Nel fondo della porta di Salvatore Sirigu

Nel fondo della porta di Salvatore Sirigu

Loquor / Torna l’appuntamento con la rubrica di Anthony Weatherill: “Uno che si preoccupa di sottolineare a “France Football” come lo spirito del Toro non sia un concetto astratto, dovrebbe avere anche un futuro da dirigente del Torino calcio”

di Anthony Weatherill

“un eroe ha bisogno solo

                                                                                        di un paio di guanti”.

Anonimo

 

“Io mi alleno tutti i giorni per essere al top. Devo onorare la mia carriera che oggi è al Torino e devo onorarla”. E poi: “vi assicuro che lo spirito del Toro è tutto meno che un concetto astratto”. Questo è Salvatore Sirigu, in alcune sue dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni. Dichiarazioni che mi hanno ricordato una frase di Francesco Cossiga, suo conterraneo illustre: “i sardi rimangono amici anche se uno commette reati”. Il portiere del Toro è venuto al mondo a Nuoro, uno dei tanti luoghi ricchi di storia di una Sardegna orgogliosa di essere fuori dal mondo eppure nel mondo. Una terra che non ha un dialetto ma una lingua, talmente complessa e antica da suscitare furiosi dibattiti tra i linguisti per stabilire da quale ceppo linguistico originario derivi  effettivamente il nome della meno popolosa tra le province sarde, in modo da stabilirne finalmente e definitivamente un significato al nome. L’orgoglio sardo non è una cosa da prendere sottogamba, è questione che non si dimentica mai, anche se si è improvvisamente paracadutati nel dorato mondo qatarino del Paris Saint Germain. Salvatore Sirigu, arrivando al Torino, è come se fosse tornato in un luogo magico della sua terra, riconoscendolo immediatamente. “la casa è piccola, ma il cuore è grande”, recita uno dei più antichi proverbi sardi, prefigurando molte assonanze con la storia granata. A volte, quando mi capita di ragionare di calcio e della sua storia, con la mente rivivo una sorta di processo di memoria a rallentatore, e compiendo un percorso a ritroso nel tempo rivengono in mente tutta una serie di aneddoti su uno sport che amo e di cui ho imparato a riconoscerne stimmate culturali e spirituali che sovente, nella nostra contemporaneità, vengono dimenticate in qualche cassetto o addirittura rimosse. Sono nato a Manchester in una famiglia di confessione cattolica, e la matrice religiosa non sarebbe poi così importante da sottolineare se non si stesse parlando, appunto, dell’Inghilterra dello scisma anglicano. In questo confronto/scontro religioso, non sono rimaste estranee molte storie di calcio del mio Paese, e nella rivalità tra United e City non è un particolare di poco conto come  la casa dei “Red Devils”(Old Trafford) si trovi nel “Metropolitan Borough” di Trafford, nel pieno cuore della diocesi di Salford, che comprende la maggior parte del territorio della “Greater Manchester”.

