Cosa ha fatto fin qui Roberto D'Aversa? Il Torino ha certamente trovato nuove certezze dopo l'avvicendamento in panchina tra Marco Baroni e l'ex allenatore dell'Empoli. Del resto i numeri dicono che in tre partite il Torino ha colto due vittorie, ha sconfitto la Lazio che non più tardi di tre giorni fa ha liquidato il Milan secondo in classifica. Ha poi conquistato la vittoria contro il Parma, in uno scontro da non sbagliare. Nel mezzo c'è stato il passo falso di Napoli. Abbiamo selezionato tre aspetti che hanno permesso al Torino di ripartire.
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D’Aversa e il suo Toro: ecco cosa ha fatto fin qui il nuovo tecnico
NORMALITÀ
—La vera parola chiave delle prime tre gare di D'Aversa è stata normalità. Ne ha portata tanta e la normalità è fatta di scelte non azzardate, in continuità con quelle di Baroni. Scelte azzeccate per non stravolgere una squadra già in difficoltà. È ripartito dal 3-5-2, un modulo che probabilmente non ama, ma al momento è quello che calza meglio al Torino perché può sfruttare due punte e può puntare su un Vlasic collante tra i reparti. D'Aversa ha portato scelte normali rompendo con il recente passato, fatto di decisioni il più delle volte cervellotiche e spesso senza senso, emblema di una gestione nata male, cresciuta peggio e finita con colpevole ritardo.
DIFESA
—D'Aversa, da ottimo conoscitore del nostro campionato, da subentrato ha pensato innanzitutto a puntellare la difesa e ha iniziato ad agire dalla fase di non possesso per permettere al suo Torino di incassare meno gol rispetto al recente passato. Il grande difetto della squadra di Baroni è stato quello di subire una quantità industriale di reti tanto da fare del Torino la peggior difesa del campionato per lunghi tratti della stagione. D'Aversa ha migliorato i numeri difensivi, non li ha sistemati ma li ha mitigati. Zero gol presi contro la Lazio (unici pericoli gestiti nel finale), due gol presi contro il Napoli e uno con il Parma: tre reti in tre partite, nessun passaggio a vuoto. E poi se sistemi la difesa in una squadra come l'attuale Torino con Adams, Simeone e Zapata in attacco un gol quasi certamente lo segni. Ed effettivamente tutto questo si è verificato negli ultimi 270 minuti. D'Aversa ha quindi aggiustato la fase di non possesso e sta permettendo ai fiori all'occhiello della rosa granata di esserere nelle migliori condizioni per fare il loro dovere: segnare gol.
AMPIEZZA
—Un aspetto tecnico-tattico che sta piacendo nel Torino di D'Aversa è la ricerca di ampiezza in fase di possesso. Nel match contro la Lazio, ad esempio, si sono visti cambi di gioco che difficilmente erano stati notari e descritti nella prima parte dell'annata. Briosità di manovra: questa la traduzione. È chiaro che le corsie non sono il punto di forza della rosa, anche se qualche miglioramento c'è stato con la campagna acquisti invernale condotta da Gianluca Petrachi (vedi Obrador) ma quando hai attaccanti come Adams, Simeone e Zapata e devi giocare con il 3-5-2 non puoi prescindere dai quinti e D'Aversa sta provando a coinvolgerli dando mandato a chi imposta di tentare qualche giocata più forzata e meno scontata, più a lunga gittata. Il tutto sembra mediamente funzionare. Non che il Torino sia spumeggiante ma certamente più incisivo e più in grado di azionare i suoi punti di forza e maggior qualità.
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