrocessione tra l’altro,,la finale di coppa Italia proprio contro l’Atalanta…E con questo non voglio difendere l’operato di Cairo,ma per piacere non prendete come esempio Lotito!

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    1. bloodyhell - 3 settimane fa

      continui a non capire, appunto. l’articolo non parla di prendere ad esempio lotito in toto, l’articolo, attraverso ciò che ha fatto con igle tare il presidente della lazio, invita a cercare le persone con il vero talento, e dargli fiducia. secondo weatherill, ed io concordo, questo potrebbe essere l’unico antidoto contro lo strapotere dei soldi, l’unico modo per ovviare alla mancanza di mezzi. igle tare ha fatto un lavoro incredibile con la lazio,e non con le supposte coperture politiche di cui parli, ma con il molto lavoro e il talento. non si scoprono i milinkovic savic o i luis alberto con metodi lobbistici, ma perché hai la capacità per scoprirli. tra l’altro, come tutto ciò che scrive weatherill, l’articolo è paradigma di molte altre cose dell’esistenza e della realtà del mondo. questa tuo intestardirti su lotito, sembra più un pregiudizio che sostanza. ragiona sul cuore dell’articolo e dimentica, per un attimo, la tua antipatia per lotito. scoprirai che incredibile provocazione ha fatto weatherill, qualcosa su cui varrebbe la pena riflettere, e non solo per il nostro amatissimo toro. ti mando un saluto, e spero non prenda queste mie righe per una polemica con te, perché non era mia intenzione

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      1. giancasortor - 3 settimane fa

        No,no lo capito benissimo,il problema è che io non credo nel talento di Lotito di circondarsi di persone capaci,credo molto di più nella sua ambiguità nell’essere influente in un calcio,ripeto,dove conta di più il potere politico che quello calcistico! Comunque non mi sento assolutamente in polemica con te,ci mancherebbe altro,stiamo solo esprimendo le nostre opinioni!

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  4. dattero - 3 settimane fa

    sul fatto che nessuno abbia proposto dilazioni al Toro non sarei cosi sicuro

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  5. Un arreso a Cairo - 3 settimane fa

    Questo lo trovo un grandissimo articolo.
    Personalmente ho sempre pensato che Cairo non sappia fare con le persone, ma solo con le situazioni e le cose da comprare a zero. Il calcio è avere a che fare con le persone e capire che valgono, al di là anche del fatto se tu capisci di calcio. Questo buon senso è facile capire che non sia presente in una persona che viene solo temuta e poco amata da tutti. Cairo ha un buon senso tutto suo. E però, di calcio e di cose sensate, occorre capire. Le mille scorciatoie che Cairo prende col Toro, nel Toro, fanno capire che questo buon senso lui non ce l’abbia. Cairo ha speso tanto (sì, forse non tanto, ma ha speso), ma per fare calcio occorre capire delle cose: e non solo: occorreva capire cos’era il Toro (e questa cosa era ancora più facile). Ora Cairo paga le conseguenze. Alcuni dicono che andrà in politica. Per gli eventuali avversari basterà sbandierare le sue cose dette col Toro: menzogne e promesse non mantenute per sputtanarlo completamente. Insomma è un domino.

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    1. suoladicane - 3 settimane fa

      cairo ha gestito il toro come gestisce i suoi giornaletti, staff ridotto al minimo, assolutamente allineato e coperto, decide tutto lui, non spende un cazzo.
      Solo che il calcio non è il business del giornaletto da parrucchiere del costo di un euro, è un’industria che gira solo per la serie A alcuni miliardi dei quali è riuscito ad intercettare, proprio per la sua tirchieria ed ottusità, solo le briciole che gli ovini hanno fatto cadere dalla tavola……….
      Lotito e Percassi nel loro piccolo, hanno dimostrato che investendo in competenze si ottengono risultati sportivi molto interessanti; cairo in 15 nulla il nulla sportivo…..
      MAZZARRRI VATTENE

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    2. chatamula203_12178705 - 3 settimane fa

      Con i precedenti penali che ha come fa ad andare in politica?

