Il solito gol su calcio d’angolo, unito all'improbabile formazione messa in campo da un allenatore ormai in evidente stato confusionale, hanno condannato senza appello il Torino alla seconda sconfitta consecutiva; la terza in quattro partite. I punti in comune di queste sconfitte sono evidenti a tutti, tranne forse a Baroni e ai modesti pedatori che mette in campo. L’ottusità dei granata su angoli e palle da fermo sfiora ormai il dolo, e viene da chiedersi se al Filadelfia si svolgano allenamenti specifici per prendere gol in queste occasioni. L’inguardabile castello difensivo - che con una crasi si potrebbe definire ''ottusangolo'' - genera orrori a ripetizione su corner e palle in area, creando confusione e incertezza nelle marcature e lasciando varchi clamorosi agli avversari. L’assenza di gioco e di risultati è chiaramente dovuta all’imbarazzante pochezza della maggior parte della rosa, ma Baroni ha deciso di rendere le cose ancora più complicate ciccando clamorosamente formazioni e approccio alle ultime gare. Dopo la scelta infelice del fragile Njie titolare contro l’Udinese (che conta una delle difese più robuste e fisiche), il mister si è ripetuto inventandosi un disastroso abbinamento Zapata-Ngonge che ha di fatto privato la squadra di potenziale offensivo e regalato all’Atalanta l’intero primo tempo.
Granata dall'Europa
Ottusangoli e mezze porzioni
Gli sprazzi di partita visti dopo l'ingresso in campo di Simeone e Adams hanno confermato l'errore di valutazione del mister e aumentato i rimpianti. In campo a Bergamo si sono visti chiaramente tutti i limiti qualitativi e caratteriali della rosa infarcita da Cairo e Vagnati di giocatori ''mezze porzioni'', per i quali il confronto con una squadra di giocatori a tutto tondo è stato impietoso. Cosi, senza troppe difficoltà, l’Atalanta ha fatto un solo boccone dei malcapitati pigmei calcistici avversari. Con la sconfitta di Bergamo la stagione può ormai considerarsi terminata, a meno che i nostri anti-eroi decidano di ripiombare nella palude della lotta per la retrocessione, ma l’ipotesi sembra abbastanza improbabile. Visto che la bottega è già chiusa, la società potrebbe approfittarne per fare quel repulisti generale necessario per eliminare la lunga serie di zavorre accumulate da Vagnati. La lista di mezze porzioni e di punti interrogativi calcistici include Israel, Ilic, Pederson, Coco, Lazaro, Gineitis, Tameze, Anjorin, Casadei e Aboukhlal. Alla luce delle prestazioni del girone d'andata, nessuno di loro sembra possedere le qualità tecniche, tattiche e caratteriali per essere più di una buona riserva in serie A. Per Asslani, Nkounkou, Ngonge, Biraghi e Masina invece il punto interrogativo andrebbe trasformato velocemente in un punto esclamativo alla fine della parola ‘’addio’’.
Anche i pochi giocatori su cui si può contare al momento (Maripan, Simeone, Zapata, Ismajli, Adams) non fanno certo sorridere per carta d'identità e condizione fisica. Sul mercato di gennaio non serve quindi una riparazione e neanche una rivoluzione, ma una rifondazione. La filosofia di fondo in entrata dovrebbe essere quella di investire in un paio di profili difensivi di qualità per portare a casa senza troppi patemi la stagione, per poi concentrarsi su un turn over consistente in estate. In fase di uscita, c'è da rimandare al mittente rapidamente i prestiti fallimentari che, in aggiunta alla scarsissima resa su campo, riducono le chances di vedere impiegati calciatori delle giovanili. Quella della mancata valorizzazione del vivaio resta probabilmente la pecca più grande della gestione Vagnati. Alla luce delle prestazioni di Coco e Ngonge, resta un mistero come sia stato possibile mandare in prestito Dellavalle e Cacciamani, che avrebbero trovato ampio spazio nelle stesse posizioni, maturando esperienza preziosa. Superato il giro di boa del campionato, ci sarebbe da chiedersi se il bicchiere del girone d'andata vada considerato mezzo pieno o mezzo vuoto. Il problema di fondo, purtroppo, è che non c'è proprio il bicchiere. C'è solo la solita società asfittica, degranatizzata e senza ambizioni il cui operato, ancora una volta, è riassunto dal fatto che per il Torino FC la stagione è finita già a gennaio grazie all'assemblaggio sballato e tardivo di questa squadra di ottusangoli e mezze porzioni che rende i fine settimana dei tifosi sempre più indigesti.
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