Il Torino può andare sul mercato?

Il Torino può andare sul mercato?

Loquor / Torna l’appuntamento con la rubrica di Anthony Weatherill: “Per intenderci, tra Urbano Cairo e Aurelio De Laurentiis teoricamente, in termine di volume di fatturato e importanza nei salotti che contano, non ci sarebbe partita”

di Anthony Weatherill

“Non posso lasciarti né obliarti,
il mondo perderebbe i colori”.
Vladimir S. Solovyov

Tempo fa, e chi segue costantemente questa rubrica forse lo ricorda, provai a descrivere il progressivo disinteresse dei grandi imprenditori italiani dalle sorti del calcio. Rimarcai l’impressione che nel mondo ha destato, e sta destando, la crisi societaria profonda in cui è caduta una società dal marchio mondiale prestigiosissimo come il Milan. Una società apparentemente appetibile, ma che dalla crisi berlusconiana non ha trovato né in Italia, né all’estero, un proprietario dal profilo credibile ed ambizioso. Trovai sorprendente un Napoli, negli ultimi anni seconda forza del campionato, in mano ad Aurelio De Laurentiis, che in tutta onestà non si può considerare nemmeno un medio imprenditore(basta andarsi a leggere, escludendo il Napoli, i bilanci della “Filmauro”), a cui però va riconosciuta abilità nel gestire le fortune del club azzurro. Per intenderci, tra Urbano Cairo e Aurelio De Laurentiis teoricamente, in termine di volume di fatturato e importanza nei salotti che contano, non ci sarebbe partita. Ripeto: sono le carte a parlare da sole, sperando queste contino ancora qualcosa nel momento di formulare tesi e giudizi.

Lavorando da tanto tempo in medio oriente (frequento quell’area di mondo dagli anni 70), ho potuto notare da parte dell’establishment, divenuto ricco come non mai, un qualche interesse solo per tre squadre italiane: Inter, Milan e Napoli. Ma nonostante questo interesse, mai gli arabi si sono fatti avanti con proposte per acquisirle. E dietro un possibile acquisto del Napoli ci sarebbero importanti motivazioni di geopolitica culturale. Ma nonostante questa potente, per la mentalità araba, motivazione, nessun passo, ripeto, è stato mai fatto verso il Napoli. Siamo in pieno di un cambiamento di un “era”, e può capitare di non cogliere ciò che accade intorno, cadendo in confusione. Sottratta la capacità di analisi, sfugge la sintesi. Allora si arriva a concludere: mettiamo il Torino FC sul mercato, perché tanto oggi il calcio è business e qualcuno di sicuro ci vedrà il profitto. Un’altra conclusione stabilisce come sia inutile farlo, perché il potere pervasivo degli Agnelli impedirà comunque l’arrivo di un imprenditore con reali ambizioni di sfida sportiva alla Juventus. Sono, queste, delle posizioni talmente antitetiche da far ritenere al malcapitato osservatore esterno, di non poter giungere ad un quadro veritiero. Detesto considerare il calcio come un business, ma volendo inseguire chiarezza, mi chiedo se questa ipotesi versus sviluppo fortune Torino FC, da parte degli Agnelli, sia da far assurgere a scenario credibile, oppure se sia affetta da ipotesi di complotto.

Mourinho e il Grande Torino

Quando si parla di business e di albori del libero mercato moderno, quasi sempre mi sovviene la storia di Henry John Heinz, che da Pittsburgh, nel 1869, partì alla conquista del mondo con l’invenzione del suo “ketchup”, variante di una salsa proveniente dalla lontana Cina. Oggi la Heinz Company, di recente finita nelle salde mani di Warren Buffet, è presente in 200 Paesi del mondo. Sembrerebbe una storia di successo da manuale, riflesso trionfante del business e del libero mercato. Tipica visione del mondo luterano, al quale Heinz apparteneva: il successo baciato dalla volontà di Dio. La benevolenza predestinata da Dio, procura ad Heinz l’idea che fa vincere il suo prodotto sui banconi di tutte le rivendite degli Stati Uniti: la commercializzazione in bottiglie di vetro del suo prodotto. La visione plastica attraverso il vetro del ketchup, da parte della potenziale clientela, ne determinò, su altri prodotti similari, l’incredibile incremento delle vendite. Appurato, da parte dei concorrenti, nel contenitore di vetro come fattore determinante del successo di Heinz, si provò ad imitarlo. E qui giunse una sgradita sorpresa: H J Heinz ogni qual volte voleva eliminare qualcuno dal mercato, comprava tutte le bottiglie di vetro disponibili, tratteneva quella che gli servivano e le altre le faceva buttare nel fiume. Questo scorrettissimo metodo andò avanti per qualche anno, tempo che servì al figlio di immigrati tedeschi di imporre definitivamente il suo marchio sul mercato. Siamo nell’America della seconda metà dell’ottocento, l’America della frontiera, l’America dell’esistenzialismo deterministico cristiano/protestante, l’America del capitalismo selvaggio. Non c’è posto per i più deboli. Quel che conta è vincere e avere successo. Semmai, una volta raggiunto il successo, si può anche pensare a promuovere qualche attività di “charity”.

