L'Atalanta sta dimostrando che sbagliare si può. Lo può fare anche la società più lungimirante dell'ultimo decennio del nostro calcio. La scelta estiva di affidare il dopo Gian Piero Gasperini a Ivan Juric appariva scriteriata ed effettivamente si è rivelata scriteriata. Un errore madornale che in pochi si potevano attendere da un club strutturato, organizzato e anche avanguardista come l'Atalanta. La bravura è stata trasformare un grave sbaglio in una semplice sbandata. Non è stato semplice ma l'imbarcazione nerazzurra è stata riportata in mare e sta riprendendo quota ovunque. In Europa il pass per accedere alla fase a eliminazione diretta è alla portata, in campionato magari non si può ambire ai traguardi stratosferici degli ultimi anni ma comunque una qualificazione alle prossime competizioni europee è alla portata. Ci scuserete per la divagazione con l'Atalanta anche perché negli ultimi dieci anni Torino e Atalanta non sono minimamente avvicinabili per quello che hanno fatto, quindi l'accostamento appare davvero forzato. La partita di ieri, sabato 10 gennaio, ha messo in evidenza anche sul campo la differenza abissale che oggi intercorre tra le due realtà e va ben oltre gli 8 punti di differenza in classifica.

L'Editoriale
L’elogio dell’errore
Da una parte un'Atalanta che ha trasformato un errore grave in una sbandata e si sta riprendendo, dall'altra un Torino che su più livelli continua a commettere un errore dietro l'altro. Errare è umano, perseverare è diabolico. Ecco il Torino persevera ormai da parecchi anni. I livelli degli errori sono diversi. Da un livello di campo (a Bergamo altra partita mal gestita da Marco Baroni con ben tre cambi al 57' a smentire le scelte deleterie iniziali) fino al livello più alto, quello presidenziale. Il Torino di oggi, e anche di uno ieri non troppo remoto, appare una cosa improvvisata tenuta in piedi per vivacchiare in Serie A. Lo dicono i numeri, lo dicono le stagioni che anno dopo anno sembrano perdere senso sempre prima. Difficile trovare una motivazione a quest'annata (fare 17 punti per raggiungere la fatidica quota 40, ma ne bastano anche meno vedendo il trend, e cercare l'impresa in Coppa Italia), appare già una stagione in preparazione della prossima, così come queste partite tra 2025 e 2026 appaiono tutte preparatorie al mercato di riparazione. Insomma, una preparazione sempre a quello che accade dopo con una capacità di gettare via tempo e risorse enorme. A Bergamo è andata in scena la 22esima partita stagionale del Torino, se tutto andrà bene (finale di Coppa Italia) ne mancano ancora 23 e quindi siamo perfettamente a metà. Il bilancio non può che essere insufficiente sotto tutti i punti di vista ed è normale che ciò si verifichi perché da anni ormai in casa granata l'errore si somma all'errore senza mai ammetterlo e di conseguenza senza mai analizzarlo fino in fondo, nascondendolo sotto lo zerbino e deresponsabilizzandosi. E così l'anonimato e l'oblio sono serviti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA


/www.toronews.net/assets/uploads/202304/7d98fd554c540056f3d614f9aeedd3af.jpg)