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E arrivarono le Olimpiadi di Milano-Cortina

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“…ad oggi non si è ancora capito se sono le spese aumentate o le entrate insufficienti il problema”
Carmelo Pennisi
Carmelo Pennisi Columnist 

“Il problema dei nostri tempi consiste nel fatto che gli uomini non vogliono essere utili ma importanti”, questa riflessione di Winston Churchill porta a fare una domanda: a cosa è servito e a cosa servirà l’organizzazione delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina? Riccardo, l’undicenne fatto scendere dall’autobus del gelo del bellunese perché sprovvisto del costoso “biglietto olimpico” e fornito solo di quello “ordinario”, ha tutta una lunga vita davanti per provare a rispondere a questa domanda, e magari rimarrà deluso come i greci, che alla fine, nel post dramma del loro collasso economico, hanno scoperto che il tracollo delle speranze nella loro esistenza sono da addebitarsi anche all’organizzazione delle Olimpiadi di Atene del 2004, con le ingenti spese di organizzazione usate per alimentare corruzione e addirittura per falsificare i dati di bilancio del Paese ellenico nel processo del suo ingresso nell’euro. L’esempio greco dimostra quanto l’organizzazione di una olimpiade, se non ben pensata e organizzata, può essere l’acceleratore di un disastro. Le Olimpiadi che stanno per essere inaugurate(alcune gare sono già iniziate) sono state volute a tutti i costi da Giovanni Malagò, facilone e sciagurato nel promettere e stragiurare che sarebbero state a costo zero, con il budget previsto di 1,4 miliardi di euro interamente coperto dai ricavi che un Olimpiade reca generalmente con sé. Era una promessa da marinaio, a partire dal budget talmente “fissato” da attestarsi al momento drammaticamente sui 2 miliardi di euro. Come promessa da marinaio è stata l’assicurazione che tutto non avrebbe gravato sulla fiscalità generale, infatti nel giugno del 2025 un decreto dei Consiglio dei Ministri è intervenuto stanziando quasi 400 milioni per aiutare l’organizzazione delle Olimpiadi Invernali,  e ad oggi non si è ancora capito se sono le spese aumentate o le entrate insufficienti il problema.

Malagò ha fatto di queste Olimpiadi un punto di orgoglio personale e anche di vanità, e le ha gestite fino ad ora in malo modo e con una sicumera priva di ogni assunzione di responsabilità delle traversie, a partire dal ritardo dei lavori. In questi giorni l’Italia è oggetto di ironia da parte della stampa internazionale, con attacchi abbastanza dolorosi portati avanti da due testate prestigiose come la tedesca “Bild” e l’americano “New York Times”. “Quando sarà completata la funivia Apollonio-Socrepes?, si chiede la “Bild” quasi retoricamente, perché si sa bene che l’opera non sarà ultimata per l’inizio dei Giochi, e qualcuno ormai si augura che sia almeno completata prima o poi. Anche perché i suoi conti sono lievitati dai 22 milioni iniziali ai 35 attuali. Mentre Malagò lottava per una rielezione illegittima alla presidenza del CONI, nei Giochi Olimpici da lui voluti non si sapeva nemmeno se si sarebbe riusciti a completare la pista da bob, e si era paventato di dover far effettuare la gara olimpica fuori dal territorio italiano. Forse più che di una riconferma al CONI, Malagò avrebbe dovuto pensare alle sue dimissioni, ma in Italia queste sono un costume istituzionale da tempo disperso. “Bisogna essere utili e non importanti”, ricorda Churchill, ma cosa vuoi dire ad una elite istituzionale italiana, nello sport come nella politica, atavicamente incapace a mantenere quasi mai gli impegni presi. Si trovano scuse, ci si arrampica su specchi insaponati, si gioca allo scarica barile, tutto per non ammettere di aver fallito. Qualcuno, tra i più ottimisti, spera che la cabinovia possa essere pronta, con una via libera in extremis(e cosa vorrà mai dire questo? Boh), per il “Supergigante” femminile del 12 febbraio, dove è prevista la presenza del Presidente della repubblica Sergio Mattarella. Si rifletta su questo dato, che è ufficiale(comunicato dalla Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026): su 98 interventi complessivi 40 risultano terminati, 29 sono in esecuzione, 27 ancora in fase di progettazione e 2 in gara.

