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Capitan Glik, l’eroe di una tifosa ancora bambina

Buonanotte granata/ Un saluto sofferto al capitano Glik, dopo cinque anni al Toro

Cristina Raviola

Avevo nove anni mentre, per la prima volta, i miei genitori cercavano di farmi capire che legarsi ad un giocatore, in questo mondo del calcio, sarebbe stata fonte solo di sofferenza. Lo dicevano ad una bambina in lacrime che vedeva il proprio idolo lasciare il Toro alla volta di Milano, e le loro parole non servivano a nulla. La mia testa era piena di dubbi e oggi mi accorgo di non essere assolutamente maturata da allora. Ho ancora nove anni e il mio idolo ha firmato ieri pomeriggio per il Monaco.

E'bastato poco per farti amare, quella sera in cui sei entrato a gamba tesa su un pallone e sul mio cuore di tifosa. Era il primo derby dopo qualche anno di purgatorio e tu, come pochi altri, non subivi quell'assurdo complesso di inferiorità che a volte attanaglia chi veste granata. Tu hai alzato la testa e io con te.

Mentre ancora mi asciugavo le lacrime per la prossima partenza di Rolando Bianchi, capitano di grande cuore e anima, nella mia mente avevo già preso la fascia e te l'avevo stretta al braccio. "Guidaci tu, Kamil."

Tu sei ben altro, però, che due cartellini rossi, e non ci è voluto molto a capirlo. Un leader, un gigante, l'immagine di un eroe che anche da bambina avrei amato, con quel carattere chiuso e quello sguardo gelido. Ho sempre avuto l'impressione che i sentimenti che hai provato per il Toro siano stati quasi una sorta di "incidente", che ha graffiato quella scorza dura su cui sembra scivolare tutto. Prima di tutto un lavoratore, un professionista, un punto fermo.

Poi sono arrivati i gol, nella tua annata migliore, così tanti da farmi gioire già all'assegnazione del calcio d'angolo.

Ti ho visto correre sotto la curva, batterti il petto, indicarci, stringere quello stemma stretto tra le mani. E allora ho fatto del 25 un simbolo, del tuo nome un mantra, della canzone a te dedicata un inno, della tua Polonia una squadra da seguire con la stessa sincera emozione che ho dedicato alla mia patria, o forse anche di più. Soprattutto, ho fatto della tua presenza il volto del Toro che amo. Qualsiasi stupido segno tu abbia messo ieri su quegli stupidi fogli, nulla potrà cancellare questi cinque anni con quella maglia che ti appartiene, e a cui, lo sento, ormai appartieni un po' anche tu.

No, non ho imparato a non innamorarmi dei calciatori, non sono maturata, e ho ancora nove anni. E se il Toro che amo avrà un nuovo volto, per me quel 25 resterà un simbolo, quel tuo nome un mantra, la tua Polonia una squadra che è dentro il mio cuore. E tu resterai l'eroe gigante di questa immatura tifosa bambina.

Grazie Capitan Glik Glik Glik e buona fortuna.

Buonanotte granata...

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