Per diventare mare, bisogna essere fiume

ToroSofia / Torna l’appuntamento con la rubrica di Elisa Fia: “Così come un fiume il Toro di quest’anno, pur sembrando simile a quello dello scorso, sia a livello di acquisti che di risultati, è in realtà anch’esso sottoposto a costanti variazioni che lo rendono una grande incognita”

di Elisa Fia

Per diventare mare, bisogna prima essere fiume, il quale scorrendo rimane sempre uguale all’apparenza ma, nell’essenza, varia continuamente ciò che è dentro di sé: acqua sempre diversa, che non si ripete mai.

Così come un fiume il Toro di quest’anno, pur sembrando simile a quello dello scorso, sia a livello di acquisti che di risultati, è in realtà anch’esso sottoposto a costanti variazioni che lo rendono una grande incognita, ancora del tutto da scoprire.

TURIN, ITALY – SEPTEMBER 26: Torino FC head coach Marco Giampaolo
looks on during the Serie A match between Torino FC and Atalanta BC at Stadio Olimpico di Torino on September 26, 2020 in Turin, Italy. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

In fondo, il gioco di Giampaolo non ha ancora visto la possibilità di mettere in campo la totalità dei suoi elementi, a partire dagli ultimi decisivi acquisti di mercato. Il fiume-Toro sta ancora facendo il suo corso e ci vorrà certamente tempo prima che la sua acqua si assesti in mare, sperando che esso non abbia a trovarne di torbide.

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Tuttavia, ai fini della limpidezza di quel grande mare che è il Toro, come concetto di appartenenza, è necessario lavorare sulla cura delle sue micro-particelle annuali, quelle cangianti, che ogni giorno costituiscono il fiume: solamente prendendosi cura di esse e non lasciandole alla vana speranza, si può mantenere viva l’integrità di quelle micro-componenti che ogni anno chiamiamo “squadra” e che, di volta in volta, sono atte a contribuire all’accrescere dell’orgoglio granata.


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  1. luizmuller - 2 settimane fa

    Un anno fa ci furono due acquisti, conclusi allo scadere del mercato, più due rientri da fine prestito (Lyanco e Edera, due riserve, soprattutto il secondo) e nessuna cessione. Quest’anno sei acquisti, quattro dei quali all’inizio del mercato, più due rientri da fine prestito (due ragazzi in gamba, della nostra Primavera) e ben quattro cessioni di titolari (conto anche Iago, che l’anno scorso era il nostro 10, fermato da un grave infortunio).
    Un anno fa le prime due partite furono vittoriose, quest’anno zero punti, ma c’è un gioco del tutto nuovo, la squadra è un cantiere aperto, sabato mi aspetto almeno cinque nuovi in campo.
    L’autrice di questo blog, per sostenere le sue metafore (che possono piacere o meno, ma non si discutono) tende spesso a riportare dati imprecisi. E’ così dificile essere obiettivi e riportare dati attendibili?

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  2. Messere Granata - 2 settimane fa

    Brava Elisa. Bella la metafora dell’acqua. Il Torino ha però bisogno dell’inerzia generata dalle “cascate”. La forza generata mette in azione il mulino, che macina la farina, che alimenta l’energia che serve agli uomini per contenere la rottura degli argini e per nutrire la propria discendenza. E così fino al mare. Quando l’acqua si “cheta” non produce più nulla, se non mescolarsi al fango. Finché la nostra acqua resterà in movimento rimarremo almeno torrente, se non proprio fiume. Altrimenti diventeremo lago, poi palude ed infine stagno. Abbiamo un destino. Quello di scorrere. C’è o non c’è il Mar Morto? Che fluisca allora sempre la nostra “corrente”. Smuoverà i sassi e le coscienze, azionerà i mulini e abbasserà le chiuse. E resteremo il Toro.

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