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Fabregas contro Baroni: allenatori a confronto sul ring del Sinigaglia

Andrea Croveri
Como-Torino si avvicina. Il mister granata vuole la rivincita dopo la brutta sconfitta dell'andata

La ventiduesima giornata di campionato mette a confronto due allenatori piuttosto diversi ai bordi dello stadio Sinigaglia di Como. Da un lato, il padrone di casa, Cesc Fabregas: spagnolo, classe 1987 e allenatore del Como dal 2023, l'unica squadra che ha allenato finora in carriera. Dall'altro, l'ospite, Marco Baroni: italiano, classe 1963 e coach del Torino da inizio stagione, ma con molta esperienza tra le panchine di Serie A. All'andata non c'è stata storia: master class dello spagnolo che ha annichilito i granata in casa loro con un nettissimo 1-5. Ora Baroni ha l'occasione per rifarsi dopo l'ultimo ko, ma la sfida non si presenta affatto semplice.

Una partita di identità

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“Identità” è la parola che meglio racconta questa sfida. Il Como sembra avere le idee piuttosto chiare e sta costruendo la propria già da tempo. Il presidente Mirwan Suwarso ha mostrato piena fiducia nel suo allenatore, che lo sta ripagando con un percorso di crescita costante. In campionato la squadra ha perso soltanto quattro volte, è sesta in classifica e si presenta alla prossima partita reduce da un’ottima vittoria per 0-3 contro la Lazio e da una buona prova sul campo - anche se non nel risultato - contro il Milan, che li ha visti uscire sconfitti per 1-3. Il Torino, invece, vive un percorso molto più caotico. Nelle ultime tre stagioni la squadra ha cambiato tre allenatori e, in questo modo, diventa difficile costruire una vera identità. Baroni, che a inizio stagione sembrava avere idee chiare con il 4-2-3-1, ha poi cambiato più volte sia modulo sia interpreti. Il risultato è una stagione altalenante, in cui la squadra alterna prestazioni convincenti - come le due vittorie in casa della Roma - ad altre preoccupanti, come l’ultima gara di campionato contro la Roma di Gasperini o la partita di andata contro il Como.

Entriamo in campo

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Dunque, che partita ci aspetta? Il Como è una squadra ostica che punta a crescere attraverso il cosiddetto "bel gioco" e a cercare con costanza la via del gol. Il calcio di Fabregas è aggressivo e offensivo. La squadra si dispone in un 4-2-3-1 in fase di possesso, che diventa 4-4-2 quando difende. Mantiene il controllo del gioco quando ha palla, ma è anche pronta a ripartire rapidamente in contropiede quando la perde. Il talento di Nico Paz è solo la punta dell’iceberg: in generale tutta la trequarti si dimostra pericolosa e imprevedibile. Giocatori come lui godono di grande libertà di movimento tra le linee, sfruttando gli spazi che si creano, ai quali spesso si aggiungono anche gli inserimenti offensivi dei terzini. Questi ultimi giocano alti e larghi per allargare la difesa avversaria, creando varchi centrali in cui possono inserirsi trequartisti e centrocampisti.

Il Torino ha abbandonato il 4-2-3-1 per strutturarsi su un 3-5-2. La squadra ha offerto prestazioni altalenanti nel corso della stagione - e qui riprendiamo il discorso sull'identità - ma in generale ha dimostrato di sapersi sporcare nelle partite difficili. Il gioco alterna manovre avvolgenti che coinvolgono i due quinti sulle fasce in cerca dei cross per le due punte, a un recupero palla seguito da verticalizzazioni rapide da parte dei centrocampisti, soprattutto di Ilkhan e Vlasic. In alternativa prova a costruire portando progressivamente più uomini in area o nella metà campo avversaria. Il limite principale della squadra, però, è mentale: quando subisce un colpo, non sempre riesce a reagire con la necessaria grinta e fermezza. Non è tuttavia - ma lo dovrà dimostrare sul campo e per davvero - la stessa squadra che Fabregas ha affrontato all'andata. Sarà una sfida non solo di moduli e di uomini, ma di nervi, convinzione e personalità.