Il Toro, da Maksimovic a Nkoulou

C’è molto di cattolico nella tifoseria dello United, perché la maggior parte dei mancuniani di fede cattolica(tra le comunità più numerose d’Inghilterra), è proprio a Salford che risiede. I tifosi del City, i “Citizens”, pur avendo visto nella storia la loro squadra vincere meno degli acerrimi rivali dello United, hanno sempre avuto l’orgoglio di presidiare il centro della città mancuniana (Greater Manchester è considerata la provincia), dove un tempo risiedeva la working class, che aveva una flebile frequentazione con la Chiesa Anglicana e un solido rapporto con le “Union”, i tenaci sindacati inglesi che proprio a Manchester, nel 1868, videro il primo serio tentativo di darsi un’organizzazione nazionale. Questo contesto politico/religioso, a mio parere, ha reso i caratteri dei due club completamente differenti. E’ nota, sempre per le stesse motivazioni politiche/religiose dei mancuniani, la rivalità a Glasgow tra Celtic e Rangers. Il contenzioso tra il West Ham e il Millwall ha invece le sue radici nello sciopero generale dei portuali del 1926. I portuali di fede West Ham vi aderirono, mentre quelli del Millwall Docks lo boicottarono, dando inizio ad una rivalità tutt’ora in fieri. Il contrasto tra Barcellona e Real Madrid è noto, e non solo perché rappresentano la Catalogna e la Castiglia, ma anche perché i catalani hanno sempre accusato i madridisti di essere stata la squadra protetta dal dittatore Francisco Franco. E il ricordo della guerra civile spagnola, da quelle parti, rimane ancora con delle ferite molto aperte. Ho fatto solo alcuni esempi di rivalità calcistiche(molte altre ce ne sarebbero da fare), e di come queste siano qualcosa  venutesi a formare nel contesto socio/culturale delle comunità, dando allo sport del calcio un carattere unico ed irripetibile nel panorama degli sport: un carattere identitario. Di ciò ha parlato Sirigu, nelle due interviste rilasciate in tempi e luoghi diversi, quando si è riferito allo spirito che anima la società granata. Una perla rara, il portiere del Toro, in questi tempi dove procuratori e loro assistiti sono pronti ad ogni capriola pur di aumentare i loro ingaggi e fatturati. Ed è un monito involontario per chi detiene o vuole provare a detenere le proprietà di club calcistici. Essere  a capo di alcuni club, e purtroppo tra essi non c’è più il mio United da quando è stato fagocitato dalla famiglia Glazer, vuol dire detenere le chiavi di una storia. Con essa, e con il rispetto di essa, bisogna per forza fare i conti. Continuando a citare Sirigu, si può notare come il portiere non si sia dimenticato di ricordare di come il Torino rappresenti qualcosa d’importante per l’Italia, quindi non solo per i suoi tifosi ma per un’intera comunità nazionale. E questo passaggio delle dichiarazioni dell’atleta azzurro fa capire il “senso” di una storia che in questo momento si trova completamente nelle mani di Urbano Cairo.

Lo stato emotivo dei tifosi

Non tocca certo a me stabilire quanto questo senso del Toro sia stato valorizzato dal proprietario di uno delle più importanti aziende editoriale italiane, ma non si possono nascondere grandi tratti di scetticismo e malumore che ormai da tempo serpeggiano tra i tifosi della squadra che fu di Valentino Mazzola. Ma in un’interessante intervista rilasciata pochi giorni fa al “Foglio”, da tutti i commentatori  considerata il manifesto politico dell’imprenditore alessandrino, c’è un passaggio che forse dovrebbe far riflettere: “progettavo la scalata a Rcs da dieci anni senza farne mai parola con nessuno, nell’assoluto riserbo. Un giorno l’ho realizzata. I sogni non si svelano in anticipo: si mettono in pratica”. Se questo aneddoto corrisponde al vero, e ad oggi non ho nessun motivo per dubitarne, allora ci troviamo di fronte ad un aspetto dell’agire del presidente del Torino assai interessante, e forse gravido di promesse per combattere le inquietudini dei tifosi del Toro. Da cui discende però una conseguente e fondamentale domanda: il Torino Calcio, per Cairo, era un sogno da realizzare come la scalata a Rcs? Quesito al quale non proverò nemmeno per un secondo a rispondere, perché ovviamente non mi trovo nella testa del presidente del Torino. Però, sempre nell’intervista al Foglio, Cairo ha detto chiaramente cosa serve all’Italia, “un capo con una strategia e una visione per il futuro”. Parla solo dell’Italia? Parla anche delle sue aziende? Parla anche del Toro? Difficile capirlo, solo il tempo potrà raccontarlo. Per il momento, sperando di potermi permettere un modesto consiglio, esorterei Cairo a tenere da conto Salvatore Sirigu, perché in una visione strategica del Toro che verrà ho idea possa diventare una risorsa imprescindibile. E non solo come giocatore. Uno che si preoccupa di sottolineare a “France Football” come lo spirito del Toro non sia un concetto astratto, dovrebbe avere anche un futuro da dirigente del Torino calcio. Uno così, quando va al Filadelfia, è capace di coglierne ogni respiro proveniente dal passato, per poi porgerlo nel presente. Ho la sensazione che questo giovane uomo darà tanto alla causa granata, e non tanto perché farà vincere (quello si spera, ovviamente), ma perché saprà continuamente far ricordare perché i tifosi del Toro hanno scelto proprio di essere del Toro. Uno così, egregio presidente Cairo, sarà la sua “Linea del Piave” e non andrà perso per nessuna ragione al mondo. Le sue parole mi hanno ricordato la mia gioventù a Salford, e i motivi per cui un giorno si abbraccia l’amore per una squadra di calcio. Inoltre mi ha donato ottimismo: non tutti i calciatori, fortunatamente, sono uguali nella ricerca di un ingaggio. Lo guardo nella solitudine della sua porta e mi sovvengono le belle parole di Grazia Deledda: “siamo il regno interrotto del lentisco, delle onde che ruscellano i graniti antichi, della rosa canina, del vento, dell’immensità del mare. Siamo una terra antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta. Noi siamo sardi”. Nel fondo della porta difesa da Sirigu ci sono i sogni, i timori, le storie di tutti i tifosi del Toro. E lui, ammiccando, li rassicura: “tranquilli, che siete in buone mani”.

