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tor toro Cairo, la contestazione e il mancato sentimento: un discorso vuoto e già sentito

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Cairo, la contestazione e il mancato sentimento: un discorso vuoto e già sentito

Coppa Italia
L'analisi delle parole dell'imprenditore alessandrino sulla contestazione alla sua presidenza, degenerata dall'agosto 2024 in avanti
Andrea Calderoni
Andrea Calderoni Caporedattore centrale 

Martedì 24 febbraio 2025 sarà ricordato come una giornata abbastanza complicata nella ventennale gestione di Urbano Cairo. Da quando è presidente granata mai si era notato l'imprenditore alessandrino così in difficoltà. Tra i tanti temi affrontati c'è stato quello della contestazione e non poteva essere altrimenti. Dall'agosto 2024 la situazione è degenerata. Dalla cessione di Raoul Bellanova in avanti la contestazione è diventata sempre più pesante. E in questi ultimi mesi, complice i risultati scadenti, la situazione è ulteriormente peggiorata con lo stadio "Olimpico-Grande Torino" che è stato lasciato praticamente vuoto nelle ultime due partite interne granata. "Sono dispiaciuto e mi scuso con i tifosi del Toro, nutro grande rispetto per loro e accetto critiche e contestazioni. Così come ci possono essere gli applausi, ci possono essere anche le contestazioni. Da parte mia c’è voglia di invertire la rotta e fare le cose nel modo migliore possibile. La responsabilità è fondamentale e io me la assumo tutta" ha commentato Cairo (LEGGI QUI).

Il sentimento, quello assente: ecco le parole di Cairo

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Poi, si è andati più sul lato sentimentale e si è parlato della disaffezione da parte del popolo granata nei confronti del Torino. Nell'affrontare questo argomento Cairo ha ripercorso i suoi vent'anni con una dichiarazione che ormai ripete ininterrottamente da tanto tempo, un po' come un disco rotto. "Quando ho preso il Toro era fallito, prima di me aveva fatto 6 anni di B ed è retrocesso tre volte - ha specificato Cairo -. Siamo in A da 14 anni, per otto volte nella parte sinistra e per due volte in Europa. Per colpa del Parma? Le regole vanno rispettate, altrimenti scattano sanzioni. Ci siamo trovati a guardarci le spalle il primo anno di ritorno in A e poi nell’anno del Covid e nell’anno successivo. Quest’anno siamo in una situazione in cui le cose non vanno come avremmo voluto e abbiamo fatto cambiamenti. Il Toro che ho preso io non era quello degli anni '70 o del Grande Torino. La gente non si ricorda più ma era contestato, aveva problemi enormi". Una dichiarazione un po' fragile, sempre impostata sul fare (nella sua tradizionale modalità imprenditoriali) e meno sul sentimento, quello che era richiesto nella risposta.