Questa storia, se non fosse vera e provata, potrebbe essere ascritta come ipotesi di complotto, come atavica invidia verso chi ha avuto successo e soldi. Questa storia ricorda tanto il percorso che la Juventus ha fatto negli ultimi anni. E’ stata abile la Juventus? Sicuramente sì. E’ stato fatto tutto correttamente e alla luce del sole nell’ottenere questo suo successo? Per tutte le ragioni in cui si è parlato in altri articoli, e che specialmente ai torinesi sono note, forse no. O perlomeno qualcuno, in Federcalcio o Lega Calcio, avrebbe dovuto verificare le modalità di questa irresistibile scalata. Una scalata che ha avuto come premessa, al fine di raggiungere uno strapotere finanziario come prodromo necessario per un successo sportivo e di marchio planetario, l’annientamento di qualsiasi tentativo di concorrenza. Rientra in questo annientamento anche l’impedire, da parte della famiglia Agnelli, di un imprenditore ambizioso di risultati sportivi a guida del Torino FC? Questo, con certezza, non lo si saprà mai. Ma quando tutto diventa un business, come insegna la storia di Heinz, sarebbe da superficiali derubricare possibili manovre scorrette ad ipotesi di complotto.

Michel Platini è innocente?

Ma proviamo ora a prendere in esame anche l’altro scenario, e cioè che non sono gli Agnelli ad impedire qualcosa nel mondo Toro, ma piuttosto il non paventato volere, da parte di Urbano Cairo, di cercare un acquirente per la società granata più voglioso e creso. Si è detto come secondo alcuni il Toro sia un buon business, e come quindi avrebbe mercato (tradotto: un possibile acquirente). Ma è proprio così? Personalmente, come i lettori sanno, sono convinto del grande valore della storia del Torino, e sono altresì convinto come i granata siano una delle poche società calcistiche italiane conosciute nel mondo. Ma questa conoscenza, a causa di gestioni dissennate a partire dalla metà degli anni 90, si sta costantemente sbiadendo. In Italia i tifosi di quella che è la squadra simbolo dell’Italia migliore, quella della rinascita del dopoguerra, stanno diminuendo. Non c’è più narrazione credibile attorno al Toro, e se non c’è narrazione non c’è nascita di un desiderio. Lo si nota oggi, tristemente, anche con il Milan. La narrazione, nel calcio, è una pianta che va irrorata continuamente. Non è un problema di vittorie, ma di contenuti. E’ di questo che la pianta/narrazione del calcio va irrorata. È tutta colpa di Cairo? È tutta colpa del potere degli Agnelli? Diciamo che forse esiste un concorso di colpa, di un modus operandi colpevole di una distruzione progressiva della vitalità e della storia antropologica del calcio italiano. Urbano Cairo, a mio modesto parere, ha due sole strade da imboccare da imprenditore, se è solo il business ad interessarlo. O rivaluta la storia e i contenuti del Toro (quindi aumentando il valore della società per renderla visibile e vendibile al miglior offerente), o decide che il Toro è un buon business da tenersi e abbisogna di migliorie nella struttura societaria e nei risultati sportivi. Non sarà la Juventus ad impedirglielo, perché in tutta evidenza, penalizzando scorrettamente tutto il movimento calcistico italiano, essa ha raggiunto il suo obiettivo di essere diventata una “primus inter pares” del calcio mondiale. La società bianconera è il Ketchup di Heinz ormai dominante su tutti i banconi della catena calcistica del mondo. Cairo, a mio avviso, se vuole ha campo libero per tutte le ambizioni sportive desiderate per un modello di business vincente. Non condanni, il patron del Corriere della Sera, il Torino Calcio all’indifferenza. Sopravvivere, non è vivere. Sopravvivere non è sport. Sopravvivere, per il Toro, vorrebbe dire rivivere un’altra Superga. Nella vita le persone hanno due sole possibilità, come ricorda Vladimir S. Solovyov: “l’uomo non potrà mai essere uguale ad un animale: o si eleva e diventa migliore, o sprofonda in basso e diventa molto peggiore”. E’ determinare un valore, quel che conta. Forse è questo che Urbano Cairo ha dimenticato nelle vicende del Torino FC. Si trovi un rimedio, prima che sia troppo tardi.