 

Di Anthony Weatherill

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

19 Commenta qui

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  1. Roland78 - 3 mesi fa

    Continua a stupirmi (piacevolmente) la presenza di una rubrica di questo spessore nel sito di una squadra di calcio. Complimenti vivissimi, articolo bello e speranzoso per il nostro Toro. Di Sirigu, che dire? Un uomo incredibile oltre che un campione, che in poco tempo ha colto cosa sia il Toro e la sua gente. Chapeau a entrambi.

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  2. Toro Forever - 3 mesi fa

    “un uomo è ciò che pensa”. Bravo Sirigu. E bravo Anthony.

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  3. tric - 3 mesi fa

    Non so se Weatherill sia un esperto delle cose sarde, di cui ci parla. In compenso penso sia esperto di quelle di Manchester, di cui però non ho capito cosa volesse dire. L’United, di cui sono tifoso dall’epoca dell’incidente aereo di Monaco, sarebbe filo cattolico perchè lo stadio è nella zona prevalentemente cattolica di Salford. Il City, invece, sarebbe la squadra dei sindacati dei lavoratori che hanno una “flebile” frequentazione della chiesa anglicana. Se è flebile non vedo tutta questo rapporto politico/religioso con le squadre. Sarebbe inoltre meglio se questi rapporti non esistessero mantenendo il calcio in un ambito sportivo, tutt’al più di natura campanilistica.

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    1. galvano - 3 mesi fa

      credo si riferisse ai tempi che furono, per questo usa l’aggettivo ‘flebile’ perché il City degli sceicchi non puo’ certo più rappresentare i lavoratori. ma una volta era così, ovunque: il calcio era il terminale ultimo di rivalità che coinvolgevano la vita intera della comunità, quindi politica e religiosa. non a caso ha citato barcellona e real madrid (real non a caso), repubblica versus franchismo. io ci aggiungerei anche la rivalità storica tra toro e juve: il toro legato ai valori, alla solidarietà, alla ‘fede’ (calcistica), la juve legata ai signori di torino, ai soldi e a tutto quello che ciò comporta…

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  4. Mimmo75 - 3 mesi fa

    Ottimo approfondimento sulle parole di Sirigu, non rivolte al “pubblico” granata e pertanto pregne di sincerità. Sono d’accordo con Weaterhill: Cairo deve affidarsi a gente così per il Toro del futuro. Come ha già iniziato con Moretti e come non sarebbe mai troppo tardi fare con Pupi.

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  5. Daniele abbiamo perso l'anima - 3 mesi fa

    Arpad: una volta ho scritto in un sito di tifosi dell’Atalanta in cui mi complimentavo e tifavo perché eliminassero i gobbi in coppa Italia (cosa poi avvenuta )
    Mi hanno coperto di insulti tranne un paio di utenti.
    Le tifoserie di Bologna e Torino non vanno d’accordo, ma noto con piacere che qui siamo un filo più civili ed educati e spero riceverai buona accoglienza per la tua “intrusione “.
    La storia di Arpad merita di essere raccontata e spero che Anthony ti legga. Io ho ancora registrato il bell’episodio fatto da Buffa su Sky.
    Saluti a te e in bocca al lupo soprattutto al buon Sinisa.

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  6. arpad - 3 mesi fa

    articolo che mi ha lasciato senza parole. ho scoperto gli articoli di questo giornalista per puro caso, e da quel momento non ne ho perso uno. confesso di essere un infiltrato, sono infatti un tifoso del bologna. mi sono appena iscritto perchè, i tifosi del toro spero mi scuseranno, vorrei fare una piccola richiesta al signor weatherill: sarebbe possibile avere un articolo con un suo sguardo su arpad weisz? spero che legga questo commento e che non ritenga pretenziosa questa mia richiesta. ai tifosi del toro auguro un bocca a lupo per questo campionato, augurandomi di non essere stato scortese per questa mia intrusione e richiesta.

