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Tempistiche, motivazioni, sostituti: tre considerazioni sul caso Belotti-Torino

Gianluca Sartori

 ROME, ITALY - DECEMBER 17: Andrea Belotti of Torino celebrates after scoring their sides first goal during the Serie A match between AS Roma and Torino FC at Stadio Olimpico on December 17, 2020 in Rome, Italy. The match will be played without fans, behind closed doors as a Covid-19 precaution. (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Rinnovare o partire a un prezzo consono al valore del giocatore: questa è l’alternativa che il Torino avrebbe dovuto proporre a Belotti a tempo debito, almeno un anno fa. Come ha fatto Commisso con Vlahovic: comunicando la volontà dell’attaccante di non voler rinnovare, il presidente viola ha messo di fatto sul mercato il giocatore a 21 mesi dalla scadenza del contratto, con tempistiche che gli permettono di ottenere cifre almeno accettabili. La società granata, per non destabilizzare l’ambiente e per cercare di convincere Belotti, si è invece presa troppo tempo ed ora è rimasta col proverbiale cerino in mano: solo cedendo il giocatore a gennaio rimedierebbe un corrispettivo, ma rischierebbe di indebolirsi a stagione in corso.

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