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

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  1. altoro - 4 mesi fa

    La stampa specializzata nel settore del business in genere ossia i quotidiani Sole 24 Ore e Milano Finanza attestano e documentano con specifiche analisi e dati oggettivi la crescente ascesa dell’imprenditore Urbano Cairo nel settore dell’editoria nazionale.
    A questo proposito tali quotidiani aggiornano periodicamente un report ossia un ranking di dati, costituito da determinati parametri che colloca l’editore alessandrino stabilmente nella classifica dei primi 10 “business men” del management nazionale.
    Constatato questo dato oggettivo, personalmente quale semplice tifoso granata, da un imprenditore di tale spessore e successo, dopo l’arco temporale di oltre 14 anni nel ruolo di proprietario e azionista unico e quindi Presidente del TORINO F.c. , mi attendo legittimamente un reale salto di qualità della squadra granata, sotto l’aspetto tecnico dei risultati sportivi.
    Insomma personalmente , quale semplice tifoso dell’amato TORO, auspico vivamente che a partire dal nuovo anno, la squadra granata si collochi stabilmente nella elitè del calcio nazionale ossia tra le prime 5 squadre big del campionato italiano, anziché galleggiare nel mediocre limbo di metà classifica, come accade attualmente.
    Naturalmente ai tifosi granata, come il sottoscritto, sognare non costa nulla …
    Purtroppo gli oltre 14 anni di gestione societaria del patron Cairo narrano sino ad oggi una storia assolutamente differente.
    A causa di questo dato oggettivo, da tempo serpeggia un malcontento generale nell’ambiente granata dal quale scaturisce la contestazione in corso rivolta al patron Cairo e alla Società attuata da una parte della tifoseria, legittimamente delusa e frustrata da questa costante mediocrità di risultati sportivi della squadra. Alè TORO !

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  2. ToroMeite - 4 mesi fa

    Per il 2020 mi auguro si spezzi finalmente questo lungo incantesimo di disorganizzazione, improvvisazione, mediocritá ed indifferenza targato UC.
    Per fortuna esiste ancora il diritto di augurarsi qlc. di diverso e positivo.

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  3. policano1967 - 4 mesi fa

    Cairo ha ampiamente dimostrato ke nn ha nessuna intenzione di far crescere il toro calcisticamente e tantomeno sn i nostri dirimpettai ad allontana ipotetici magnati.figuriamoci se ci fosse un arabo o un magnate russo se si spaventerebbero degli agnelli.nn siamo appetibili fino a questo punto sfortunatamente.mi andrebbe bene un lavazza o un ferrero….ma mi accontententerei realisticamente del cavaliere beretta grande tifoso granata e buone potenzialita economiche.cairo ha fatto il suo tempo oramai.io mi auguro venda il toro magari ad uno serio ke ha piu ambizioni di lui.ankio riskierei per la cessione pur di nn vederlo piu alla presidenza

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  4. bruno.maglion_13773864 - 4 mesi fa

    A me pare che, sia pure dopo un percorso piuttosto tortuoso, le conclusioni a cui arriva Weatherill siano sostanzialmente chiare e pongano Cairo di fronte ad un bivio: sopravvivere nell’indifferenza (che è ciò che da anni succede) ovvero optare per un modello di business vincente, tanto più che ormai l’eventuale ostracismo della proprietà bianconera è meramente virtuale, giocando la Juve su scenari internazionali e non più nazionali, quindi al momento questo è soltanto un alibi (peraltro più dei tifosi “accontentisti” che del presidente). Anch’io sono convinto, come ha scritto qualcuno nei commenti, che il Toro sia una società ad alto potenziale in termini di business. Ovvio che per avere un ritorno in termini di business occorre – come in qualsiasi attività imprenditoriale – investire. Ed è esattamente quello che Cairo non fa e non ha mai fatto: tra plusvalenze e diritti televisivi, considerato l’acquisto a costo zero del Toro, di fatto non ha mai fatto alcun serio investimento, né in termini di strutture societarie né in termini di parco giocatori/allenatore. E in 15 anni (!) avrebbe potuto. Ha ottenuto la visibilità ed i contatti che gli servivano per la sua vera attività di imprenditore al di fuori del calcio professionistico, quella nel campo dell’editoria, per cui è sostanzialmente indifferente alla classifica (va bene la parte sinistra, al limite qualche partecipazione senza ambizioni all’EL per demeriti altrui), è indifferente alla pochezza del gioco di Mazzarri, alla mancanza di un centrocampista tecnico che potrebbe farci fare (nei fatti e non soltanto a parole) il salto di qualità. La stessa campagna acquisti è sempre stata orientata nell’ottica delle potenziali plusvalenze e mai del completamento mirato della rosa: vedi Zaza, acquistato nonostante non rientrasse nei piani di Mazzarri ma giudicato potenzialmente in grado, una volta “rigenerato”, di consentire una lucrosa cessione. Allora, se di fronte al bivio Cairo imbocca ancora la strada che porta alla sopravvivenza ingloriosa, al vivacchiare, credo che sia giusto che i tifosi si augurino che la società sia messa in vendita, ovviamente non in modo avventuroso ma secondo un procedimento serio. A quel punto si vedrà. Personalmente, sono pronto a correre il rischio, come tifoso, della possibile incertezza di un futuro acquirente rispetto alla certezza del nulla attuale.