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    1. GlennGould - 3 mesi fa

      Personalmente, vista la modalità del tuo post e la squadra per cui tifi, ti do il benvenuto. Ne approfitto e ,ritenendo di poter parlare a nome di (quasi) tutti noi, ti chiedo di riportare sui vostri forum e ambienti bolognesi un forte abbraccio al vostro allenatore. Ciao!

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      1. LeoJunior - 3 mesi fa

        Condivido. Ti accogliamo con piacere, soprattutto per una richiesta di questo spessore. Mi unisco alla richiesta di veicolare gli auguri a Sinisa.
        Già che ci sei, dicci qualche cosa su Verdi.

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  7. user-13967438 - 3 mesi fa

    Vi riporto nel virgolettato la dichiarazione di Sirigu a FF, che mi sono andato a recuperare online (numero del 27 agosto 2019): «Tu sens bien que revêtir cette tunique a quelque chose de particulier Un peu comme si l’histoire de ce club était cousue à même ta peau ! (…) À Turin, les références au Torino sont permanentes. Tout le monde te parle des joueurs, des entraîneurs qui ont compté… Je peux vous assurer que cet esprit Toro est tout sauf un concept abstrait.»
    Quello che risalta è come quel che ha detto Sirigu sia stato con tutta sincerità spontaneo, dal momento che l’intervista riguardava il suo passato come ex giocatore del PSG.
    Certe parole al tifoso del Toro, che quel concetto di unitarietà e appartenenza tra storia e presente le ha innate per quel sentimento ultramoroso che lo lega intimamente al suo destino granata, fanno sicuramente piacere, perché ben pochi ne colgono la sfumatura.
    Papillon

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  8. Granata - 3 mesi fa

    Bravo Anthony, come sempre. Tempo fa, più di 1 anno , scrissi che Cairo fece fare uno studio di fattibilità per lo stadio ma, il piano, economicamente, non starebbe in piedi perché la squadra dovrebbe innanzitutto stabilizzarsi in Europa per attrarre tifosi che poi avrebbero una casa da riempire. Ricordo di persone che mi presero in giro,ad essere gentile, dicendo che loro sapevano, che Cairo non investe in infrastrutture (Robaldo) e che un sacco di menate. Adesso le parole di Weatherill sembrano mettere luce su aspetti caratteriali del presidente. Mi fa piacere. Io ripeto, sino alla noia, se impara ancora di più a delegare, il Toro andrà sempre meglio. Sirigu ? Un uomo prima che un giocatore e sono certo che , se vorrà, le porte saranno sempre aperte per lui.

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  9. RFgranata - 3 mesi fa

    Grande Anthony salutate la capolista FVCG

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  10. vanderkorputnoneramale - 3 mesi fa

    Anthony Weatherill riesce sempre a toccar le “secrete vie del mio cor” di foscoliana memoria, seppur le sue citazioni e argomentazioni paiono, al mio cuor granata, di natura “chestertoniana”. Grazie di regalarci, ancora una volta, spunti di ineffabile poesia ed esistenziale buon senso.

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  11. maxx72 - 3 mesi fa

    Bravissimo Anthony. Ennesimo bell’articolo…lui e Maria Grazia i migliori senza dubbio.

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  12. Toro88 - 3 mesi fa

    Grande Anthony… mi fai piangere

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  13. FVCG77 - 3 mesi fa

    E’ difficile in un mondo come quello del calcio identificare valori. E anche quando pensi di trovarli, la delusione ti aspetta al varco. Io tengo a qualcosa di diverso da una squadra: se il Toro non avesse quella magia del maledetto, del Davide contro Golia, del Robin Hood del pallone, se non avesse lo “Spirito del Toro”, sarebbe il nostro Toro? Per alimentare questa magia, però, occorre investire su quei calciatori che possono avvicinarsi a quest’idea. Ne abbiamo almeno due: Sirigu e il Gallo. Non so se resteranno e diventeranno bandiere, ma se non ci si prova con loro, con chi?

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  14. GlennGould - 3 mesi fa

    Ottimo, davvero, per due ragioni.
    La prima, sottolinea le parole espresse da Sirigu, che vanno ben oltre la solita intervista di un calciatore, per di più ad un giornale così importante.
    La seconda, che trova riscontro in ciò che ho sentito io un paio d’anni fa; la volontà del presidente di portare il toro ai vertici.
    Perché tra le righe dell’articolo, e neanche troppo tra le righe…

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  15. inf_693 - 3 mesi fa

    voto 10

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  16. Cali - 3 mesi fa

    Senso di appartenenza..

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