#IoRestoACasa con Toro News – Jimmy Ghione: “Io, tifoso granata per scelta”

#IoRestoACasa con Toro News – Jimmy Ghione: “Io, tifoso granata per scelta”

L’intervista / Jimmy Ghione ospite del nostro Nicolò Muggianu nella decima puntata del nuovo format di Toro News

di Nicolò Muggianu

Nasce #IoRestoACasa con Toro News, il format pensato da Toro News per intrattenere e informare i suoi lettori in questi difficili mesi di quarantena forzata. Ogni settimana nuovi ospiti, nuove interviste e nuove storie da raccontare. Non solo calcio tra i temi trattati, ma anche gli hobby, gli interessi e le passioni dei protagonisti; che vi aiuteranno a conoscere meglio tutti i personaggi legati al Torino FC che interverranno.

Ospite esclusivo del nostro Nicolò Muggianu nella decima puntata di #IoRestoACasa con Toro News, Jimmy Ghione: inviato di Striscia la Notizia e tifosissimo granata. Il tema della chiacchierata è “chiacchiere da bar”. Vietato, dunque, prendersi troppo sul serio.

Ciao Jimmy, come stai?

“Io sto bene, recluso ma sto bene. Ora siamo in attesa di nuovi decreti, dal 4 maggio qualcosa succederà. Siamo tutti preoccupati anche per quello che succederà dopo, per la crisi che è anche economica. Anche il calcio ne sta risentendo molto in questo momento”.

Cosa ne pensi della pausa del campionato: pensi che si potrà e si dovrà ripartire?

“Come tifoso spero si possa ripartire. Mettendo un po’ di grano salis in testa però dico che è chiaro che ci siano delle priorità in questo momento. Devono ripartire tutte le attività e da tifoso spero che riparta anche il calcio. Mi auguro che possa ripartire, perché vuol dire che il paese è ripartito. Nel momento in cui si potrà giocare a calcio vorrà dire che qualcosa sta cambiando in meglio. Certo è che la situazione non è delle migliori. Conte è stato criticatissimo, ma bisogna fare molta attenzione perché una ricaduta farebbe male in modo ancora peggiore della prima ondata. Se ricapita una seconda volta cadremmo tutti nel baratro: laddove potevamo immaginare la luce in fondo al tunnel cadremmo in una depressione difficile da curare. Qua non sappiamo se questa guerra finirà per sempre, non ci sarà un armistizio. Bisogna assolutamente trovare il vaccino. Io sono un portatore sano di felicità nel mondo, ma sono anche un po’ preoccupato perché una settimana dal quattro maggio capiremo se torneranno focolai”.

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Cosa ne pensi del Toro di quest’anno?

“Il Toro era partito benissimo e sulla carta era una squadra importante con giocatori importanti. Poi si è perso per strada e io non riesco a capire perché. Non capisco chi dice che stiamo pagando la preparazione dell’Europa League. Probabilmente abbiamo puntato su giocatori che non hanno dato quello che dovevano dare. Non conosco le problematiche dello spogliatoio, ma qualcosa è successo. Se non avessimo avuto Sirigu, saremmo già in Serie B. Se avessimo avuto Hart, che rispetto a Sirigu si è dimostrato inferiore, saremmo già retrocessi. Sirigu è uno dei tre o quattro portieri più forti del mondo probabilmente. Se andiamo a vedere il Toro, a livello di nomi, avevamo una squadra tranquillamente da Uefa, quindi è capitato qualcosa di strano. Sono stato il primo a criticare Cairo, ma sulla carta ha preparato una squadra all’altezza. Quando siamo usciti dalla Coppa, ho notato che c’era una velocità diversa: le squadre inglesi hanno un altro ritmo, scoprono due o tre ragazzini stranieri che ti saltano come dei birilli. Anche noi dovremmo tornare a fare così. Penso a Bruno Peres che al Torino faceva la differenza, a Roma lo chiamavano “Bruno Ceres”. Anche Acquah era uno che ti sradicava il pallone dai piedi, fisicamente formidabile. Poi dopo qualche anno si perdono e bisogna cederli”.

L’unica cosa diversa rispetto allo scorso anno è che in difesa non c’è più Moretti.

