Vincere segnando quattro gol non è cosa abituale da queste parti, o, almeno, non lo è in questa stagione in cui sono state più le goleade subite di quelle inflitte agli avversari. Vincere in maniera così netta con una concorrente diretta per la salvezza, inoltre, lascia in tutti noi una sensazione di doppia soddisfazione: per la classifica, che torna a sorridere dopo settimane di paura vera e per la fiducia, che sembra essere ritornata a fare capolino, finalmente, all'interno del gruppo squadra. Vedere Zapata fare un gol "alla Zapata", Simeone tornare letale in area, Vlasic sugli scudi, Ilkhan dare un senso al centrocampo (ma perché non giocava con Baroni...?), addirittura Ebosse presidiare con autorità la zona sinistra della nostra meta campo, mi fa pensare che D'Aversa sia riuscito a ridare stabilità e consapevolezza alla maggior parte dei giocatori invertendo il lugubre trend generato dal lugubre Baroni. Vince il Toro ed è giusto e liberatorio gioire dopo troppe domeniche passate nello sconforto più totale. Per fortuna non c'è riuscito neanche Pellegrino con il suo gol a rovinare la festa granata, uno che se giocasse sempre contro il Toro sarebbe da Pallone d'Oro subito. Ma ora viene il bello: come ha detto bene Vlasic nel post-gara, questa squadra ha sempre mancato di continuità ed infatti anche quando aveva fatto bene con Baroni si era poi sciolta alla successiva prima difficoltà. La vera sfida di D'Aversa nelle prossime settimane sarà invertire questo trend e fare (Milan permettendo) il prima possibile quei risultati necessari (un paio di vittorie e qualche pareggio sparso oppure almeno una vittoria e cinque o sei pari) in queste ultime giornate per raggiungere alla velocità della luce la matematica salvezza. Ogni discorso futuro o futuribile non ha nessun senso fino a che al timone della società resta Urbano Cairo. Il quale, evidentemente, non è poi così impassibile davanti all'acufene (cit.) della contestazione, alle critiche che piovono ormai da tutti i media (eccetto uno) e agli striscioni che quasi quotidianamente tappezzano Torino e si spingono fino a Masio, suo paese natale, se dopo la partita col Parma si è lanciato in una patetica controffensiva mediatica povera di contenuti, ma ricca di parole "chiave" sparate ad arte per farsi passare come vittima agli occhi del pubblico.

IL GRANATA DELLA PORTA ACCANTO
Il Toro mette la quarta, Cairo fa l’offeso
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Il patron granata ai microfoni dei giornalisti presenti allo stadio ha tagliato corto sulla partita, ma non si è tirato indietro al momento di accusare certa carta stampata di fomentare la contestazione dei tifosi (omettendo che lui è il primo ad usare i propri media per dare una visione della realtà del Torino FC completamente distorta) e di scagliarsi contro gli autori delle scritte apparse a Masio rei, a suo dire, di aver urtato, non la sua di sensibilità, ma quella dei bambini (!) che leggono tali scritte. E alla fine ha condito il tutto sostenendo che "non è una guerra, ma solo calcio, cioè un gioco". Media cattivi, bambini traumatizzati, guerra: un trittico di concetti sputati con studiata strategia per toccare le corde giuste di chi legge o ascolta le sue parole. Un trucchetto da venditore navigato per distogliere l'attenzione dal vero problema di fondo: la sua fallimentare e arida gestione del Torino FC. Forse bisognerebbe ricordare a Cairo che in periodo di Covid il calcio non era "solo un gioco" quando piangeva e si lamentava che lo Stato avrebbe dovuto dare ristori anche alle società di calcio: e perché mai, ci verrebbe da dire oggi, se è soltanto un gioco? Ma allora gli faceva comodo sostenere il contrario perché Cairo sa benissimo che il calcio è molto più di un gioco, visto le passioni che smuove e, soprattutto, i miliardi di euro che movimenta. Ovviamente in questo caso, visto che è messo sotto pressione dalle critiche aspre e anche esasperate dei tifosi più estremi, gli fa comodo minimizzare la portata del sistema calcio, tra l'altro sventolando, non a caso in un momento storico difficile dove la gente è già fin troppo sensibile all'argomento a causa dell'attacco di Usa e Israele all'Iran, la parola "guerra" con malcelata teatralità. È un Cairo nervoso quello che si vede recentemente, incline ormai a fare l'offeso ricordando sempre più spesso che ha messo dei milioni (quali, di grazia?). Non bastano quattro gol di una serata finalmente positiva per i nostri colori a farci dimenticare chi è Cairo e cosa (non) sta facendo nel Torino. Il bluff ormai è stato scoperto, non basterebbero neanche 9 vittorie da qui a fine stagione per fare cambiare idea alla gente. Come già detto da qualcuno, se questa situazione è incresciosa per tutti e lui è il primo a soffrine, non faccia l'offeso, ma venda il Torino e investa una piccola parte dell'enorme plusvalenza che farà per comprarsi l'Alessandria: magari così a Masio cambierebbe il tenore delle scritte sui muri...
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Alessandro Costantino
Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finchè non è finita.
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