Quando si parla di tifo organizzato, l'immaginario collettivo continua spesso a descriverlo come un mondo quasi esclusivamente maschile. Eppure la storia della curva Maratona racconta qualcosa di più speciale e complesso. In questo senso la nostra curva Maratona è stata, già negli anni Settanta, uno degli ambienti in cui la presenza femminile non solo era accettata, ma diventava parte attiva della vita del tifo. In occasione dell'8 marzo vale la pena ricordare alcune pagine poco raccontate della storia granata. Quelle delle prime tifose organizzate della Maratona, tra pionierismo, passione e spirito ribelle. Quando il fenomeno ultras stava nascendo in Italia, in Curva Maratona apparve uno striscione destinato a restare nella memoria: S.L.A.S.. Dietro quelle quattro lettere c'erano Susanna, Luisa, Anna e Silvia, quattro ragazze granata che decisero di organizzarsi come un vero e proprio gruppo di tifose. L'idea nacque quasi per caso, come raccontato anni dopo da una delle fondatrici: «Avevo la bomboletta e ho iniziato a comporre le nostre iniziali: Susanna, Luisa, Anna, Silvia. Così sono nate le S.L.A.S., ultras e tifose del Toro». Lo striscione comparve in Maratona accanto a quelli dei gruppi storici della curva, in un'epoca in cui il tifo organizzato stava costruendo il proprio linguaggio fatto di cori, trasferte e identità di gruppo. Le S.L.A.S. partecipavano alla vita della curva come tutti gli altri: cori, coreografie improvvisate e soprattutto trasferte, che negli anni Settanta erano molto più spartane rispetto a oggi. Si partiva all'alba con treni regionali o pullman organizzati tra tifosi, con bandiere arrotolate e panini nello zaino.

#CUOREGRANTA
8 marzo, le Donne e la Curva Maratona
In alcune testimonianze le fondatrici ricordano quell'esperienza con grande naturalezza: «Eravamo lì per la curva e per il Toro, per fare casino come loro». La loro presenza è rimasta impressa anche nella memoria visiva del tifo granata: le S.L.A.S. compaiono infatti nel documentario cult "Ragazzi di stadio" (1980) di Daniele Segre, uno dei primi film a raccontare dall'interno il mondo delle curve italiane. Negli anni Ottanta la presenza femminile in Maratona si consolidò ulteriormente con la nascita di un altro gruppo di tifose: le Girls. Il gruppo nacque da una quindicina di ragazze che frequentavano stabilmente la curva e che decisero di darsi un nome e uno striscione. L'obiettivo era semplice, rendere visibile una presenza che ormai faceva parte del paesaggio della Maratona. Una delle componenti del gruppo ha ricordato così quell'esperienza:
«Siamo nate perché le donne in curva erano poche e volevamo farci sentire». Le Girls vivevano la curva esattamente come gli altri gruppi: domeniche allo stadio, organizzazione del tifo e trasferte. In un contesto che poteva essere acceso, soprattutto negli anni in cui il fenomeno ultras attraversava la sua fase più intensa, il rapporto con i tifosi maschi della curva era spesso improntato alla protezione reciproca. La presenza delle S.L.A.S. prima e delle Girls poi racconta una caratteristica particolare della Curva Maratona: la capacità di includere le donne nella vita del tifo organizzato con una naturalezza che in altri contesti era meno diffusa. Al Toro non era raro vedere tifose partecipare attivamente ai cori o alle trasferte. Alcune battevano il tamburo, altre aiutavano a preparare striscioni e bandiere nei giorni precedenti alla partita. Erano anni in cui il tifo era ancora molto artigianale. Le bandiere si cucivano in casa, gli striscioni si dipingevano nei garage o nei cortili, e la curva si costruiva partita dopo partita. In quel contesto la presenza femminile non era una curiosità folkloristica, ma semplicemente una parte della comunità granata. Oggi la Maratona continua a essere popolata da tante tifose di ogni età: ragazze, madri, nonne che hanno ereditato la passione granata da padri e fratelli o che l'hanno trasmessa ai figli.
Guardando indietro, esperienze come quelle delle S.L.A.S. e delle Girls assumono un significato ancora più importante. Non furono solo gruppi di tifose, ma piccoli pezzi di una storia più grande: quella di una curva che, prima di molte altre, seppe aprirsi alle donne. E in fondo non poteva essere diversamente perché la passione per il Toro, in Maratona, non è mai stata una questione di genere. È sempre stata, semplicemente, una questione di #CuoreGranata.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