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      1. uiltucs.pesar_12159015 - 3 settimane fa

        @chatamula203 siamo in Italia… abbiamo avuto Berlusconi x 20 anni e ti chiedi come farà ad entrare in politica (sempre che ciò avvenga), Cairo?

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  6. Scott - 3 settimane fa

    La differenza fra Lotito e Cairo sta nel fatto che Lotito sceglie le persone per fare calcio, Cairo per fare business, a cominciare dall’allenatore. Tant’e’ che l’unico che anteponeva il successo sportivo all’aziendalismo è stato cacciato in malo modo, dopo un derby perso, con grave complicità dell’arbitro e senza mezza squadra. Che non era certo quella attuale (pur nei suoi evidentissimi difetti) per valori tecnici. Aveva senz’altro un giocatore dai mezzi tecnici superiori, emarginato subito dal progetto, che io, per inciso, ancora non ho capito quale è.

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  7. maxx72 - 3 settimane fa

    Oh bene: adesso l’esempio da seguire è Lotito…perfetto magnifico mi viene quasi da pensare che quando avevamo Giovannone (persona vicina a Lotito) eravamo a posto, mannaggia! Ps però bisogna ricordare che se ci andava il TORO (nella persona di qualsiasi presidente) a chiedere di dilazionare i debiti con il fisco per anni e anni ci prendevano a pernacchie…solo per la precisione.

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  8. uiltucs.pesar_12159015 - 3 settimane fa

    Non è una difesa a Cairo, non sia mai! Ma ricordando i successi di Lotito, c’è anche l’ultima coppa Italia vinta con un evidente fallo di mano, con rigore ed espulsione negati all’Atalanta, che forse avrebbero cambiato il corso della partita (era ancora 0-0). Cito questo episodio perché, fosse successo a noi, avrebbero decretato rigore con espulsione (Verona docet). X dire che gli episodi, a volte, cambiano il corso della partita (e della storia) ma a noi non dicono mai bene!

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  9. suoladicane - 3 settimane fa

    basta con questa storia della padella e della brace!!! la Rometta è passata di mano 2 volte in 7 anni la viola è appena stata comperata e qui si continua a paventare di finire in mani peggiori? peggiore di cairetto solo cimminelli!!! non credo si possa fare peggio di quello che ha fatto cairo, semmai meglio, molto meglio.
    MAZZARRI VATTENE

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    1. Un arreso a Cairo - 3 settimane fa

      Pare davvero che in America ci sia la possbilità, la visione di fare business col calcio in Italia. Oramai non sono più coincidenze. Saputo, Pallotta, Commisso e Fiedkin. Tutti vengono qua ma hanno un progetto preciso: un progetto che però si scontra con i Comuni e le beghe italiche e politiche di burocrazie varie. Un lato positivo però c’è: siccome il terrore. più o meno giusto, di moti tifosi granata sia il fatto che gli Agnelli impediscano, con la loro minaccia, “operatori di mercato”, diciamo, nel Toro, possiamo affermare che, questi americani, venendo da altre potenze e altri mercati, se ne potrebbe benissimo fregare (e se ne possono fregare) degli Agnelli. Un conto è uno di Masio che fa comunicazione e pubblicità nello stagno italico, un conto è un magnate texano, canadese o cose del genere: gli Agnelli non fanno un baffo e niente possono, in questo caso. Poi si va nel penale eh…

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  10. dattero - 3 settimane fa

    penosi,al solito,alcuni commenti.
    La Lazio non è dell’erario,ha una proprieta’ non certo simpatica,ma competente ed ambiziosa.
    In 10 anni circa han vinto cinque trofei,il sig cairo cosa ha vinto,se non il premio di mentitore seriale doc?
    Sopratutto,cosa mai ha fatto x vincere qualcosa,perlomeno per competere seriamente? ditemelo..
    Si critica uno x la sua cosidetta moralita’,quando in casa abbiamo uno che si è consegnato mani e piedi al diavolo,ben sapendo chi è il diavolo.
    ma x favore…

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    1. marione - 3 settimane fa

      C’è chi preferisce dovere i soldi alla famiglia. Certo che criticare Lotito e avere presidente uno come cairo bisogna avere la faccia come il culo.

