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Esclusiva

Agroppi, l’ultima intervista a TN: “Cairo? È il momento di lasciare”

Agroppi, l’ultima intervista a TN: “Cairo? È il momento di lasciare” - immagine 1
In esclusiva le parole di una colonna della storia granata che commenta le difficili settimane del Torino tra sconfitte e contestazioni
Andrea Calderoni
Andrea Calderoni Caporedattore centrale 

Quando dici Toro, ti vengo in mente in automatico alcuni nomi. Da Paolo Pulici a Claudio Sala, da Angelo Cereser ad Aldo Agroppi. Siccome il momento storico granata è particolarmente complicato e approfittando della terza pausa per le Nazionali di questa stagione sportiva, Toro News ha deciso di affidarsi in esclusiva proprio all’ultimo menzionato, il “toscanaccio” Agroppi per analizzare la delicata situazione tra campo e società.

Buongiorno Aldo. Come sta?“Come persona devo dire bene, come tifoso non tanto. Beh, c’è chi perde più di noi: il toro in Spagna perde sempre”.

Ha guardato il derby?“Certo, noi siamo del Toro e lo siamo in tutte le circostanze. Partiamo dal presupposto che il Toro vince tutte le domeniche perché è mito e leggenda, viaggerà nei secoli. Poi, il risultato pratico sul campo è un’altra cosa. Il Toro sul piano tecnico ha poco o niente. Ha giocatori di valore medio-basso e non è possibile pensare di vincere il derby oggi”.

Vede ancora Cairo nel futuro del Toro?“L’ambiente è difficile, Cairo è sempre più contestato. Credo che stia cercando di trattare perché da anni vive in questo contesto. Non sta vivendo una bella esperienza al Torino. Penso sia il momento di lasciare, però lui rimane al comando e noi non possiamo fare niente. Per fare una squadra forte nel 2024 c’è bisogno di tanti quattrini e non è detto che si vinca”.

Sono state sbagliate tante mosse in estate?“Quando eravamo primi in classifica sembrava che tutto fosse a posto, che tutte le mosse fossero giuste. Ora è tutto sbagliato. Due mesi fa non si dicevano le stesse cose”.

Anche Vanoli ha le sue responsabilità?“L’allenatore partecipa, ma non vince da solo. Vincono i calciatori bravi, un presidente presente, una società sul pezzo. Se c’è tutto questo, allora anche l’allenatore spicca perché lavora in un contesto facile e diventa bravo. Ora Vanoli si trova in un ambiente complicato nel quale non è facile lavorare. Anche quando si vinceva a inizio stagione non era Vanoli a segnare: non bisogna dimenticarselo. Vanoli prepara la squadra con serietà dal punto di vista teorico, però conta la pratica in campo”.

Quali sono i problemi di questo Toro? “Seguo ormai poco il calcio perché le partite sono noiose. Sono tutti stranieri. Come si fa a chiamare Torino una squadra con dieci stranieri in campo? Cosa ne sanno quelli che vengono dall’estero della leggenda e del mito granata? Questo è un reale problema del calcio moderno”.

Un’ultima considerazione: cosa si sente di dire ai tifosi granata in questo momento di difficoltà?“State sereni e tranquilli, pensate a chi sta peggio di voi, a chi vive in un ospedale e magari non uscirà più. Noi siamo tifosi del Toro, siamo abituati a soffrire. Sappiamo che il calcio è un mestieraccio. Non possiamo cambiare la mamma, quindi si soffre stando sereni e tranquilli”. 

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