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  5. christian85 - 4 mesi fa

    PUO’?

    DEVE andare sul mercato !!!!!!!!!!!!!!!

    Non abbiamo il centrocampo e l’attacco se si spacca il Gallo… ahahahahahah!!!!!

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  6. Ardi - 4 mesi fa

    Si metta seriamente in vendita la società con una azienda specializzata. Tanto con i soldi che cairo chiederà nessun poveretto potrebbe comprare il Torino, quindi questo rischio non c’è. A quel punto vedremo se si può avere un presidente migliore di cairo oppure no. Dire ora che non c’è nessuno è solo una scusa dovuta alla paura con la quale cairo ci tiene per le palle.

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  7. Ardi - 4 mesi fa

    Il fatto che de laurentis non abbia ne i soldi ne il potere di cairo la dice lunga sul fatto che quest’ultimo voglia solo farci galleggiare

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  8. Prawda - 4 mesi fa

    L’articolo e’ scritto come sempre molto bene ma non concordo sotto due aspetti:
    1- non credo, come allude chiaramente l’autore, che non ci possa essere un presidente migliore di Cairo per il Torino, intendendo con migliore di Cairo qualcuno che voglia investire poco o tanto nella societa’ che sarebbe sempre un passo avanti, visto che l’attuale non l’ha mai fatto. Ritengo che la situazione sia oggi molto diversa da quella del 2005 e non solo per la presenza molto meno pressante della famiglia e che ha sostanzialmente ottenuto tutto quello che voleva dalla citta’ ma perche’ con i diritti televisivi ripartiti a contrattazione collettiva sono cambiate le regole che oggi consentono a molte societa’ di essere in attivo. La storia, la leggenda che si respira ancora attorno al Torino e’ sicuramente sbiadita a causa dei pessimi risultati degli ultimi abbondanti 20 anni ma c’e’ ancora, serve solamente qualcuno che ci creda davvero e che lo veda come qualcosa di assolutamente unico. Forse e’ solo una visione romantica di un vecchio tifoso ma ritengo che questa gestione stia semplicemente facendo scivolare il Torino sempre di piu’ in un limbo, con una erosione costante e continua di tifosi.
    2- non ritengo che Cairo possa cambiare di una virgola la sua gestione, ha ottenuto la visibilita’ che voleva e che nessuna campagna pubblicitaria avrebbero potuto dargli, ha una societa’ che e’ difatto autosufficiente e che non necessita di alcun supporto economico, per quale ragione dovrebbe rischiare senza alcuna certezza che questo gli dia un maggior ritorno, anzi presuppone che non raggiungendo gli obiettivi aumentino i costi. Cairo non e’ tifoso del Torino, non lo e’ mai stato, in una intervista di tanti anni fa Gramellini gli chiese cosa stesse facendo il 16 maggio del 1976 ed ovviamente Cairo non lo ricordava; semmai ha apertamente dichiarato di essere milanista. Ha preso il Torino per pure ragioni economiche, i risultati sportivi non sono mai stati un obiettivo primario e forse nemmeno secondario; per la gestione e’ sufficiente galleggiare tra il settimo ed il dodicesimo posto, la rosa mal che vada mantiene stabile il suo valore, i diritti televisivi consentono un equilibrio tra costi e ricavi, nessun investimento e’ contemplato al fine di migliorare i risultati sportivi al massimo per generare future plusvalenze.

