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tor interviste Irossa a TN: ”Noi, tifosi del Torino da piccoli. Quando entri non ne esci più”

Esclusiva

Irossa a TN: ”Noi, tifosi del Torino da piccoli. Quando entri non ne esci più”

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L'eredità del tifo, la musica e il significato del Torino... a tutto "Irosse", band musicale dei fratelli Valerio Raviglione e Simone Raviglione
Alessandro Balbo

Le Irossa sono una band nata a Torino nel 2022. Contaminate e contaminanti, propongono un sound che spazia tra il post punk e l’art rock, arricchito da strumenti a fiato e un costante dialogo tra voce femminile e maschile. Dopo l’esordio con l’album “Satura” nel marzo 2024 e il secondo album “La mia stella aggressiva si nasconde nelle virgole e nei punti”, posizionato dalla rivista Rockit al 6^ posto nella classifica dei 50 migliori album del 2025, la band ha ripreso a scrivere pezzi in vista di un prossimo lavoro. Oggi parliamo con Valerio Ravigliono (batteria) e Simone Ravigliono (basso/chitarra), fratelli e grandi tifosi del Torino.

La prima domanda che viene fatta ad ogni tifoso del Toro, tra ammirazione e perplessità, è: perché proprio il Torino?

Simone: "Ma allora, parlo un po' per tutti e due perché siamo fratelli, quindi il passato è lo stesso. Comunque più che una scelta il tifo lo ricevi dalla famiglia, un’eredità diciamo, e poi quando ci entri non ne esci. Il Toro è qualcosa che senti e da cui non esci più".

Valerio: "Sì, non è stato scelto, ma è una cosa di famiglia a partire da nostro padre e prima da nostro nonno".

Simone: "Anche andare allo stadio fin da bambini era importante. Inoltre quando il Filadelfia era ancora abbandonato andavamo a giocare a calcio con altri amici. C’era un buchetto e noi entravamo a giocare li con altri amici, c’erano ancora le porte montate e quindi giocavamo lì, era qualcosa di speciale".

E quindi un po' rispetto a questo, qual è un vostro ricordo affettivo legato al Toro? Un rapporto con un genitore? Una partita allo stadio da piccoli?

Valerio: "Ci sono due partite che mi ricordo, tutte e due col Genoa ed ero allo stadio. Quella in cui siamo andati in Serie B [Torino-Genoa 2-3 2009], quindi io ero piccolissimo, però mi ricordo che all'inizio della partita era bellissimo perché c'era il gemellaggio, quindi tutto era bello, anzi bellissimo. Poi doveva esserci anche Simone, ma era stato male".

Simone: "No, io ero entrato allo stadio…poi sono andato via perché ero malato…."

Valerio: "Comunque, la partita finisce e vince il Genoa, che era già salvo e puntava all’Europa League e noi invece finiamo in Serie B. Iniziano i tafferugli, dagli spalti al campo, e a me questa roba...o subito pensato: “Voglio tornare assolutamente in questo posto”. Poi un'altra partita che mi ricordo molto bene, con gioia, se devo dire, invece è sempre contro il Genoa, quella del 2-1 di Cerci e Immobile. Quella molto bella".

Simone: "Poi abbiamo anche fatto delle trasferte, a Firenze e a Roma contro la Roma. Sempre con nostro padre e con amici di famiglia, si facevano le trasferte tutti insieme. A Firenze era la partita del rigore sbagliato da Cerci all’ultimo per l’Europa League che finì 3-3. Noi eravamo, lì, proprio sotto la curva..."

 E quindi, diciamo, fin da piccoli siete sempre sentiti tifosi, quand’è che vi siete sentiti tifosi granata?

Simone: "Io mi ricordo che a scuola ero fiero di essere del Toro, mentre tutti i miei compagni erano della Juve, dell'Inter o del Milan. Il fatto di essere del Toro era qualcosa di diverso, il piacere dell’underdog. Comunque tutti mi dicevano: “bello! Però il Toro non vince” ma io ero fiero della mia squadra".

Valerio: "Sì, poi quando andavamo a scuola eravamo in Serie B, quindi era proprio ancora più difficile. Anzi, per me era importante cercare di convincere gli altri, quelli che magari erano un po' incerti, che non tifavano nessuna squadra, a tifare il Toro".

