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TURIN, ITALY - DECEMBER 13: Urbano Cairo, President of Torino FC looks from the stands during the Serie A match between Torino FC and US Cremonese at Stadio Olimpico di Torino on December 13, 2025 in Turin, Italy. (Photo by Diego Puletto/Getty Images)
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Oggi la lettera porta la firma di Luca fabbri.
Dopo la vittoria per 4‑1 contro il Parma, Urbano Cairo ha scelto di non soffermarsi sul campo, ma sulle parole. Sulle scritte, sugli insulti, sull'ambiente. E soprattutto sui bambini, evocati come ultimo baluardo morale contro una contestazione ormai cronica, come riportato da Toro News nel post‑partita. Un richiamo che, isolato dal contesto, potrebbe anche apparire condivisibile. Peccato che il contesto esista, ed è fatto di vent'anni di gestione, non di una notte di striscioni.
Quando un presidente di calcio arriva a dire "pensate ai bambini", significa che il piano sportivo è finito da tempo. È una frase che sposta il dibattito:
Cairo non risponde alle critiche con un progetto, ma con una lezione etica. Non spiega dove va il Torino, ma come dovrebbero comportarsi i tifosi. Ed è qui che il discorso perde credibilità. Vent'anni dopo, chi deve davvero pensare ai bambini? Se davvero vogliamo parlare di bambini, allora la domanda è un'altra: che Torino stiamo consegnando alle nuove generazioni? Dal 2005 a oggi:
Un bambino granata oggi cresce vedendo:
Questo non è calcio educativo. È calcio conservativo, gestito come un bilancio, non come una passione.
Negli ultimi anni il Torino ha avuto:
Un'ossatura che avrebbe potuto diventare una delle migliori basi difensive d'Italia. Invece è stata venduta pezzo per pezzo, spesso in momenti chiave, come la cessione di Bellanova a campionato iniziato. Il messaggio è chiaro: nessuno è davvero centrale, tutto è monetizzabile. È questo che dovrebbero imparare i bambini?
Il 4‑1 al Parma è una bella serata. Ma non cancella:
Usare una vittoria per zittire una contestazione strutturale è un trucco vecchio. E i tifosi – adulti e bambini – lo riconoscono.
Le scritte vanno condannate. Sempre. Ma non possono diventare un alibi. Perché il problema del Torino non sono le parole sui muri, ma il silenzio di un progetto mai esistito. Se davvero vogliamo pensare ai bambini, allora serve:
Altrimenti resterà solo la retorica. E quella, ai bambini, non basta.
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