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Verso Torino-Lecce: i granata davanti al loro punto di non ritorno

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Maratona deserta, numeri impietosi e Baroni sotto esame: novanta minuti per capire i prossimi mesi del Toro
Matteo Curreri

Sì, Torino-Lecce rischia di essere il vero turning point della stagione. Un ulteriore termometro sullo stato delle cose granata, che al momento non racconta nulla di positivo. Gli strascichi della seconda umiliazione marchiata Como, con quell’11-1 complessivo tra andata e ritorno, hanno condotto a un inevitabile clima spettrale attorno alla squadra. La Curva Maratona ha già annunciato che, per questa volta, la partita non sarà da guardare dallo stadio: rimarrà vuota per tutti i 90 minuti, recupero compreso. Poi sarà appunto il triplice fischio a poter sentenziare su diversi aspetti. Il primo riguarda la distanza che separerà il Torino dal Lecce in classifica e, soprattutto, dalla zona retrocessione. Attualmente è terzultima la Fiorentina, che sarà anche il prossimo avversario dei granata dopo i salentini. Ma soprattutto toccherà capire chi guiderà la trasferta del Franchi: se Baroni tornerà a Firenze da allenatore del Torino o soltanto perché è il suo luogo di provenienza. Nel mezzo ci sono i quarti di Coppa Italia con l’Inter, ma è già un discorso fin troppo avanzato. Prima, infatti, c’è un ostacolo tutt’altro che banale per questo Toro.

Il Toro e una fragilità strutturale

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Quello con il Lecce non è sicuramente un incontro che permetta al Torino di approcciare con malcelato snobismo. Innanzitutto perché i granata possono crollare contro chiunque, e l’hanno dimostrato. Soprattutto quando, in ogni partita, ci si ritrova praticamente sotto di due gol in partenza, alla luce di una media di 1,8 reti incassate a gara. I 40 gol subiti in 22 giornate certificano come, per il Toro, il rendimento di Como non sia stata una parentesi isolata, ma l’ennesima manifestazione di un meccanismo ormai collaudato al contrario. Una fragilità che si era già manifestata anche a Lecce all’andata, con quei due gol incassati tra il 30' e il 32' che compromisero il lunch match del 30 novembre scorso. Anche quella gara arrivava dopo una lezione di calcio inflitta dal Como di Fabregas, che richiamava alla memoria le sette reti subite dal Toro di Mazzarri nel 2020 e la successiva sconfitta del Via del Mare, episodi che avevano spinto all’esonero. Invece Baroni, che in quel momento non era in discussione, è ancora in sella alla panchina granata, nonostante il suo sia il peggior Torino dell’era Cairo.

Baroni, tra il passato a Lecce e un presente senza certezze

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Ora, in vista di un altro appuntamento all’ora di pranzo, Baroni spera che il suo passato da uomo salvezza, maturato proprio in Salento, possa aiutarlo a salvare il salvabile, anche se le premesse di inizio stagione erano ben diverse. Neppure i risultati della domenica hanno aiutato, con il Genoa di De Rossi che ha raggiunto i granata in classifica. Proprio quell’ex capitano giallorosso che, volendo, avrebbe potuto essere preso in considerazione qualche mese fa, quando già erano evidenti le difficoltà di Baroni nel risolvere grattacapi generati non solo da lui stesso, ma anche da scelte errate in fase di mercato e da uno spogliatoio che non sembra mettere l’interesse collettivo al centro.

Non si è ancora visto quanto Petrachi, suo ex compagno proprio a Lecce, gli aveva chiesto il giorno della presentazione alla stampa del suo nuovo percorso da direttore sportivo a Torino: essere “il Marco Baroni che conosco, tirare fuori tutto quello che ha dentro. Marco può fare di più, gliel’ho detto: mi aspetto che la squadra gli somigli”. Così non è stato, ed è quasi improbabile che ciò possa realizzarsi. Anche lo stesso direttore sembra ora in grande difficoltà nel far decollare il mercato, con diversi giocatori finiti fuori rosa. Come Asllani, che a Lecce aveva commesso l’errore dagli undici metri: “Eppure non mi era mai capitato di sbagliarne uno”, disse. Tornando invece al discorso allenatore, sono diversi i nomi con un passato proprio a Lecce — da D’Aversa a Gotti — che, in caso di addio di Baroni, potrebbero accogliere la sfida di portare in salvo il Torino. Per questo, dopo la settimana di ritiro, non è più permesso sbagliare.