Voi siete molto giovani, e oggi è sempre più raro vedere tifosi giovani del Torino, per voi cosa significa il Torino? E cosa vuol dire essere tifosi del Torino oggi?

Simone: "Per me rappresenta bene tutto questo ambiente cittadino. Per me il Torino è appartenenza cittadina".

Valerio: "Io ne vado sempre molto fiero, comunque, anche se non vince. Anzi, essendo a Torino anche chi non tifa si rende conto del fatto che comunque una squadra c'è anche se non vince niente da anni. Però a Torino, secondo me, il Toro si sente molto a livello concettuale e di spirito, si sente che Torino è granata".

Simone: "Essere del Toro è formativo, uno stile di vita, è un altro modo di vedere le cose piuttosto che essere semplicemente del tifo. Secondo me è molto formativo. Ti porta alla complessità,tifare il Torino non è un sentimento semplice".

Ancora una cosa, voi siete tutti di Torino, per voi quanto è identitario il Torino? Crediate sia un senso di appartenenza ?

Simone: "Torino è una città underground in qualche modo e c’è un legame fra questa città e la squadra.Il Toro è una squadra underground, non sarà mai mainstream ma sarà sempre un po' di controcultura.I tifosi del Torino li vedi, e li riconosci. I tifosi del Torino non sono come quelli della Juve, si vedono e si sentono che sono diversi".

Valerio: "È vero ma io non lo so, perché non sono mai andato allo stadio della Juve".

Passando alla vostra musica e al vostro progetto musicale, rivedete un po’ quello che avete detto prima nelle vostre canzoni? Secondo voi c’è un po’ di Toro nel vostro modo di fare musica?

Simone: "Secondo me sì, c'è sempre parte di quell'identità, di quella formazione umana, che ci porta ad affrontare le cose in una certa maniera".

Valerio: "Sì, è più il modo di fare che abbiamo scelto.L'approccio, quel saper fare, è il medesimo. Sul fare musica, non saprei come, ma mi rivedo nell'underground che dicevamo".

Simone: "Il senso di appartenenza è fondamentale. Comunque sento molto la città in tutto quello che facciamo, e quando penso a Torino penso al Toro".

E quindi anche quando fate musica pensate un po' al Toro? Magari inconsciamente.

 Simone: "Inconsciamente sì. Comunque quando c'è una partita e devi suonare, è complicato dover scegliere.Mi ricordo che a un concerto c'era uno spettatore che sapeva che eravamo del Torino e quella sera giocavo il Toro contro l’Empoli. Quindi mi aveva mostrato il risultato della partita in diretta. Il Toro aveva perso…"

 Rispetto al vostro percorso musicale, voi siete partiti dal basso, avete partecipato a vari contest ed eventi della Torino Underground, come anche avete detto prima, e ora state emergendo. Però appunto anche questo è un po' da spirito Toro. Testa bassa, lavorare.

Simone: "Esatto. Tutto molto lento, molto incerto, direi".

Vale: "Sì, emergere con calma. A metà classifica comunque. Senza mai esagerare".

Invece nel vostro album, “Satura" nel singolo "Porno Intermezzo" avete usato come grafica del testo la formazione del Toro giusto?

Simone: "Sì, esatto, mentre nell’ultimo album “La mia stella aggressiva si nasconde nelle virgolette e nei punti”, nel booklet del CD abbiamo messo una foto della maratona degli anni Ottanta".

Però appunto, curiosa questa scelta della formazione. Perchè? E che formazione era e quale giocatore vi piaceva di più?

Simone: "In realtà l'avevamo messa un po' per esigenza inizialmente. Perché la piattaforma su cui caricare la canzone esigeva un testo lungo ma la nostra è una canzone che non ha testo, ma solo dei versi. E noi avevamo messo tutti i versi, coordinati alla canzone, ma era troppo poco per la piattaforma.E quindi ho detto, “con cosa allunghiamo questo testo?” E quindi abbiamo messo una formazione del Toro, che aveva vinto contro l’Atalanta".

