Granata dall'Europa

Mai dire gol

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Nuovo appuntamento con "Granata dall'Europa", la rubrica su ToroNews di Michele Cercone
Michele Cercone Columnist 

Mentre il gialappesco errore di Coco col Napoli continua a fare il giro del web, il Toro insiste nel meritare il titolo ad honorem di squadra ''mai dire gol'' del campionato. Le due sparute reti nelle ultime sette gare (di cui una regalata graziosamente dal Como) offrono uno spaccato inesorabile della pochezza dell'attacco dopo l'infortunio di Zapata. Ma a far scuotere la testa ai tifosi non sono solo gli avanti: è l'insieme della squadra che mostra i segni di una pochezza disarmante. Anche con il Genoa si è assistito ad una gara da bassa classifica, con giocatori (e allenatore) votati a non prenderle e a cercare almeno un punticino. La cosa più preoccupante è che il deficit è a livello mentale, fisico e tecnico. A livello mentale si avverte chiaramente l'assenza di uomini-leader in campo: tutti si limitano solo a svolgere un mesto compitino, in un desolante andirivieni della palla tra difensori, portiere e laterali che quasi fa ricordare con rammarico gli infinito scambi all'indietro dell'era Juric. Dal punto di vista fisico la pochezza è evidente soprattutto a centrocampo, dove contrasti vincenti e anticipi sono ormai merce rara, e il recupero alto della palla è praticamente inesistente.

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Il gap tecnico è ormai assodato, soprattutto sulle fasce, dove Pederson e Sosa hanno mantenuto (purtroppo) le promesse di giocatori da categoria inferiore e ai margini della rosa nelle squadre precedenti, e dove Linetty e Gineitis continuano a timbrare il cartellino da spettatori non paganti. Anche la difesa non si fa mancare le sue carenze strutturali, con Maripan ormai retrocesso a panchinaro, Walu perso in ruoli inediti e inadeguati e Coco tornato alla sua dimensione naturale di giocatore proveniente dalla bassa Liga spagnola. Un altro problema che si evidenzia con il trascorrere delle gare (e l'emorragia di punti) è la poca dimestichezza di Vanoli con la massima serie. Il circolo vizioso in cui si è infilato il Toro richiederebbe una presa di coscienza immediata e un trattamento d'urto in termini di formazione e modulo di gioco. Il mister sembra invece non aver preso atto dell'incombente minaccia del fondo classifica, oppure, ipotesi ancor più grave, non è in grado di trasformare questo mucchio eterogeno e mal assortito di onesti (e spesso mediocri) pedatori in un gruppo cosciente di doversi salvare con il coltello tra i denti e la bava alla bocca. Nell'analizzare i problemi in campo e negli spogliatoi, si deve pero' riconoscere che le vere responsabilità non sono nè sul terreno di gioco nè sul campo di allenamento. Un mercato estivo in uscita incomprensibile e ingiustificabile ha fatto a pezzi quanto di buono era stato costruito da Juric, mentre il budget ristretto, la mancanza di capacità di scouting e la poca abilità di reclutamento hanno portato a sostituire i partenti con giocatori non all'altezza.

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Lo spettro della lotta per non retrocedere è ormai vicino, e le prossime tre gare con avversari più o meno alla nostra portata diranno se affronteremo il girone di ritorno con l'angoscia della B o semplicemente con l'indifferenza di una stagione senza obiettivi. Il quadro in cui si innesta questa mesta presa di coscienza dell'ennesimo campionato senza ambizioni è quello di una contestazione che prende sempre più ampiezza. La stragrande maggioranza dei tifosi continua ad esprimere ad alta voce il proprio dissenso, e molti si aggrappano alle più disparate e incontrollate voci che possano alimentare la speranza di una cessione, in una sorta di preghiera laica perchè qualcosa cambi. Al momento pero' nessun fil di fumo appare all'orizzonte, e i rumors su questo o quell'altro acquirente sono operazioni acchiappa-click, spesso di bassa lega, destinate a nutrirsi della  frustrazione crescente dei tifosi. Nel frattempo uno spettro avanza minaccioso sui fegati dei sostenitori già provati: il mercato di gennaio. Sulla scia di decenni di mercati di riparazione al risparmio (che hanno riparato poco o niente), l'ipotesi più probabile è che vedremo il solito scambio di figurine e di ricerca di usato in saldo, per rabberciare alla meglio la squadra. Nel frattempo, i sostenitori della seconda squadra della città  si godono lo spettacolo e allo stadio inneggiano al Presidente del Torino FC. Una farsa alla ''Mai dire gol'' che forse neanche dei principi del grottesco come i Gialappi avrebbero potuto immaginare.

Il Toro, il giornalismo e l'Europa da sempre nel cuore. Degli ultimi due ho fatto la mia professione principale; il primo rimane la mia grande passione. Inviato, corrispondente, poi portavoce e manager della comunicazione per Commissione e Parlamento Ue, mi occupo soprattutto di politica e affari europei. Da sempre appassionato di sport, mi sono concesso anche qualche interessante esperienza professionale nel mondo del calcio da responsabile della comunicazione di Casa Azzurri. Osservo con curiosità il mondo da Bruxelles, con il Toro nel cuore. Mi esprimo a titolo esclusivamente personale e totalmente gratuito.

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