Martedì 24 febbraio 2025 sarà ricordato come una giornata abbastanza complicata nella ventennale gestione di Urbano Cairo. Da quando è presidente granata mai si era notato l'imprenditore alessandrino così in difficoltà. Tra i tanti temi affrontati c'è stato quello della contestazione e non poteva essere altrimenti. Dall'agosto 2024 la situazione è degenerata. Dalla cessione di Raoul Bellanova in avanti la contestazione è diventata sempre più pesante. E in questi ultimi mesi, complice i risultati scadenti, la situazione è ulteriormente peggiorata con lo stadio "Olimpico-Grande Torino" che è stato lasciato praticamente vuoto nelle ultime due partite interne granata. "Sono dispiaciuto e mi scuso con i tifosi del Toro, nutro grande rispetto per loro e accetto critiche e contestazioni. Così come ci possono essere gli applausi, ci possono essere anche le contestazioni. Da parte mia c’è voglia di invertire la rotta e fare le cose nel modo migliore possibile. La responsabilità è fondamentale e io me la assumo tutta" ha commentato Cairo (LEGGI QUI).

Il Tema
Cairo, la contestazione e il mancato sentimento: un discorso vuoto e già sentito
Il sentimento, quello assente: ecco le parole di Cairo
—Poi, si è andati più sul lato sentimentale e si è parlato della disaffezione da parte del popolo granata nei confronti del Torino. Nell'affrontare questo argomento Cairo ha ripercorso i suoi vent'anni con una dichiarazione che ormai ripete ininterrottamente da tanto tempo, un po' come un disco rotto. "Quando ho preso il Toro era fallito, prima di me aveva fatto 6 anni di B ed è retrocesso tre volte - ha specificato Cairo -. Siamo in A da 14 anni, per otto volte nella parte sinistra e per due volte in Europa. Per colpa del Parma? Le regole vanno rispettate, altrimenti scattano sanzioni. Ci siamo trovati a guardarci le spalle il primo anno di ritorno in A e poi nell’anno del Covid e nell’anno successivo. Quest’anno siamo in una situazione in cui le cose non vanno come avremmo voluto e abbiamo fatto cambiamenti. Il Toro che ho preso io non era quello degli anni '70 o del Grande Torino. La gente non si ricorda più ma era contestato, aveva problemi enormi". Una dichiarazione un po' fragile, sempre impostata sul fare (nella sua tradizionale modalità imprenditoriali) e meno sul sentimento, quello che era richiesto nella risposta.
© RIPRODUZIONE RISERVATA


/www.toronews.net/assets/uploads/202304/7d98fd554c540056f3d614f9aeedd3af.jpg)