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tor columnist Lavagnetta Granata: Una possibile quadra?

Lavagnetta Granata

Lavagnetta Granata: Una possibile quadra?

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Dopo mesi di confusione e incertezze, il Torino sembra aver trovato qualche punto fermo. La vittoria col Parma riaccende segnali positivi tra disciplina, ruoli chiari e spirito di gruppo, ma il percorso resta lungo e pieno di incognite.
Riccardo Levi

Era sotto gli occhi di tutti che il Torino di Baroni non avesse delle idee chiare in testa. Una squadra lunga, confusa, spesso incapace di leggere i momenti della partita e di interpretare le richieste dell’allenatore. Sono stati mesi pieni di cambiamenti in tutto, sistema di gioco, schema, direttori e un continuo ballottaggio di formazioni. Proprio per questo l’arrivo di D’Aversa sembra aver portato qualcosa di diverso, forse meno raffinato ma decisamente più concreto: disciplina, grinta e soprattutto ordine. E, a volte, è proprio da qui che bisogna ripartire.

Un cammino ancora lungo

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Il calendario sicuramente non sorride al nuovo allenatore granata che, dopo aver trovato Lazio, Napoli e Parma, nel weekend vede i suoi impegnati a San Siro contro un Milan, nel vero senso della parola, indiavolato. Nonostante tutto però Roberto D’Aversa, reduce da un anno senza allenare, si è dimostrato pronto a dare identità ad una squadra che non aveva ancora trovato una singola soluzione in mesi di allenamenti. Sicuramente ci va tempo e commentare l’operato del nuovo allenatore granata ad oggi è precoce, specialmente considerando l’arrivo a stagione in corso. La squadra però, sotto la sua guida, ha risposto presente e nelle ultime tre è riuscita a collezionare ben 6 punti con addirittura una vittoria di misura per 4-1 nell’ultima contro il Parma. Il dato più evidente è uno: il Torino torna a segnare quattro gol in una singola partita, evento che mancava da davvero troppo tempo e che, da solo, basta a far capire quanto questa squadra fosse bloccata mentalmente prima ancora che tatticamente. Ma non è solo una questione di numeri.

Ciò che si sta vedendo queste ultime settimane in campo è stato un Toro diverso nell’atteggiamento: più compatto, più dentro la partita e soprattutto più squadra. Lo spogliatoio dà finalmente segnali di unità professionale, e non è un dettaglio. In una stagione così travagliata, con una contestazione costante e un ambiente tutt’altro che sereno, riuscire a vedere undici giocatori che finalmente lottano insieme è già un punto di partenza importante. Dal punto di vista tattico, la sensazione è che i ruoli stiano iniziando a definirsi con maggiore chiarezza. Non si vedono più quei continui adattamenti forzati, posizioni ibride e continui stravolgimenti di formazione. Ognuno sembra sapere cosa fare, quando farlo e soprattutto dove stare in campo. Un aspetto che può sembrare banale, ma che nel calcio di oggi fa tutta la differenza del mondo.

Questo non significa che i problemi siano spariti, tutt’altro. Le lacune strutturali restano evidenti, così come rimane forte l’incertezza legata al futuro. Il Torino continua a essere una squadra fragile e che paga ancora errori evitabili sia a livello individuale che collettivo. Eppure, proprio per questo, un finale di stagione positivo può avere un peso specifico enorme. Non tanto per la classifica, il cui unico scopo è salvarsi, quanto per costruire una base credibile da cui ripartire. Al Torino, negli ultimi anni, è sempre mancata la continuità: ogni stagione è stata un ricominciare da zero pur mantenendo lo stesso allenatore, il risultato era infatti già scritto: mediocrità e una continua altalena di risultati.

In tutto questo, però, resta un elemento che sovrasta ogni discorso tecnico o tattico: la società. È inutile girarci attorno, il peso più grande della bilancia resta nelle mani del presidente e delle sue intenzioni. Perché si può parlare di moduli, di allenatori e singoli, di interpretazioni e di crescita quanto si vuole, ma finché il progetto sportivo resta legato a dinamiche esterne al campo, mancanza di programmazione e continui progetti a breve termine il rischio è sempre quello, costruire su fondamenta instabili. Il Torino di oggi sembra aver trovato una possibile quadra, o quantomeno un punto da cui ripartire. Ma capire se sia davvero un nuovo inizio o solo un momento isolato dipenderà da ciò che accadrà fuori dal campo tanto quanto da ciò che vedremo dentro.