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  11. leggendagranata - 3 settimane fa

    L’ irrazionalità è uno dei difetti maggiori della tifoseria del nostro Toro e fa il paio con quella dei tifosi della Lazio. L’ articolo di Weatherill, come ha già scritto qualcuno, vuole essere una critica al modo di gestire il Toro da parte di Cairo. E non tanto dal punto di vista economico, avendo garantito in questi 15 anni alla società una certa tranquillità economica dopo un periodo procelloso, quanto da quello della gestione/programmazione sportiva. Sono cose che in molti scriviamo da tempo. Come si è visto anche nelle ultime due stagioni calcistiche, non basta che Cairo apra i cordoni della borsa se nella sua società mancano figure manageriali capaci. L’ esempio clamoroso è stato nella scorsa stagione quando Petrachi acquistò Soriano e Zaza e Mazzarri li accolse con estrema freddezza, emarginandoli dal suo progetto tattico. Un corto circuito da Guinnes dei primati. E che dire dell’ ingaggio di Mazzarri, costosissimo tecnico proveniente però da stagioni deludenti in Italia e all’ estero? Guardare alla Lazio e all’ Atalanta serve eccome per capire i guai del Toro e cercare di indicare una “terza via” (come scrive Weatherill) che non sia quella di gettare nel calderone della propria società calcistica una montagna di denaro. Che c’ entra l’ antipatia per alcune prese di posizione di Lotito? Non mi risulta, per altro, che sia mai stato accusato di corruzione o attività antisportiva, come invece è accaduto ad esempio per Juventus, Milan, Fiorentina. Non fu Lotito a sommergere la Lazio in un mare di debiti, semmai si può imputare alle autorità sportiva di avere concesso un rientro molto rateizzato quando Lotito si offrì di rilevare la Lazio. L’ antipatia è una cattiva consigliera, così come i pregiudizi. Certo fa male ai complottisti di casa nostra (che vedono sempre lo zampino delle odiate maglie bianconere dietro ad ogni nostra difficoltà), quello che sostiene Weatherill (e che io condivido in pieno): “La qualità più importante di un presidente di un club calcistico è quella di saper scegliere gli uomini giusti da posizionare nei posti chiave della società”. Lazio e Atalanta – sottolinea ancora giustamente Weatherill – hanno dimostrato come “i soldi siano certo importanti, ma non la sola cosa a determinare il successo di un’impresa”. Su questo la prova provata viene proprio dalla gestione del Toro di Cairo, egocentristica e abbastanza dilettantesca, con una prima parte caratterizzata da acquisti insensati, liquidazioni a raffica di allenatori e direttori sportivi, e, nella seconda parte, dall’ ingaggio di un direttore sportivo mediocre e di campagne acquisti/cessioni fatte come la “pesca a strascico” e soprattutto mirate al rientro delle perdite pregresse. Da due stagioni (ripeto) Cairo ha speso, ma senza uno staff competente e professionale le scelte non per ora hanno pagato. Bisogna invertire rotta o, come auspica qualcuno, passare la mano, sperando però di non finire dalla padella alla brace.

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    1. bloodyhell - 3 settimane fa

      caro fratello leggenda, concordo anche con le virgole di questo tuo post.

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    2. Un arreso a Cairo - 3 settimane fa

      verissimo

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  12. BACIGALUPO1967 - 3 settimane fa

    Il proprietario della lazio non è Lotito ma l’erario e quindi tutti noi, che non solo ha permesso di spalmare gli ingenti debiti in arco di tempo siderale, ma ha anche permesso di pagare stipendi inarrivabili per altre squadre vedi Immobile

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    1. RossoSangueGranata - 3 settimane fa

      Non poteva mancare l’idiozia mattutina del mazzarriano doc.

      Porti le prove di quanto dice, invece di sparare le solite c…….e al vento, esattamente come dice lei agli altri, allorquando scrivono ed esibiscono le prove inconfutabili sul personaggio Urbano Cairo e sulle sue malefatte.

