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Lazaro, siediti (in panca) e cammina (via dal Toro)!
Ci sono da sempre dei misteri a tutti i livelli ai quali è difficile dare delle spiegazioni: il più grande in casa Torino è perché Lazaro continui a giocare con regolarità. Cambiano gli allenatori (Juric, Vanoli, Baroni e D'Aversa) ma Lazaro te lo ritrovi sempre negli undici titolari. Eppure in quattro stagioni in maglia granata si contano davvero sulla punta delle dita sue prestazioni di un certo rilievo tali da considerarlo un titolare inamovibile. In compenso sono ormai innumerevoli gli errori e le prove scialbe del terzino austriaco, tanto che non credo che esista un tifoso granata che apprezzi questo giocatore, sicuramente talentuoso, perché i piedi e il tocco della palla sono da calciatore di alto livello, ma privo di coraggio, garra e acume tattico. A me pare il classico "campione del giovedì", come si diceva una volta di quei giocatori che erano fenomeni in allenamento o nelle abituali amichevoli contro i dilettianti che si facevano di solito il giovedì, ma che poi alla domenica in partite vere, quasi sparivano. Ormai, per gioco e per scherzo, quando sono allo stadio mi diverto a contare quante volte tocca la palla indietro senza provare un dribbling o una verticalizzazione, alla peggio anche un passaggio orizzontale. E di solito perdo il conto. Quando la palla arriva sui suoi piedi il controllo è sempre raffinato, ma poi a questo gesto tecnico ottimo, non segue quasi mai una giocata che faccia la differenza o metta in seria difficoltà l'avversario. Un po' come se al ristorante dopo un ottimo antipasto, si fosse obbligati ad alzarsi e a pagare il conto invece che a gustarsi quello che dovrebbe venire servito subito dopo. Lazaro è un po' così.
Si dirà che a Napoli si è perso non certo per colpa di Lazaro visto che la squadra è stata tutta sotto tono per tre quarti e più di gara, ed in effetti come commento ci può stare, soprattutto se a dirlo sono quelli che al tempo stesso tirano fuori la solita frase "ma tanto non sono queste le partite da vincere": no, da vincere, magari no, ma da pareggiare all'ultimo con quel cioccolatino che Adams spreca con un controllo d'esterno destro decisamente rivedibile, sì. O con quel tiro di Anjorin che poteva essere letale se solo l'ex Chelsea fosse andato su quella palla con la furia agonistica che un subentrato, fresco e motivato, dovrebbe avere, specialmente quando indossa la maglia granata. Perché a volte un punto "rubato" raddrizza una stagione, ma bisogna andarselo a prendere con cattiveria e voglia anche solo in quei 5-6 minuti in cui il Napoli ha fatto l'errore di credere che la partita fosse in ghiaccio ed ha abbassato la guardia. È lì che, ad alto livello, devi sentire "l'odore del sangue" e trasformarti in un cinico predatore affondando il colpo anche se per i precedenti 85 minuti sei stato un agnellino.
Invece questa squadra è zeppa di "nani e ballerine", giocatori cioè che, per un motivo o per l'altro, non riescono a esprimersi al massimo, fanno la figura dei mezzi giocatori e soprattutto, non gettano quasi mail il cuore oltre l'ostacolo. Anjorin, sarà anche fatto di cristallo, per carità, per cui non ci possiamo aspettare continuità da lui visto il suo quadro clinico, ma almeno quando è sano e gioca potrebbe farci intravedere ogni tanto perché il Chelsea ci aveva puntato. E invece quasi sempre ci fa bere l'amaro calice ricordandoci costantemente perché il club londinese se ne è voluto liberare a cuor leggero... Tornando alla partita di Napoli la buona notizia è che non abbiamo preso la solita imbarcata di baroniana memoria, sebbene abbiamo giocato 85 minuti "alla Baroni", forse solo un po' più compatti e un po' più grintosi e convinti rispetto a quando c'era il mister toscano in panchina. La differenza tra il prima e il dopo Baroni, quindi tra ciò che ci propinava Baroni prima e ciò che realmente ha portato D'Aversa adesso è racchiusa, a mio parere, in un momento difensivo nel secondo tempo: Paleari fa una bella parata su Santos, ma come a Genova, la palla respinta rimane lì in mezzo all'area di rigore. E mentre al Ferraris Lazaro va su quella palla vagante molle ed in ritardo permettendo a Norton Cuffy di portare in vantaggio i rossoblù, al Maradona Ebosse, di gran carriera, interviene a togliere le castagne dal fuoco anticipando, poco prima che riesca ad intervenire, un giocatore napoletano già pronto a ribadire in rete. Ecco, in questo intervento io vedo un po' l'unica discontinuità portata dal nuovo mister: non un gioco migliore o più fluido, non una diversa consapevolezza da parte dei giocatori, ma sicuramente un approccio di squadra più concreto e una maggiore attenzione da parte di quasi tutti. Tranne che di Lazaro che in occasione del 2-0 di Elmas (che ovviamente non segnava da quasi un anno, cioè da una delle ultime partite giocate decentemente nella passata stagione granata prima del black out finale che era costato la panchina a Vanoli) si fa saltare in testa da Politano, non certo un gigante. O quando poco prima, in uno dei pochi contropiedi ben fatti, spreca tutto con un passaggio nel nulla in una situazione di 4 contro 3 che poteva portare al gol.
Io capisco che le alternative sulle fasce sono modeste, ma vorrei davvero che D'Aversa rinunciasse a puntare su Lazaro da qui a fine stagione. Diamo discontinuità con il passato e mettiamo in panca uno dei giocatori che maggiormente ci ricordano quanto sia povero il progetto tecnico del Torino degli ultimi anni.
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