Allora mi chiedo: perchè non rendere omaggio ad un capitano che è stato un avversario fiero e leale del nostro Toro dedicandogli uno striscione in Maratona? Che sia domenica contro l'Udinese o, ancora più significativamente, giovedì nel match di Europa League contro l'Helsinki, sarebbe un gesto che dimostrerebbe ancora una volta quanto il tifo granata sia speciale e, soprattutto, molto al di sopra di questo brutto e ipocrita moderno calcio business. Segerstrom affrontando il Toro sapeva che si sarebbe trattato di uno scontro impari, ma ha dato tutto se stesso ed è uscito dal campo come un capitano dovrebbe sempre fare: a testa alta. E non mi è difficile immaginare che abbia lottato fino alla fine con tenacia e dignità per sconfiggere la propria malattia. Che abbia perso è inaccettabile per la sua famiglia, per gli amici e per i suoi compagni che lo hanno visto andarsene per sempre, ma forse non per lui che sapeva quanto ciò fosse possibile, proprio come nelle centinaia di partite che ha giocato. Ha perso, ma non ha mollato. Fino alla fine. Una lezione triste, ma che in fondo fa parte di quello che noi chiamiamo "tremendismo granata", una lezione che ogni domenica i padri trasmettono ai figli sui gradoni della Maratona affinchè serva loro anche nella vita di tutti i giorni.
E allora se il massimo segno di rispetto sarebbe vedere la squadra di Ventura con il lutto al braccio, se ciò non fosse possibile per qualche assurdo cavillo burocratico, almeno spero che nel cuore del mondo granata, la curva Maratona, i tifosi del Toro si distinguano ancora una volta e rendano omaggio ed onore agli ultimi maledettissimi, e un po' granata, mesi di vita di Pontus Segerstrom. Riposi in pace.
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