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    1. suoladicane - 4 mesi fa

      e quindi, aggiungo, chiunque voglia guadagnare soldi, popolarità o quant’altro potrebbe rilevare il torino fc e con poco, veramente poco, migliorare non solo il conto economico, ma addirittura i risultati sportivi…..
      il problema è che urbanetto non si disferà del torino fc fino a che non lo diranno gli ovini di venaria, piuttosto che non intralci altre sue attività, piuttosto che non arrivi il momento di incassare (vicenda blackstone ad esempio); oppure non arrivi un momento di contestazione violenta del tifo organizzato, come glielo ha fatto comprare, chissà che non glielo faccia cedere
      SFT

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  9. CUORE GRANATA 44 - 4 mesi fa

    Il Torino può andare sul mercato?E’ la domanda che unitamente ad altre interessanti considerazioni si pongono Anthony&Carmelo nell’odierno articolo.Ritengo che,purtroppo, non sarà così fintantochè Cairo riterrà Torino fc un semplice “instrumentum regni”nel contesto di suoi più ampi obiettivi.In ogni caso la ns. sopravvivenza,a mio parere,potrà essere garantita solo da un recupero identitario della ns. Storia e Valori,aspetto che non interessa minimamente al ns.Pres.Che ruolo potrebbe avere in tutto ciò “la famigghia?”Direi un ruolo del tutto passivo:sarà sufficiente attendere che il ns. amato Toro scompaia per eutanasia.FVCG!!!

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    1. turin - 4 mesi fa

      mi complimento per questo post, che sintetizza perfettamente il senso dell’articolo come non avrei mai saputo fare

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  10. miele - 4 mesi fa

    C’è voluto un lungo articolo, ma alla fine tre affermazioni incontestabili, ne giustificano la lettura: accettare la sopravvivenza senza voler migliorare, senza ambizioni, solo perché “va bene così”, non è da veri tifosi ed il fatto che Cairo non lo sia è chiaro a tutti. Però questa considerazione dovrebbe aprire gli occhi a tanti tifosi che accettano una condizione deprimente per chi ha a cuore il Toro.

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  11. user-14356946 - 4 mesi fa

    A cercare un presidente con i soldi da spendere è un mister che faccia il mister e non il cagasotto!!!!!

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  12. Junior - 4 mesi fa

    Concordo sull’articolo e offro altre due considerazioni:
    La giuve ha strapotere solo in Italia, da quando si è insediata la nuova dirigenza non ha vinto nulla all’estero. Con Ronaldo dovevano affondare già dall’anno scorso e invece…
    Devono cambiare le regole sulla distribuzione dei soldi alle società e adottare metodi più ‘anglosassoni’ altrimenti la favola Leicester ce la scordiamo
    Considero Cairo un buon presidente (soprattutto considerando quelli precedenti che neanche dovevano avvicinarsi alla nostra società ma probabilmente non c’era nulla di meglio). Ma Cairo deve fare necessariamente meglio di prima, non siamo più una squadra da salvezza e ripiombare nelle zone basse vuol distruggerla invogliando i giocatori ad andarsene.

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  13. Mario66 - 4 mesi fa

    Le prove concrete di una strategia per far sparire il TORO da parte degli Agnelli forse non ci sono ma quello che fecero il trio Moggi Giraudio e Bettega con la collaborazione di Ciminelli e company è sotto gli occhi di tutti.
    Oggi però non penso che leliminazionevdel TORO sia nei pensieri degli Agnelli (troppo ampio il divario) quindi Cairo potrebbe mettere in atto tutte le politiche per strutturare in modo adeguato il TORO. Le vicende legate al Robaldo e al Fila però fanno pensare ad altro.
    Cairo ha altri obiettivi che non collimano con le ambizioni sportive del TORO.
    Da qui la legittima contestazione e la necessità che o si cambi proprietà o che Cairo cambi rotta (ma dubito dopo tanti anni).

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    1. Héctor Belascoarán - 4 mesi fa

      Sono d’accordo, la triade agì, con il “cavallo di Troia” Ciminelli, per il controllo dell’area della Continassa. Stadio e speculazione, cioè le basi del loro successo di adesso e, naturalmente, la tegola più tragica del nostro declino.
      C’è una domanda che mi pongo da sempre (e naturalmente non avrò mai risposta) ma se Mani Pulite non ci fosse stata e Craxi fosse rimasto al suo posto, tutto questo sarebbe mai accaduto?

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      1. lucapecc_908 - 4 mesi fa

        No, Craxi era il presidente del Torino, anche se figurava Borsano, e un po’ di soldini finivano nelle nostre casse e infatti i risultati c’erano, eccome…c’erano anche Moggi e Giraudo…

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        1. Héctor Belascoarán - 4 mesi fa

          È la risposta che più fa male…

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  14. Toro Forever - 4 mesi fa

    Cairo è un “sostenitore” del Torino, ma non è un suo tifoso. Per lui molte cose sono “ragionevoli”, per noi sono “inconcepibili”. Non esistono occhi acuti per chi non vuole vedere. Gli occhi guardano, ma è il Cuore che vede. Forza Toro.