In pratica tutto sarà terminato, ma forse occorrerebbe usare il condizionale, ben oltre gli avvenimenti della manifestazione olimpica. Gli esempi del caos in corso sarebbero innumerevoli, ma la cosa non dovrebbe sorprendere in un sistema Paese da molto tempo divenuto famoso per la sua burocrazia, le sue lungaggini, la sua litigiosità. Se avessimo tempo di parlare del “PNRR” ci sarebbe da farsi delle risate amare, per quanto l’Italia sia ormai incapace di prevedere, progettare e mettere a terra interventi di qualsiasi tipo. Riccardo sarebbe pure disposto a scendere dall’autobus, se almeno fosse chiaro il motivo della richiesta del sacrificio. Il caos in corso rischia di depotenziare uno dei principali motivi per cui ci si accolla il pesantissimo onere di organizzare una Olimpiade, ovvero l’effetto “vetrina” per rilanciare l’immagina dell’efficienza e della grandezza di un Paese. E quando è opportuno mettersi in vetrina? L’Italia ha una economia da libero mercato, possiamo anche dire che ha abbracciato il neo liberismo, e la scienza economica racconta come  una società capitalista, se vuole essere molto dinamica, deve crescere ad un tasso del 3% per sopravvivere. Ci fosse questo tipo di crescita, una Olimpiade potrebbe essere un valido supporto per prendere quella percentuale di sopravvivenza e a farla alzare ulteriormente. L’Italia attualmente boccheggia abbondantemente sotto la soglia del 3%, quindi alla fine si rischia di mettere in vetrina le nostre difficoltà e che il debito contratto per l’organizzazione si riduca ad essere un altro numero da assommare a debiti forieri di interessi passivi e non di utili o utilità. Ma sono davvero così importanti le Olimpiadi per un Paese cresciuto e prosperato nelle illusioni e disillusioni dell’Occidente? Qualche giorno, in una intervista rilasciata a “La Repubblica”, Steve Bannon, da più parti considerato l’ideologo di Donald Trump, ha usato le Olimpiadi di Milano-Cortina per spedire un altro siluro all’Europa, e nel caso specifico all’Italia: “Non è solo l’Ice: gli Usa forniscono un aiuto per la sicurezza. Se non lo volete, lo togliamo, tanto siete scrocconi che vi approfittate di noi… meglio così, risparmiamo soldi… anzi, ritiriamo la squadra dai Giochi. Non potrebbe fregarmene di meno”. Le parole di Bannon sono rimbalzate tra tutti i principali media del globo, proprio perché c’era il riferimento alle Olimpiadi, quindi una vetrina che può rivelarsi un’arma a doppio taglio se non si è pronti e organizzati al meglio per gestirla.

Una vetrina al quale ha dato forfait, avrebbe dovuto essere uno degli ultimi tedofori, l’atleta italiano più planetario del momento, quel Jannick Sinner che, per una ragione o per un’altra, negli ultimi tempi sta riuscendo a disertare qualsiasi cosa dove la patria chiama, è atteso a Doha da lunedì per prepararsi all’Atp 500. Sono all’incirca 40 i chilometri a distanziare la sua San Candido da Cortina; sono valli e montagne che conosce bene, dunque. Sono luoghi dove ha sciato sin da bambino, e dove ha rischiato di scegliere lo sci come avvenire professionale nell’agonismo. La vetrina non esporrà quindi il suo collier più prezioso, nemmeno tra quelle valli a lui tanto care. Non resta che augurarsi che Milano e Cortina vivano una grande festa, pur nelle difficoltà, e che lo sport sia materia di lieti ricordi e di magici incanti, nonché di incontri del destino duraturi per una intera vita. Auspichiamo una festa di sport, un riaccendersi di passioni per l’agonismo e anche per il racconto sportivo. Sarebbe quanto mai opportuno che al caos in corso, fosse anche dopo la fine dell’evento olimpico, si dia un ordine per avere un lascito positivo dalle infrastrutture previste. Per il resto la curiosità prevale, vorrei essere nato nel 2040, per poi intraprendere la professione di raccontatore di storie nel 2070. Avrei voluto incontrare il Riccardo divenuto un sereno ottantenne, per farmi raccontare i ricordi e le emozioni di quella lunga passeggiata sulla neve quando era bambino, costretto da un biglietto non a norma a causa delle Olimpiadi. Mi sarebbe piaciuto ragguagliare dopo averci parlato, mi sarebbe piaciuto molto. Sarebbe stata poesia e letteratura.