 Valerio: "Era la formazione che aveva vinto contro l’Atalanta per 2-1 nel 2024. All'epoca c'era Buongiorno, c'era anche Zapata, però era appena arrivato. C'erano anche gli altri, tipo Bellanova…Ma soprattutto mi piaceva Buongiorno. Lui è un ragazzo di Torino che è cresciuto ed è riuscito a diventare simbolo del Toro… e soprattutto lui aveva rifiutato la Juve".

 Falso nueve è sicuramente il vostro pezzo più calcistico, soprattutto nel video dove un gruppo di ragazzi e ragazze un po’ sgangherati giocano a calcio, e si intravedono delle maglie granata…com’è nata l’idea?

 Valerio: "Sono state vietate le magliette della Juve. Potevano portare le magliette che volevano, ma assolutamente vietate le magliette della Juventus".

 E appunto com'è nata un po' questa idea del video e il titolo Falso nueve?

 Simone: "La canzone è nata come pezzo un po' giocoso. Quindi cercavamo qualcosa di giocoso. Inizialmente quando abbiamo scritto il pezzo ho detto che sarebbe stato bellissimo se un calciatore facesse delle skills nel video.Poi abbiamo detto no, che il pezzo sia un pezzo “marcio” e quindi nel video ci sta un bel calcetto marcio in un parco, quello di Sassi".

 Valerio: "All’inizio è un po' nato come scherzo, perché appunto abbiamo pensato a questa figura del Falso nueve che è un personaggio che è un po' strano all'interno del campo: non è propriamente un'attaccante, non è un trequartista, non è un centrocampista, è un personaggio ibrido. Si muove tra le linee, con la palla tra i piedi e con tanto divertimento".

 Voi avete detto che andate spesso allo stadio, l'ultima partita a cui siete andati? Come è stato vivendo questo periodo negativo della squadra e anche questa contestazione?

 Valerio: "Sì, noi siamo abbonati in Maratona ma adesso è da un po’ che non andiamo. Contro il Lecce non siamo entrati, siamo andati contro il Bologna e abbiamo perso…"

 Simone: "Il clima è un po' triste, più che altro perché comunque alle prestazioni e ai campionati deludenti ci si è abituati, però c’è un clima un po' triste tutto intorno".

 Secondo voi cosa ci vorrebbe anche solo per riattivare l'ambiente?

 Simone: "Non lo so, una squadra nuova rispetto a quest'anno, è difficile vedere questi giocatori che possono, come dire, riattivarsi…ci vorrebbe uno come Vanoli".

 Valerio: "Vanoli era una figura trainante".

 Simone: "Lo vedevi nelle partite che ci credeva, vedere l'allenatore così partecipe ti spingeva e andavi allo stadio e poi ti divertivi allo stadio. Nel momento in cui c'è l'allenatore che è così vivo e attivo questa cosa basta".

 Qual è il giocatore da cui ripartire? Il giocatore simbolo o che incarna al meglio lo spirito Toro?

 Simone: "Per me Zapata rimane il giocatore simbolo, c’è molta affinità spirituale tra lui, la squadra e i tifosi. Comunque per ripartire dipende molto dall’allenatore e da quali giocatori arrivano".

 Valerio: "Molto difficile…però anch’io direi Zapata. Simeone non è male ma non ha quello spirito che ha Zapata, come Vlasic che è poco spirituale o Adams, che mi piace, ma è un outsider. Ormai non vedo più il Torino tra le prime dieci. Però la grinta c’è sempre da parte dei tifosi…uno non lo dice mai ma ci spera sempre in qualcosa di più, ogni anno".

 Simone: "Il sogno sarebbe una trasferta europea, il giovedì la partita del Torino e il venerdì concerto in qualche locale europeo".

 Per finire, qualche progetto musicale per il futuro? Magri a tema Toro?

 Valerio: "Noi organizziamo questo festival “Vertrbe” assieme ad altri musicisti della scena torinese. Lo organizziamo su più locali, in realtà, su più settimane, tra fine novembre e inizio dicembre".

 Simone: "Allo stadio c'è un gruppetto di persone, altri musicisti, vicino a "Vertebre", che vanno allo stadio in Maratona. Ci piacerebbe fare una serata “Vertebre Granta”, ho già fatto la grafica, vedremo".