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    1. prawn - 4 mesi fa

      Quello è proprio l’unico problema di Cairo..un problemuccio che ne genera una caterba

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  15. Il_Principe_della_Zolla - 4 mesi fa

    Suscitero’ le levate di scudi di buona parte dell’uditorio, ma personalmente trovo gli articoli di Anthony Weatherill dei puri esercizi di stile, gonfi di retorica nobilitata da una notevole capacità affabulatoria, nonché da citazioni varie e mai eventuali.
    Anche oggi non si smentisce, in pratica l’articolo è un CAIRO SVEGLIATI o FAI QUALCOSA, detto in punta di labbra e lungo qualche decina di righe. L’argomentazione a sostegno poi è opinabile, ma qui siamo nel campo del libero arbitrio.
    La domanda che sorge (che mi sorge) sempre spontanea è “so what? / e allora?”. Al punto in cui siamo, preferisco di gran lunga un CAIRO VATTENE senza se e senza ma: varrà poco, ma almeno ha pregio dell’immediatezza e puo’ liberare lo spirito. Metta in vendita, il Nostro, e si vedrà se non ci sono acquirenti per una realtà a bassa capitalizzazione e ad alto potenziale come il Torino.

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    1. prawn - 4 mesi fa

      Ma quali scudi, concordo nel giudizio sulla forma di questi articoli. Sarà un anno che li evito, questo mi ha stuzzicato per il titolo.

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    2. turin - 4 mesi fa

      a parte che di citazione ce ne è una, ma potevano essercene anche dieci e sarebbero andate bene. non ti piacciono? leggi altre cose. non puoi, come un disco rotto, ogni volta ripetere questa critica. il cairo vattene lo possiamo dire noi tifosi, i giornalisti, fortunatamente, hanno un altro compito, che è quello dell’analisi. analisi che tu non hai capito, perchè altrimenti non diresti con facilità di mettere in vendita il toro per vedere se ci sono degli acquirenti. non ti è servito a niente l’esempio di milan e napoli che weatherill ha fatto. non ti è servito a niente il riferimento ai grandi imprenditori italiani che non investono più sul calcio. anzi, come i della valle, scappano via. questo è un fatto, anche se a te piacerebbe solo parlare di opinioni, per evidenti motivi di personalità. anch’io mi auguro un diverso presidente da cairo, e sono scontento dell’attuale situazione. ma chi ha responsabilità, e i giornalisti dovrebbero averne, deve pensare a far ragionare sui fatti possibili, non sui discorsi da bar. su quello, appunto, c’è il bar, dove gli umori cambiano alla velocità della luce. come l’altro elemento del coro antiweatherill qua sotto, che prima era un accanito sostenitore di mazzari, e riempiva di contumelie tutti quelli che lo criticavano, e ora invece si è messo a dire ad alta voce che mazzari deve essere esonerato, volendo quasi far intende come lui lo avesse sempre detto. è la logica del bar, appunto. che va bene tra noi del forum, ma non in chi scrive articoli. te la rigiro a te la domanda che hai fatto a weatherill: dopo che dici(anzi urli perché lo hai messo in maiuscolo) cairo vattene, e allora? e dopo? prefigura qualche soluzione. hai il nome di qualche grande e serio imprenditore? se ce l’hai fallo, ed io lo sosterrò. perchè, come ho detto, anch’io vorrei cairo lontano dal toro. ma se il nome non ce l’hai, e weatherill fa capire chiaramente che nelle condizioni attuali del toro questo nome non può spuntare, allora stai facendo solo aria fritta e retorica. proprio quello che critichi a wetaherill. ma si sa che il bue chiama sempre cornuto l’asino

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  16. tororussia - 4 mesi fa

    puo andare a farsi fottere con Cairetto

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  17. Karmagranata - 4 mesi fa

    La Sampdoria di Ferrero è in vendita. Il Genoa di Preziosi è in vendita. Il Milan di Silvio Berlusconi è “nuovamente” in vendita. A Cairo si chiede di mettere in vendita il Toro. Ferrero, Preziosi, Berlusconi e Cairo, quattro imprenditori, quattro presidenti uniti da uno strano destino. Tutti e quattro imputati e condannati per operazioni di fatturazione inesistente e falso in bilancio. Altro che l’egoismo affaristico criminoso di Heinz Qui si sente una nauseabonda puzza a chilometri di distanza. E non è ketchup… SSFT.

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  18. Fantomen - 4 mesi fa

    Si per : un DS , DG , D marketing, una sala mensa una sala relax , una società di gestione campi, un callista, fisioterapisti con contratto da serie A, un accordo con una compagnia aerea per i voli adeguati , un museo, una sede , un dirigente che inizi a cercare accordi per uno stadio di proprietà ……..poiiiiiiiiiiiiii vendere parigini edera zaza e dare in prestito millico………prendere non so chi ma soprattutto con le figure sopraindicate pianificare la prossima stagione…….

