Chiunque avesse letto il reportage o seguito in filmato la conferenza pre partita di Baroni avrebbe capito che il Toro a Como avrebbe fatto una brutta fine. Lo stesso tono mono corde, le stesse parole vuote, le stesse espressioni piatte ormai marchio di fabbrica di questo mister ("sentiamo il dolore della sconfitta", "conosco solo il lavoro come via d'uscita", "serve una prestazione di attenzione e di intensità", ecc.), la stessa mimica facciale deprimente e lo stesso linguaggio del corpo "perdente". Non ci voleva Nostradamus, quindi, per capire che Baroni era già venerdì al capolinea di questa sua avventura nel Toro dove in sette mesi non ha portato nulla di nulla: zero mentalità, zero concretezza, zero gioco, zero valorizzazione dei giocatori. Scelto da Vagnati per sostituire il "ribelle" Vanoli accusato di "allenare più i tifosi che i giocatori" per le sue dichiarazioni sincere sul buon operato di società che con budget similari a quelli del Toro avevano costruito progetti tecnici interessanti, Baroni credo che non abbia fatto breccia nei nostri cuori di tifosi granata neppure per un istante. Anzi, ci ha sempre fatto venire voglia di dargli uno scossone per vedere in lui una reazione. Paradossalmente l'unica volta che gli ho visto un sussulto di vitalità è stata quando ha difeso in una conferenza post partita un giornalista di una "nota" testata sportiva nazionale dalla risatina inevitabile di un collega a seguito di una domanda talmente mistificante la realtà del campo di fronte alla quale avrei sfidato chiunque dal trattenersi dal ridere o dallo sbottare in malo modo. Per il resto è stato fino ad oggi l'allenatore più aziendalista che abbia mai visto alla corte di Cairo. E, dopo Giampaolo, il meno efficace nel dare un'impronta alla squadra. Resta la magica serata di Roma in Coppa Italia in mezzo alla brutta piega che il cammino in campionato ha preso dalla partita col Cagliari in poi. Finché Vlasic ha fatto la differenza e Simeone ha fatto il Cholito, si sono intravisti spiragli di resurrezione, specialmente dopo l'avvio choc in campionato culminato con i 5 gol presi in casa dal Como. Ma con questi altri 6 gol presi sul Lago, diventa francamente improponibile difendere questo mister e sperare che possa raddrizzare la baracca.

Il granata dalla porta accanto
Cairo esoneri Baroni, ma solo perché non può esonerare sè stesso
Paga sicuramente un mercato estivo sballato (da lui stesso avvallato, però) e un mercato di riparazione che in tre settimane gli ha portato un paio di briciole e nessun reale rinforzo di cui avrebbe bisogno come il pane. Nel mezzo una girandola di scelte contraddittorie, con giocatori che apparivano e sparivano dalle rotazioni, a parte Ngonge sul quale ha sempre puntato con risultati disastrosi (gara con la Lazio a parte). La partita della prossima settimana col Lecce sarà pertanto un cruciale scontro salvezza: perderlo sarebbe come segnare l'inizio della fine, la spinta verso un baratro che mai come oggi fa di nuovo paura. Farla fare a Baroni in panchina sarebbe un suicidio, a mio avviso, (immagino già le dichiarazioni pre partita...) sebbene io capisca che in poche ore non sia facile trovare un nuovo mister (valido, possibilmente) che possa poi preparare una sfida così delicata. Però francamente non vedo altra soluzione che non sia l'esonero, contando che con un nuovo allenatore già al Fila da domani si potrebbe concordare con lui gli interventi last minute sul mercato (perché tanto lo sanno anche i sassi che, se faremo qualcosa, sarà sul gong quando i prezzi si abbasseranno e chi dovrà disfarsi della zavorra sarà più incline a farsi prendere per il collo).
Ovviamente la nota a piè di pagina di quanto sto dicendo non può prescindere da una considerazione che è la madre di tutte le considerazioni: Cairo, mi auguro, esonererà Baroni, ma solo perché non può (e non vuole) esonerare sé stesso. Le scelte all'interno del Torino sono, a cascata, una sua responsabilità e pertanto è lui che dovrebbe "pagare" per queste situazioni drammatiche ed umilianti in cui ci siamo infilati. Invece da anni, come se nulla fosse, si susseguono gestioni imbarazzanti dal punto di vista sportivo senza che mai il presidente abbia fatto un passo di lato per lasciare campo a seri professionisti del settore con carta bianca cioè, per capirci, i Sartori o i Marotta di turno). Di vendere, poi, nemmeno se ne parla: dovrebbe piovere dal cielo "uno più ricco e più bravo" di lui , come ama ripeterci. E poi che problema c'è? Ci sarà sempre un Ds o un mister da dare in pasto ai tifosi mentre il vero responsabile continuerà a starsene sereno sulla sua poltrona a Milano...
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