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Toro, harakiri Baroni: regala tre uomini alla Roma e sprofonda. Terza sconfitta di fila in casa
C'è un dato di fatto imprescindibile da cui partire, per onestà intellettuale: questa Roma è molto più forte del Toro. Il divario tecnico è evidente, la qualità della rosa imparagonabile. Ma proprio perché l'avversario è una corazzata, non ci si può permettere il lusso di scendere in campo con l'handicap. E invece, all'Olimpico Grande Torino, Marco Baroni ha deciso di fare un regalo anticipato ai giallorossi: tre uomini in meno per quarantacinque minuti. Contro questa Roma, se regali tre giocatori, non puoi farci nulla. Il risultato finale di 0-2 è la logica, spietata conseguenza di scelte iniziali incomprensibili e di una gestione della gara che lascia i tifosi granata attoniti.
Le scelte che condannano il Toro
Il primo tempo del Toro è stato un "non-luogo" calcistico. La squadra non si è vista, schiacciata non solo dalla forza dell'avversario, ma dalla sua stessa confusione. Il dito è puntato dritto contro la formazione titolare. Baroni lascia ancora una volta in panchina Casadei – un mistero che inizia a diventare fitto e logorante – per affidarsi a scelte che si sono rivelate fallimentari. Davanti, Ngonge è risultato irritante: mai uno spunto, mai una giocata utile, un corpo estraneo alla manovra. Sulla fascia sinistra, Aboukhlal è stato semplicemente evanescente, senza mai impensierire la retroguardia ospite. Ma il vero disastro si è consumato dietro. La scelta di schierare ancora Tameze nei tre di difesa, al posto di Maripan, è stata letale. Il francese è apparso costantemente fuori posizione e in perenne affanno, stendendo il tappeto rosso a Malen. Il neo acquisto giallorosso, fortissimo e devastante nelle accelerazioni, ha ringraziato per la libertà concessa, trovando il gol e imperversando sulle macerie della retroguardia granata.
Reazione tardiva e cambi incomprensibili
Nella ripresa si è visto un Toro diverso, almeno nell'atteggiamento. La squadra ha provato a rialzare la testa, mostrando orgoglio e determinazione, sfiorando il pareggio in tre occasioni. Il secondo tempo non è però stato sufficiente per riprendere una partita compromessa nei primi 45 minuti. A rendere la serata ancora più amara è stata la lettura della gara da parte della panchina. Con la squadra sotto di due reti e palesemente incapace di pungere, Baroni ha aspettato il 77' per provare a smuovere qualcosa in attacco. La mossa? Togliere l'irritante Ngonge per inserire Njie. Un cambio "ruolo su ruolo" a meno di un quarto d'ora dalla fine che è sembrato più un atto dovuto che un vero tentativo di ribaltare l'inerzia. Lasciando in panchina Simeone.
Voragini difensive
Il triplice fischio sancisce la terza sconfitta consecutiva in casa e accende i riflettori su un dato allarmante: la difesa è un colabrodo, non lo scopriamo certo oggi. Sono 34 i gol subiti in 21 match. Le solite voragini difensive, unite agli esperimenti falliti di adattamento dei giocatori, stanno trascinando il Toro in una spirale negativa pericolosa, di nuovo a soli +6 dalla terz'ultima.La Roma passa meritatamente, ma il Torino ci ha messo troppo del suo. Regalare uomini, tempi di gioco e spazi a chi è già più forte non è calcio: è suicidio sportivo.
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