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tor interviste Gian Carlo Caselli a TN: “Ma se non possiamo nemmeno più sognare, che senso ha?”

Esclusiva

Gian Carlo Caselli a TN: “Ma se non possiamo nemmeno più sognare, che senso ha?”

Gian Carlo Caselli a TN: “Ma se non possiamo nemmeno più sognare, che senso ha?” - immagine 1
In esclusiva su Toro News le parole dell'ex magistrato, grande tifoso granata
Andrea Calderoni
Andrea Calderoni Caporedattore centrale 

Per il compleanno del Torino la nostra testata ha voluto regalarvi le parole di uno dei più autorevoli tifosi granata: l'ex magistrato Gian Carlo Caselli. In esclusiva su Toro News le sue parole, come sempre profonde, approfondite e saggie.

Qual è la pagina o il capitolo a cui è più affezionato della storia del Torino che tocca i 119 anni? "Potrei ricordare quando vidi il Grande Torino (ebbene sì, ho l’età per averlo visto dal vivo, almeno un paio di volte, grazie a un collega di mio padre che mio portò allo stadio), qualche epico derby vinto e qualche trofeo che in fondo, seppur pochi, anche noi abbiamo in bacheca. Preferisco però ricordare il 27 settembre 1959, al Filadelfia. Quel giorno si giocò la prima partita del Torino in serie B, allora (mi piacerebbe dire come adesso…) un’eresia. Ebbene, il ricordo dell’urlo della folla all’ingresso delle squadre in campo lo ricordo ancora come fosse oggi. Un boato simile credo di non averlo mai più sentito. Vincemmo 5-0".

Cosa vorrebbe regalare al Torino per il suo avvenire? "Un po’ del suo passato, così svilito in questi anni. E non mi riferisco solo ai risultati deludenti, perché abbiamo passato periodi anche peggiori. Parlo di identità, che sembra essere rimasta solo nei tifosi".

Se potesse cancellare un episodio del libro granata, quale sceglierebbe? "La cacciata di Sergio Rossi nel 1987, episodio in cui ahimè i tifosi ebbero delle responsabilità". 

Secondo lei ha ancora la sua magia questo club? Come preservarla?"E’ messa a dura a prova ma ce l’ha ancora, eccome. Per preservarla basterebbe poco, non abbiamo mai chiesto la luna: un campionato ogni tanto stile Atalanta o Bologna, un derby vinto ogni 3-4, un progetto credibile che non navighi a vista, una narrazione un po’ più onesta e soprattutto un po’ di identità. Senza quella non ha senso essere tifosi".

Se potesse scegliere un granata da inserire in un posto dell'organigramma della società, chi prenderebbe?"Sceglierei nell’ultimo Toro degno di questo nome, quello di Mondonico del 1990-92. C’è l’imbarazzo della scelta".

Nel presente è deluso da quella che è la proposta del Toro di oggi?"Purtroppo sì. Capisco che i tempi siano cambiati e che la forbice con i grandi club si è irrimediabilmente allargata. Ma se non possiamo nemmeno più sognare, che senso ha?"

Da tifoso che consiglio darebbe a Baroni per proseguire il suo viaggio in granata?"Non ho nulla da consigliare, non sono un allenatore (anche se tutti crediamo di esserlo). Gli augurò però, almeno una volta, di avere la pelle d’oca per il Toro. Insieme a noi".