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  19. prawn - 4 mesi fa

    Sopravvivere, non è vivere.

    Appunto, odio lo stato attuale di sopravvivenza…

    In ogni caso la juve la fara’ anche da padrona in Italia ma in Europa quanti anni sono che non vince niente?

    Avere un certo numero di squadre serie in Italia (ancor meglio se a Torino) sicuramente non potrebbe che farle bene.

    Concordo con l’articolo ma non mi pare che la Juve sia Heinz nel mondo, quelli sono Man Utd, Barcellona, Real, etc.

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  20. ddavide69 - 4 mesi fa

    …magari succedesse

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  21. leggendagranata - 4 mesi fa

    Sì, anch’ io penso che esistano due Cairo, uno abile imprenditore, l’ altro mediocre presidente di società di calcio. E questo è la conseguernza del fatto che gestisce la società granata da padre-padrone, senza avere le necessarie competenze sportive. In 15 anni si è mangiato inizialmente un bel po’ di soldi, ha fastto e disfatto staff tecnici e squadre, preso lucciole per lanterne. Oggi si è rimesso a spendere a vanvera, anche strapagando allenatori non adatti ai nostri standard. Vorrei che si fermassde un attimo a riflettere, che imparasse dagli errori del passato, che si guardasse intorno e ingaggiase un direttore sportivo e/o generale d’ esperienza e di talento, un allenatore emergente con tanta voglia di sfondare, che nelle campagne acquisti lasciasse fare e non giocasse alle figurine. Basterebbe, ne sono convinto. Non credo assolutamwente a tesi complottistiche che vedono Cairo succube o complice degli Agnelli. Non cerchiamo di coprire con una foglia di fico le nostre vergogne e le nostre (intendo dire non dei tifosi ma della società) colpe.

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    1. LeoJunior - 4 mesi fa

      concordo e lo scrivo qui di seguito. Non ci sono complotti o altre fandonie. Siamo semplicemente nelle mani di un fior di imprenditore nel suo settore ma che non è capace di fare il presidente di una squadra di calcio. Ma perchè continuiamo a dire che il calcio è un business ma poi pensiamo che chiunque possa fare il Presidente? Non è così. Se non sai di calcio e non lo capisci puoi anche sbabliare.
      Il grosso errore di Cairo, a mio avviso, è che non se ne rende conto. Pensa di saperelo fare. Se lo capisse invece, si affiderebbe a manager e investirebbe sulla società. Farebbe il socio di capitali lasciando perdere la gestione.
      Ma qui temo entri in gioco l’egocentrismo che spesso caratterizza gli uomini di successo.

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      1. leggendagranata - 4 mesi fa

        Esatto, bravo.

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      2. Bischero - 4 mesi fa

        Quindi…. Dopo 14 anni di egocentrismo ed errori in serie? Fora dal bale. Se ne deve andare!!!!

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  22. user-13967438 - 4 mesi fa

    Sono arrivato alla conclusione che esistono due Cairo.
    Uno, quello originale, intelligente ed abile che fa l’editore.
    L’altro, il clone, coglione e stupido che fa il presidente del Torino FC.
    Perché quando in 14, quasi 15 anni, uno fa sempre i soliti errori, le incompiute sono sempre quelle di allora, gli strumenti utilizzati e le soluzioni proposte sono sempre farcite di improvvisazione, qualche cosa inizia a non quadrare.
    A meno che non esistano due copie, una originale e il clone.
    E ti pareva che ci toccasse quello buono?
    Papillon

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  23. FS84 - 4 mesi fa

    L’articolo si avvicina solo leggermente al nocciolo della questione: la Juve per gli Agnelli è business puro; il Toro per Cairo è una modesta vetrina per il suo vero business, che non è il calcio ma l’editoria. Con la (s)vendita di RCS dal fondo Exor (Agnelli) a Cairo di 3 anni fa, Cairo ha ottenuto di avere un Toro galleggiante a metà classifica in cambio di: 4/6 punti alla Juve nei derby di ogni anno, e zero fastidi nelle posizioni di classifica che contano (altrimenti perché non si lamenta mai dei torti arbitrali subiti? E perché questi si verificano ogni volta che il Toro torna in lotta per l’Europa?). Finché ci sono LORO DUE (legati a doppio filo) il Toro non tornerà mai in Europa (se non come “incidente”, già successo 2 volte) e non tornerà a vincere il derby. La soluzione? Un crash economico improvviso e devastante per gli Agnelli o una nuova Calciopoli, al momento più difficili da pronosticare dello sbarco su Marte… in virtù di questo è assolutamente vero che gli Agnelli, ovvero la Mafia, non permetterebbero l’arrivo di un imprenditore ambizioso alla guida del Toro…