“Baresi nel grande Milan era un direttore d’orchestra. Magari non sapeva suonare tutti gli strumenti però era un grande direttore. Ha fatto giocare supercampioni dei giocatori che non lo erano. Chi ti dirige l’orchestra vale più di un trombettista. Moretti sapeva come muoversi lui e come muovere la difesa. Zaccarelli era di un’intelligenza sopraffina, aveva un’intelligenza tale che sapeva che se non poteva andare lui a chiudere sapeva chi mandare. Moretti è quello che manca a noi. Come lo stesso Glik, uno da Toro che là dietro faceva la differenza e si parlava anche di un suo ritorno. Era uno che dava quattro gomitate, poi partiva, andava e segnava di testa. Se noi andiamo a vedere i numeri di Giampiero Ventura… Noi siamo andati in Europa con un centrocampo con Gazzi e Vives, con tanto rispetto per Peppino e Gazzi. Se noi andiamo a vedere, non avevamo questi grandi giocatori. Poteva anche essere stucchevole il gioco di Ventura, ma faceva giocare la squadra. Ha preso Belotti a 8 milioni e Cairo era preoccupato. poi dopo di lui Belotti valeva 100 milioni. Abbiamo comprato Immobile che non poteva quasi uscire da Genova perché non giocava benissimo. Avrei voluto vedere Ventura con questa squadra, ci saremmo divertiti… Avrebbe fatto la differenza. Poi se andiamo a vedere la Nazionale, la sfiga è stata quella della Svezia. Abbiamo perso il Mondiale perché è la prima volta nella storia che passava solo una squadra direttamente nel girone e c’era la Spagna più forte al Mondo. E noi con la Spagna abbiamo pareggiato perché Buffon ha fatto un errore. Al Toro c’è stato un prima e un dopo Ventura. Poi è arrivato Mihajlovic, un cazzuto, ma non è che se urli solo in faccia al giocatore quello ti può dare di più”.

Sei un tifoso per scelta o di sangue?

“Fino a cinque anni sono stato juventino, poi quando sono entrato nell’età della ragione sono diventato del Toro. Quindi secondo me vale ancora di più. La scelta di vita, per me, è solo granata”.

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Cosa ne pensi di Mazzarri e Longo?

“Io non posso discutere una scelta tecnica o tattica, ma quello che vedo in campo. Magari i giocatori fanno bene tutta la settimana e poi fanno degli svarioni incredibili in campo. Non mi piace criticare, mi piace cercare di capire perché quel giocatore gioca in quel ruolo anziché in un altro. Longo lo conosco personalmente ed è un bravo ragazzo. Ma parlare di allenatori è difficile, hanno i giocatori a disposizione tutta la settimana. E’ tutto relativo, bisogna dare il giusto peso alle cose. Poi ci sono le componenti bravura, fortuna. Se vai male l’allenatore salta e continua a prendere i soldi. Ma cerchiamo di ridurre tutto ai minimi termini. C’è chi fa sacrifici per andare allo stadio e poi i giocatori giocano male. Se fossi l’allenatore quando finisci la partita devi avere la forza solo di fare gli scalini, la doccia ed andare a casa a dormire. Devono aver dimostrato di aver dato l’anima. Se fumi? Non giochi, perché il fumo fa male. La domenica sera si va a dormire, non in discoteca”.

Ci racconti cosa vuol dire per te l’anniversario del Grande TorinoEsclu? Cosa farai questo 4 maggio?

“E’ una data particolare, una data che mi fa male. So che i ragazzi da lassù ci proteggono. Erano uomini con la U maiuscola che andavano ad allenarsi in tram. La storia del Toro è segnata da varie date nefaste, però vorrei anche un futuro per i ragazzi del Toro. Mi sono ripromesso di andare in Maratona a vedere la partita insieme a loro. Sono più legato ai tifosi che ai giocatori. Questi giovani si meritano qualcosa di più. Abbiamo un gran passato ma non possiamo vivere solo di quello. Mi mette anche un po’ tristezza vivere solo con i ricordi di Pulici e Graziani. Devono riempirci i cuori di gioia ma da lì dobbiamo ripartire. Noi siamo l’unica città dove c’è un grande gap nei derby. Io sono stufo di godere delle sfighe degli altri. Stando a Roma da trent’anni, per me il derby non è più la gara più importante”.

Qual è la top 11 della storia con giocatori che hai visto?

“Davanti mi piacerebbero Pulici e Belotti, anche se sono simili. Sirigu in porta, mi ha fatto dimenticare i portieri forti. Castellini era molto forte e scenico, Marchegiani fortissimo nelle uscite. Non nascondo che negli ultimi anni mi sono piaciuti molto Sorrentino e Sereni. Glik mi piace molto, Zaccarelli per l’intelligenza. Sulla destra Claudio Sala e a sinistra Lentini, un po’ pazzo ma un gran giocatore. E poi c’era Asta: sulle fasce avevamo dei grandi giocatori. Dico Sala a destra e Lentini a destra. Come si fa a tenere fuori Leo Junior? Metterei lui e Martin Vazquez in mezzo. In difesa Bruno e Annoni a martellare. Di terzini ce ne sono tanti ma non ricordo nessuno come fortissimo, negli ultimi anni mi è piaciuto Darmian. Allenatore? Dico Mondonico perché rappresentava il Toro più di tutti. Voglio bene a Ventura, ma Mondonico e la sua sedia sono stati qualcosa di particolare”.

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