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Cereser a TN: “Buongiorno? Fa bene ad andare. Rifiutai l’Inter, non lo rifarei”

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In esclusiva le parole di “Trincea” che parla di un curioso aneddoto targato 1971 che coinvolgeva lui e capitan Ferrini
Andrea Calderoni
Andrea Calderoni Caporedattore centrale 

Alessandro Buongiorno è prossimo a salutare Torino. La sua cessione sta facendo molto discutere sotto la Mole. In esclusiva su Toro News prende la parola un autorevole granata: Angelo “Trincea” Cereser, il quale racconta un aneddoto del suo passato che lascia molto riflettere...

Buongiorno Angelo. Da bandiera del Toro quanto è dispiaciuto per il prossimo addio di Alessandro Buongiorno?“Mi dispiace tantissimo che vada via un ragazzo del genere. Lo conosco personalmente, è un bravissimo ragazzo, uno del Toro e da Toro. Però, voglio guardare al futuro. Nel 1971 il Milan richiese Ferrini, l’Inter me. Ci trovammo a casa sua e decidemmo di rimanere al Toro perché eravamo affezionati al granata. Però, con il senno del poi posso dire che abbiamo perso un’opportunità. Non credo che nel 2024 rifarei la stessa scelta del 1971. Per carità non rimpiango nulla perché il Toro è stato fondamentale per me e per la mia esistenza, ma mi sono privato di una chance e mi dispiace. Proprio per questo dico a Buongiorno di provarci, di andare e di seguire le dinamiche del calcio”.

Dal punto di vista tecnico cosa perde il Torino senza Buongiorno?“Senza Buongiorno perde un giocatore che definirei una chiave di sicurezza. Bisognerà vedere chi lo sostituirà. In molti mi parlano bene di Dellavalle, ma sarà da inserire oculatamente”.

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Il Torino ha iniziato ad allenarsi lunedì 8 luglio: la rosa è ancora incompleta. È preoccupato?“È tanto incompleta. Non si sa chi resta e chi arriva. Ci sono tanti punti interrogativi, ma ricordo a tutti che questo è il modus operandi della presidenza Cairo. Aspetta sempre l’ultimo sia per fare più business sia per fare affari migliori. In questo è molto bravo, però attenzione perché si possono correre dei grossi rischi. E poi questa non è la modalità per costruire grandi squadre”.

Come vede Paolo Vanoli?“Si spera che tutto vada bene. La persona è valida. Ricordo ai tifosi granata che quando sono arrivati al Toro Giagnoni e Radice erano appena stati patentati a Coverciano, ma entrambi hanno fatto crescere la squadra fino allo Scudetto. È vero che i tempi sono cambiati, però sono fiducioso. Spero che Vanoli porti serenità e grinta”.

Essere molto incompleti sarà un ulteriore handicap per il neo tecnico granata.“È difficile perché dovrà trasmettere tutti i suoi metodi di insegnamento e dovrà far apprendere tutto in fretta. I giovani però sono recettivi, ma devono credere fortemente in quello che fanno. Devono trovare il filo conduttore e se sarà così, il Torino imboccherà la via giusta. Una fortuna, se così vogliamo chiamarla, è non avere le coppe perché Vanoli potrà agire più attentamente sui singoli senza avere traguardi immediati”.

Prima ha detto che il modus operandi di Cairo non permetterà al Toro di costruire una grande squadra, ma il presidente ha l’intenzione di fare qualcosa in più?“Secondo me, non ha intenzione di costruire qualcosa di grande. Non lo fanno quelli che hanno molte più disponibilità di lui, quindi anche lui si limita a quello che ormai a Torino sono abituati a vedere. Sono i soldi che fanno girare tutto. Penso che con Cairo bisogna accontentarsi e da un certo punto di vista c’è anche da capirlo”.

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