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    1. TOROPERDUTO - 4 mesi fa

      Tutto nei calcoli, ora si prendono La Repubblica

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      1. lucapecc_908 - 4 mesi fa

        Magari solo Repubblica, si sono presi il Gruppo Gedi che oltre a Repubblica comprende altri sedici quotidiani fra cui La Stampa e Il Secolo XIX, la Provincia Pavese e il Messaggero Veneto, Il Piccolo di Trieste e il Corriere delle Alpi, il Tirreno di Livorno e il Mattino di Padova …in pratica quasi tutti i giornali locali del Nord Italia non politici…sei settimanali o mensili tra cui l’Espresso e Nathional Geographic e tre radio Deejay, Capital e M2O…Capito

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  24. user-14003131 - 4 mesi fa

    Articolo interessante come sempre. Non risponde a una mia domanda che mi pongo da tempo: ma perché Cairo imprenditore ambizioso, avido di crescita, di business ed espansione, nella gestione economica del club FCTorino e’ assai oculato ed efficiente? Ed allo stesso tempo la sua dimensione sportiva e’ così deficitaria e mediocre? Non ho mai letto nessuna seria analisi in materia. Al di là delle teorie complottistiche, certo possibili, ma per i complottisti non siamo andati sulla luna ed Elvis Presley non è mai morto…

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    1. fabrizio - 4 mesi fa

      mah oculato mica tanto. buttare via 25 milioni per Verdi non mi sembra oculatezza

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    2. LeoJunior - 4 mesi fa

      Domanda che mi faccio spesso anch’io. Una risposta me la sono data. E’ una cosa che può accadere in ogni settore. Ci sono fior di imprenditori che per differenziare si mettono a fare un business che non è il loro. Falliscono quasi sempre. La risposta è quindi: Cairo NON SA FARE l’imprenditore del calcio. E c’è un motivo. Come in ogni azienda o trovi una tua nicchia di mercato oppure sei talmente forte che invadi il mercato. Volete un esempio? Monclair era fallita. l’imprenditore l’ha acquistata e con passione, capacità ha trovato una nicchia di mercato ed è diventato una potenza. Oggi vale 11 miliardi. Caso opposto potrebbe essere Zara. Non si pone il problema di cosa vende. Con la potenza di fuoco massacra il mercato.
      Stessa cosa potrebbe valere per il calcio.
      Se non sei nè uno nè l’altro resti a galleggiare nel limbo.

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  25. lucapecc_908 - 4 mesi fa

    Secondo me non hanno mai pensato di acquistare il Napoli semplicemente perchè nessun vero magnate acquisterebbe una squadra italiana, di un calcio che fa ridere, che ha una Lega penosa farcita di Lotito e Preziosi e una federazione ancora peggiore, con la maggior parte degli stadi che sono comunali e con la divisione dei soldi che premia sempre e solo le stesse squadre, con i diritti tv che erano gestiti da banditi cacciati e denunciati, che però sono gli stessi che oggi si sono ripresentati con un altro nome, senza una legge che protegga il merchandising..
    Siamo diventati un paese minore e il calcio è l’emblema di tutto il resto. E non parlo di risultati ma in quanto a serietà e contenuti.
    Questa estate c’erano in vendita almeno quattro-cinque società di serie A e il Toro non era fra queste. Commisso ha preso la Fiorentina perchè non gli hanno venduto il Milan e perchè i Della Valle pur di andarsene l’hanno praticamente regalata, le altre sono rimaste come erano e sono sempre in vendita…ci sarà un motivo…

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    1. Simone - 4 mesi fa

      Non mi sembra che in premier League tutte le squadre siano governate da miliardari eppure lì è più appetitoso.
      Non vedo xké anche da noi ci dovrebbe essere la fila.
      Ancora ricordo tanti che prendevano x il.culo la viola che nn ci sarebbe stato nessuno interessato. E invece è arrivato Commisso.

      Iniziamo a mettere in vendita il Toro e poi si vedrà

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  26. Mimmo75 - 4 mesi fa

    Bell’articolo. Magari nel prossimo proviamo a capire perché Cairo si comporta così nei confronti del Toro. Sennò è solo filosofia.

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  27. AUGUSTO - 4 mesi fa

    Speriamo che Cairo lo legga

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  28. GlennGould - 4 mesi fa

    Certo che può.
    Al mercato di porta palazzo.

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