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toronews columnist il granata della porta accanto Cairo e il suo “divide et impera”, anche fra i vecchietti
IL GRANATA DELLA PORTA ACCANTO

Cairo e il suo “divide et impera”, anche fra i vecchietti

Alessandro Costantino
Alessandro Costantino Columnist 
Torna "Il Granata della Porta Accanto" di Alessandro Costantino: "Il settantaduenne di Masio autore delle scritte contro il presidente e gli anziani all'allenamento del Fila: due facce della stessa medaglia"

Il calcio è una fede ed essere granata è la sublimazione massima di questo assioma. Si cambia macchina, casa, fidanzata, moglie, lavoro, ma non si cambia mai la squadra del cuore. Ma cosa succede quando si diventa vecchi? Nulla. Cambia la forma, forse, ma non la sostanza: ci si arrabbia, si gioisce, ci si emoziona e si palpita sempre allo stesso modo. O quasi. Forse si è meno irruenti, forse si è meno propensi a fare sacrifici fisici per la propria squadra, ma al cuore, no, a quello proprio non si comanda. E così se un giorno aprono il Filadelfia per l'allenamento ci si mette il cappellino del Toro e la sciarpa di ordinanza e si va al campo che tanto da che si è in pensione va bene a qualunque ora di qualunque giorno. E se invece sei sempre stato un tifoso acceso e sei rimasto un po' "ultrà" dentro anche dopo avere raggiunto la terza età? Continui a vivere il Toro visceralmente, ti infervori per quei colori e se proprio la vuoi fare grossa prendi la bomboletta spray e vai a fare due scritte sull'asfalto come quando lo facevi da giovane al passaggio del Giro d'Italia quando scrivevi "Forza Moser" o "Abbasso Saronni". D'altronde la passione non ha età.

Chi ha seguito la settimana granata non può non aver analizzato due episodi che hanno avuto come protagonisti alcuni signori di una certa età, diciamo over 65, per intenderci. In un caso Toro News ha intervistato un gruppetto di anziani che usciva dall'allenamento a porte aperte al Filadelfia. Gente tranquilla, solidamente legata alla maglia e al tifo tanto da andare immediatamente al tempio granata non appena se ne presenta la (rara) occasione per poter assistere ad un allenamento. Un gesto spontaneo e familiare, riflesso incondizionato di quando andare al Fila era un abitudine e i vecchietti di allora erano parte del contorno attorno alla squadra oltre a rivestire il ruolo importante di testimoni viventi delle gesta del Grande Torino. Oggi stona un po' sentire questi signori dichiarare che "il presidente fa quello che può" e che se "avesse avuto proposte avrebbe già venduto". Da gente che ha visto come operava Pianelli e come il Torino, pur con tutti i cambi di proprietà che ha avuto, sino a metà anni Novanta era protagonista del calcio italiano, fa specie pensare a quanto abbiano abbassato la propria asticella di tifosi una volta raggiunta la soglia della vecchiaia. E fa male pensare a quanto siano rassegnati invece di ambire a qualcosa di meglio, se non per sé stessi è per il proprio tifo, quantomeno per quello dei propri figli o nipoti. C'è poi invece l'altro caso, quello del 72enne che è stato individuato e accusato di essere il responsabile delle scritte con lo spray contro Cairo apparse a Masio. Fa quasi tenerezza pensare che ciò che era stato montato come un caso di "violenza ultras" pianificata e spietata sia invece poco più che una bravata di un arzillo pensionato.

Certo stigmatizziamo pure il contenuto delle invettive contro il presidente, pregne di cattivo gusto, ma non vi sembra che ci sia troppa ipocrisia nel modo in cui si parla di questo signore? Chi intendo? Entrambi: il vecchietto e Cairo. Il vecchietto perché l'ipocrisia italica dei mass media ora lo dipinge come un mostro, come una persona spregevole che ha fatto una cosa disgustosa. Addirittura c'è stata una conferenza stampa delle forze dell'ordine manco si fosse catturato Totò Riina... Anche verso Cairo c'è ipocrisia buonista: viene dipinto come vittima quando è lui la causa dell'esasperazione della gran parte della tifoseria granata. Lui con i suoi atteggiamenti narcisisti, lui con le sue "verità" raccontate a ciclo continuo come se fossero verità assolute, lui con il suo sostanziale disinteresse verso le istanze dei tifosi e lui con il suo egocentrismo esasperato e totalizzante che ha soffocato ogni possibilità di far crescere oltre la sua ombra questa società di calcio. Si può essere d'accordo con i tre vecchietti del Fila "contenti" di tirare a campare con questo presidente o si può essere d'accordo con il senso del gesto estremo del settantaduenne di Masio, come si può essere in disaccordo con entrambe le posizioni. Quello che emerge però è un tifo spaccato a tutti i livelli, anche nel segmento della Terza Età. Mentre infatti ci si aspetterebbe maggiore intransigenza in quella fascia di età tipica di chi ha visto il "vero Toro", cioè gli over 50, e meno in quella degli Under 30 che tutto sommato, purtroppo per loro, non ha visto niente di più dell' "epica Bilbao", alla fine non si può non notare che non c'è nessuna contrapposizione generazionale e neppure un'omogeneità all'interno delle stesse categorie di età. Resta tutto legato al proprio modo di essere: se si è più "caldi" ci si pone in contrapposizione a questa mancanza di ambizione perenne e si rischia di arrivare anche a gesti estremi come nel caso del settantaduenne di Masio, se si è più "freddi" ci si fa andare bene tutto, anche la collezione infinita di decimi posti e scudetti del bilancio. Tutto questo è solo però triste e spietata conseguenza del modo di Cairo di gestire la cosa granata all'insegna del motto romano "divide et impera". Continuo a pensare che ci possa essere un futuro migliore per i tifosi del Toro e lo immagino senza Cairo. Quando andrà via, perché prima o poi accadrà, il primo successo sarà il ritrovato entusiasmo e, mi auguro, la ritrovata unità della nostra meravigliosa tifoseria.

Disclaimer: gli opinionisti ospitati da Toro News esprimono il loro pensiero indipendentemente dalla linea editoriale seguita dalla Redazione del giornale online, il quale da sempre fa del pluralismo e della libera condivisione delle opinioni un proprio tratto distintivo.

ALESSANDRO COSTANTINO

Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.