tor columnist leditoriale È un Toro scarso. Ma non così tanto scarso

EDITORIALE

È un Toro scarso. Ma non così tanto scarso

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La gestione tecnica di Baroni è stata un disastro: non è mai stato un valore aggiunto. Andava sostituito prima, ora può essere troppo tardi
Gianluca Sartori
Gianluca Sartori Direttore 

Il cambio Obrador-Pedersen a pochi minuti dalla fine di Genoa-Torino, con il norvegese che incespica sul pallone pochi secondi dopo essere entrato in campo regalando il terzo gol agli avversari, rimarrà l’ultima mossa di Marco Baroni come allenatore del Torino. Una conclusione perfettamente in sintonia con quella che è stata una gestione tecnica confusa, carente e incapace di incidere fin dal primo giorno del ritiro estivo. Un vero e proprio disastro a cui andava posta una fine ben prima di oggi. Avere voluto Baroni, e poi averlo difeso a oltranza contro ogni evidenza, è stata purtroppo l’ennesima scelta sbagliata del presidente Urbano Cairo, il quale - nel corso del suo ventunesimo anno al Toro - dovrebbe prendere atto del fatto che nel calcio non ha avuto lo stesso successo riscontrato nelle altre attività imprenditoriali. Cercare di porre rimedio oggi è segnale di una certa disperazione. A D’Aversa, tecnico reduce da alcuni anni parecchio negativi, il compito di rimettere insieme i cocci di una squadra sfilacciata e inerme. La salvezza è ancora possibile: è un Toro scarso, ma non così drammaticamente scarso. Sulla carta la squadra può avere le qualità sufficienti per arrivare quartultima. D’Aversa, però, si confronta con una strada in salita. La squadra non è pronta all’idea di dover lottare fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata per non retrocedere e l’ambiente è comprensibilmente dilaniato ed esasperato. A lui, e al Toro, va un grande in bocca al lupo.