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      1. Athletic - 3 settimane fa

        Quando Baci scrive che il proprietario della Lazio è l’erario, mi sembra chiaro sia un sorta di provocazione, ma è una provocazione che ci sta, effettivamente la Lazio aveva dei debiti altissimi, e se non ci fossero stati maneggi sarebbe fallita, esattamente come noi o il Napoli o la Fiorentina, e sarebbe stato giusto così. Quindi, questa specie di bandito, proprietario di una società che ha ricevuto aiuti indebiti da parte dello stato, non mi sembra proprio sia un esempio positivo. Che poi abbia scelto gli uomini giusti, dall’allenatore al DS, i quali stanno facendo un ottimo lavoro, è un altro discorso, ed è tutto vero. Effettivamente sta dimostrando di avere un ottimo intuito nello scegliere le persone giuste, al contrario di Cairo, che raramente ne azzecca una … ed è più vicino alla figura del ragioniere descritta nell’articolo.

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  13. magnetic00 - 3 settimane fa

    Prendere lotito e la Lazio come esempio è una delle cose peggiori, doveva fallire come tanti altri e invece…..

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    1. giancasortor - 3 settimane fa

      Infatti,il re degli appalti “pubblici” di Roma,con un fatturato in decrescita di 5 volte inferiore a quello di Cairo,che riesce a prendere e gestire una squadra come la Lazio (140mln di euro di fatturato) e con un curriculum di accuse nei suoi confronti proprio niente male! Forse un giorno avremmo delle risposte,io preferisco questo poco di società che ha il Toro,per lo meno le cose sono più chiare!

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  14. Daniele abbiamo perso l'anima - 3 settimane fa

    I buonissimi risultati sportivi della Lazio sono palesi e gran merito alla dirigenza laziale per aver quasi ogni anno allestito formazioni competitive. Ma Lotito come esempio non lo condivido affatto. Ennesimo personaggio aiutato dal palazzo egli anni fa riuscì non solo a tagliare gli immensi della Lazio di due terzi ma finanche a spalmarli in vent’anni !!!
    Non certo un esempio di società sportiva.

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    1. bloodyhell - 3 settimane fa

      daniele, te lo dico davvero senza polemica, ma il tuo commento mi sembra leggermente contraddittorio. se tu affermi che i buonissimi risultati sportivi della lazio sono palesi e merito della dirigenza laziale, allora dai proprio ragione al senso dell’articolo di weatherill. perché igle tare è stato scelto e messo nel ruolo chiave che occupa proprio da lotito. l’articolo, ho potuto verificare, racconta bene la vicenda.la lazio fu salvata per volontà politica, non certo perché lotito fece qualche manovra mafiosa per farsi spalmare il debito con l’agenzia delle entrate. spalmare il debito era l’unico modo per non fare fallire la lazio. un club che dopo cragnotti nessuno voleva acquisire, con tutti quei problemi finanziari che si ritrovava. lotito non mi è affatto simpatico e i suoi modi di fare in lega calcio mi piacciono ancora meno, ma che abbia restituito alla città di roma un grande club è un fatto oggettivo. non si può non ammetterlo. tu stesso, daniele, lo ammetti correttamente. quindi, ci piaccia o non ci piaccia, la lazio è un esempio di come si dovrebbe gestire una società di calcio non particolarmente danarosa. Come lo è l’atalanta, e non pensare che percassi, umanamente, sia così migliore di lotito. Il toro in questo momento non ha madre teresa di Calcutta alla presidenza, ha urbano cairo, le cui qualità umane sono simili a quelle di lotito. Ma weatherill, comunque, ha parlato di altro, e non ha scritto di prendere esempio da lotito. seguo questa rubrica da molto tempo, e basterebbe andarsi a rileggere alcuni suoi articoli di qualche tempo fa per capire cosa pensi il nostro inglese di lotito. un saluto e buon inizio anno daniele

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    2. Daniele abbiamo perso l'anima - 3 settimane fa

