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TURIN, ITALY - MARCH 13: Roberto D'Aversa Head Coach of Torino FC during the Serie A match between Torino FC and Parma Calcio 1913 at Stadio Olimpico Grande Torino on March 13, 2026 in Turin, Italy. (Photo by Stefano Guidi - Torino FC/Torino FC 1906 via Getty Images)
Dopo la sconfitta di Milano, D'Aversa vede il bicchiere pieno per tre quarti. Viene da dire beato lui che riesce a trovare così tante cose positive in una serata in cui la sua squadra ha subito tre gol evitabilissimi ed è tornata a casa a mani vuote e con l'incubo della Serie B più vicino. Un'analisi meno di parte indica invece come i problemi strutturali della squadra continuino ad essere sempre gli stessi e come neanche il neo mister sia riuscito a trovare rimedio ai troppi errori ed orrori della banda del buco che compone la difesa granata. La sconfitta con il Milan è però poco imputabile al nuovo allenatore che sta facendo fuoco con la legna che si ritrova, ed è piuttosto figlia dello sventato e improponibile mercato fatto dal duo Cairo-Vagnati. Non bisogna dimenticare che alla prima di campionato il Torino FC ha schierato la seguente retroguardia: Israel, Lazaro, Coco, Masina, Biraghi (vengono i brividi anche solo a leggerla) e in panchina come difensori c'erano Maripan, Pedersen, Dembélé e Bianay Balcot.
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Le correzioni in corsa e quelle di gennaio hanno messo qualche toppa, ma non hanno realmente migliorato un reparto che fa acqua da tutte le parti. La sconfitta di San Siro è la logica conseguenza delle scelte illogiche e prive di qualità fatte in realtà solo per risparmiare soldi che poi sono stati buttati malamente per comprare a caro prezzo giocatori mediocri come Israel, Coco, Aboukhlal e Anjorin che nell'insieme sono costati quasi trenta milioni di euro e di cui sarà difficile sbarazzarsi in futuro. Tornando alla banda del buco, la sconfitta è arrivata dalla mezza papera di Paleari sul primo gol (ammirevole l'impegno, ma non può fare il titolare in A); dalla dormita di Ebosse (quando si dice raschiare il barile) e Ismali (preso solo perché a parametro zero) su Pulisic e poi di Pedersen (basta dire che ha gamba per favore, faceva la riserva in B e si vede benissimo) su Rabiot; dall'errore ancora di Ebosse che ha lasciato un'autostrada a Fofana in area. Tre gol evitabili, che si aggiungono ai 50 già presi e che hanno zavorrato, come al solito, il buon lavoro degli attaccanti e fatto segnare l'ennesima sconfitta di questa stagione scellerata.
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Con il vantaggio sulla zona retrocessione sceso a soli sei punti e una difesa del genere, affermare che il bicchiere è pieno per tre quarti è un esercizio di profondo ottimismo che ricorda fin troppo da vicino le dichiarazioni rassicuranti di Baroni anche quando era sull'orlo del baratro. Anche la prestazione del centrocampo non desta veri motivi di ottimismo: Gineitis, Prati e Ilkhan sono al massimo garzoni di bottega di modesta caratura, mentre Casadei continua a generare dubbi sul suo acquisto per 15 milioni di euro. L'unica ancora di salvezza per evitare una retrocessione ancora possibile è l'attacco, ossia il solo reparto in cui le scelte fatte negli ultimi anni hanno dato frutti: a Vagnati vanno riconosciuti i meriti degli arrivi di Vlasic, Adams, Simeone, Zapata, senza i quali quest'anno il rischio Serie B sarebbe stato molto più concreto. Incredibile pensare che per l'arrivo di questi quattro attaccanti siano stati spesi complessivamente poco più di venti milioni di euro, ossia l'equivalente di quanto speso per Coco, Israel, Pedersen e Lazaro, che hanno sulla coscienza buona parte dei 53 gol subiti in 30 partite, all'orrorifica media di 1,76 a gara. A fronte di questa impenitente banda del buco, l'unica cosa piena (e non solo per tre quarti) sono le scatole dei tifosi, con buona pace di D'Aversa.
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