Certo la delusione del momento forse ingigantisce meriti e demeriti dei protagonisti e quasi sicuramente una vittoria sull'Udinese domenica riporterà le cose sul giusto binario di equilibrio e buon senso, però lasciatemi dire che ancora una volta il mister ha perso una grande occasione di dimostrare di sapersi porre in empatia con l'ambiente granata (che dopo cinque anni dovrebbe aver imparato a conoscere sufficientemente...): gli bastava presentarsi ai microfoni e
chiedere umilmente scusa ai tifosi per la pessima figura. E tutti, anche i suoi detrattori più incalliti, avrebbero mostrato rispetto per una siffatta genuina esternazione. Purtroppo non è andata così, e per l'ennesima volta ha tirato in ballo la favoletta della crescita, difficile da digerire anche per il più assennato ed ottimista tra i tifosi. Dispiace, perché quando un figlio commette una sciocchezza generalmente gli si fa la paternale sul senso di responsabilità e sulla necessità di maturare, ma quando la combina davvero grossa, ed è sinceramente pentito, a volte un semplice rassicurante abbraccio vale più di mille prediche. Ecco, un semplice "scusate, abbiamo completamente sbagliato tutto, siamo senza giustificazioni" avrebbe meritato quel caldo abbraccio che avrebbe reso meno difficile per tutti, tifosi e giocatori, voltare pagina.
194 panchine ed una sconfitta epocale non sono bastate per arrivare a tanto. Per fortuna c'è tempo e modo di rifarsi, ma a volte non sono solo i numeri a far entrare nella storia le persone, quanto i modi e il saper parlare al cuore della gente. Mister, le fischiano le orecchie?
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