      Ciao,
      Hai perfettamente ragione. Il senso dell’articolo era un altro e Cairo non è umanamente migliore di Lotito (non so Percassi )
      Il punto è che mi viene difficile apprezzare l’operato di una società come la Lazio che in un mondo corretto sarebbe dovuta retrocedere anziché rinascere. Ma come sostieni giustamente te è cosa che riguarda molti club, compreso il nostro.
      Semplicemente il calcio di oggi non è uno sport. Non si partecipa tutti con le stesse risorse e spesso si adoperano due pesi e due misure tra un club e l’altro.
      Niente di nuovo sotto il sole, ma non mi piace. Per questo amo di meno il calcio ormai , e di conseguenza anche ciò che rimane del Toro.
      Ciao e buon anno !

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  15. Marchese del Grillo - 3 settimane fa

    In estrema sintesi, noi abbiamo solo un buon ragioniere e finché questo resterà alla guida del Toro, ne va da se, non andremo mai da nessuna parte. Partita doppia, conti a posto e scudetto del bilancio.

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  16. giancasortor - 3 settimane fa

    Questi commenti su questo personaggio rispecchiano proprio il pensiero di noi italiani…non conta sapere come ci si arriva al risultato,l’importante è arrivarci,in qualsiasi modo con qualsiasi mezzo. Io non la penso così, é inutile continuare a prendersela con i gobbi quando noi,sotto altre forme,ragioniamo poi nella stessa maniera,vogliamo un calcio pulito,trasparente,onesto o vogliamo continuare a nuotare in questo mare di merda?

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  17. turin - 3 settimane fa

    l’articolo è una raffinatissima critica ad urbano cairo. weatherill sorprendente come sempre. una penna che non ha bisogno di urlare sguaiatamente per colpire dove deve colpire con decisione. ringrazio toronews per averci messo a disposizione siffatta penna.

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    1. giancasortor - 3 settimane fa

      Non c’è bisogno di prendere Lotito come “esempio” per colpire Cairo!

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      1. turin - 3 settimane fa

        non lo ha preso come un esempio, lo ha preso come un fatto. esattamente come ha preso come un fatto anche l’atalanta. vorresti sul serio negare l’eccellente lavoro fatto da lotito con la lazio? quando prese igle tare come direttore sportivo, fu giudicata da tutti, me compreso, una cosa strampalata. i più maligni pensarono che lotito prese l’albanese come foglia di fico per coprirsi con la tifoseria. i fatti hanno detto esattamente il contrario, perché tare ha dimostrato di essere quanto di più lontano ci sia da una foglia di fico. poi se vogliamo negare anche i fatti, allora alzo le mani. preciso, a scanso di equivoci, che a me il presidente della lazio non sta per nulla simpatico. ma questo è un altro discorso rispetto a ciò che si parla nell’articolo.

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        1. marione - 3 settimane fa

          I fatti sono fatti. Lotito vince, cairo non ha mai vinto una cippa.

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        2. giancasortor - 3 settimane fa

          E’ un “fatto” che non voglio neanche che entri nell’orbita Torino,per me non è un esempio da seguire. Il suo curriculum parla chiaro,non m’interessa se ha vinto 2 coppe italia in più di noi in questi 15 anni,un personaggio del genere non lo voglio neanche vedere con il binocolo. Poi se mi parli dell’Atalanta non posso che darti ragione,questo dovrebbe essere l’esempio da seguire,anche perchè in termini di fatturato e di spettatori e una squadra ai nostri livelli!

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          1. Ardi - 3 settimane fa

            Guarda che cairo ha fatto di peggio a livello legale e soprattutto etico. Parli come se avessimo un presidente dalle grandi doti morali, ma basta leggere la storia dei suoi ultimi vent’anni per capire come mai gli è valso il titolo di squalo

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  18. giancasortor - 3 settimane fa

    Ho letto solo un pezzo e mi fermo li…non voglio aggiungere altro su Lotito,soldi,investimenti,capitale umano…!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  19. Simone - 3 settimane fa

    Noi abbiamo Bava (?)

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    1. marione - 3 settimane fa

      Dimentichi Comi. Un duo di eccezione… poi capisci perchè le ultime in classifica vengono qui per vincere…

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