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Lettera di un tifoso granata: “La Maglia contro la Realtà: Il Dualismo del Tifo”
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Oggi l’autore è Stefano Ferraris.
Il confine che separa la fedeltà assoluta dal disincanto critico segna la frattura più profonda nel cuore di ogni tifoseria. Da una parte si schiera chi sceglie di prescindere da ogni evento: per costoro la maglia è un dogma metafisico, un’identità che non muta al variare di risultati, presidenti o scempi societari. All’opposto troviamo chi è disincantato, colui che non accetta passivamente il declino e subordina il proprio sostegno alla dignità del progetto. Se per il fedele l’amore è una costante universale, per il disincantato è un rapporto di reciprocità che esige rispetto. In questa tensione tra l’irrazionalità del "sempre e comunque" e il rigore di chi non vuole essere complice, si consuma il dramma dell'appartenenza, dove il cuore si scontra con l'evidenza dei fatti.
Esiste un santuario, nel petto di chi ama i propri colori, dove il tempo si ferma e la ragione tace. È il regno di chi sceglie di prescindere, di chi eleva la maglia a un’icona sacra, intoccabile dalle miserie umane. Per questi, non esiste sconfitta o tradimento capace di scalfire il marmo della fede: si tifa perché "è così", in un atto d'amore puro, ostinato e orgogliosamente cieco davanti al baratro. È l'incanto di chi vede nel simbolo una patria eterna, un legame di sangue che non chiede spiegazioni e non accetta condizioni.
Dall'altra parte del fossato, però, sosta chi ha gli occhi stanchi e l’anima ferita dal disincanto. Sono i cuori che non riescono a ignorare il fango sopra l'oro, quelli per cui l'amore è diventato un peso troppo grande da sostenere senza dignità. Non è mancanza di passione, ma un eccesso di essa: è il tormento di chi vorrebbe ancora gridare, ma sente la voce soffocata da gestioni senz'anima o da promesse infrante. Per loro, l'appartenenza non è un assegno in bianco, ma un patto d'onore che la realtà ha stracciato.
In questa diatriba non esistono vincitori, ma solo modi diversi di soffrire e di sperare. Chi prescinde salva il sogno, ma rischia di ignorare la verità; chi è disincantato guarda in faccia la verità, ma rischia di perdere il sogno. Forse, la vera essenza del tifo risiede proprio in questo equilibrio precario: tra la follia di chi non smetterà mai e il coraggio di chi, restando in silenzio, chiede solo di poter tornare a credere.
Stefano Ferraris
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