Non voglio tediare nessuno con l'elenco dei torti subiti, elenco di per sé lungo e corposo, ma voglio puntare l'attenzione sul fatto che non è l'arbitro in sè incapace o meno, in malafede o in buona fede, il nocciolo del problema, ma è il ''sistema' stesso, che mette quell'arbitro lì e che condiziona più o meno inconsciamente il suo metro di giudizio, ad essere sbagliato. Gli arbitri sono "dilettanti" in un sistema totalmente professionistico, sono assolutamente avulsi dal progresso e impossibilitati ad utilizzare un qualsiasi aiuto tecnologico (che in molti altri sport è invece impiegato con successo), sono continuamente sottoposti alla gogna tecnologica che ne cavilla gli errori a posteriori, non possono difendersi verbalmente perchè hanno la consegna del silenzio e non possono fare autocritica per spirito di casta, suppongo. In tutto questo ci aggiungiamo che le loro carriere non hanno nulla di oggettivo ma sono decise a tavolino dai designatori e che affiancandogli quarto uomo e arbitri di porta si è aumentata la confusione decisionale e la possibilità di errore, perchè dodici occhi ci vedono meglio di due ma sei teste poco pensanti possono fare più casino di una sola sveglia!
Ecco dunque che è facile dedurre che finchè il calcio non si adeguerà al progresso continueremo ad avere arbitraggi iniqui giustificati dalla sempre valida favoletta del ''tanto gli episodi si compensano nell'arco di una stagione''. Ma la domanda è: se davvero si arrivasse con la tecnologia, con un sistema professionistico arbitrale differente o con qualunque altra miglioria ad avere arbitraggi più 'oggettivi', sarebbe davvero un bene? O ci sarebbe qualcuno (le solite tre squadre, per esempio...) a cui magari tutto questo porterebbe degli svantaggi? La risposta è scontata e, volente o nolente, si collega al calderone più grande della politica in generale dove il cambiamento può far stare meglio tanti, ma anche ''disturbare'' quei pochi gruppi di potere che oggi stanno molto meglio degli altri...
Concludo dicendo che, più dei rigori dati o non dati, è l'espulsione di Abou Diop il simbolo di questa perpetuata e apparentemente inarrestabile arroganza del potere: un ragazzo di vent'anni che nella sua esuberanza giovanile entra in campo per dimostrare tutta la sua voglia di giocare, viene cacciato ingiustamente dopo appena 26 secondi e si ritrova la beffa di una squalifica di ben tre giornate! Spero che il Torino, pur non essendo Diop un titolare né un giocatore finora importante per minutaggio, voglia dare un segnale di solidarietà al ragazzo e di coerenza alla tifoseria, e si impegni a far ricorso per dimostrare che, pur civilmente, è necessario ribellarsi alle decisioni ingiuste. E' il minimo che si deve a chi come il signor Massimo, me e tanti altri tifosi granata continua a crederci e ad avere fede in un futuro migliore.Alessandro Costantino
Twitter: AleCostantino74
(Foto Dreosti)
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