Da un lato, sostengono gli "euroscettici", il pericolo maggiore derivante da un'eventuale qualificazione raggiunta già quest'anno è l'impreparazione di società, staff tecnico e giocatori a fronteggiare un'annata caratterizzata dal doppio impegno giovedì-domenica col rischio di ritrovarsi a fare la fine della Sampdoria che passò dai preliminari di Champions alla serie B. Toccando ferro e facendo i debiti scongiuri, in effetti, un Toro in Europa League comporterebbe un'estate di investimenti importanti da parte di Cairo per rinforzare la rosa, un cambiamento della preparazione ed una gestione del gruppo più difficile da parte di Ventura (che sarebbe, nonostante l'età, un novellino in campo europeo...) ed uno sforzo di maturità e personalità da parte dei giocatori i quali sarebbero chiamati a ragionare da squadra di "rango" e non più da "provinciale" quale in effetti siamo diventati negli ultimi vent'anni sebbene a noi tifosi costi tanto ammetterlo...
Dall'altro lato gli "euroconvinti" sostengono che una stagione così positiva andrebbe capitalizzata al massimo facendo il colpaccio di qualificarsi per la competizione europea. Tutto ciò non farebbe che dare un'accelerata ad un piano che pare già scritto e sottinteso nell'accordo di rinnovo di Petrachi e Ventura. Molti dei giocatori in rosa hanno esperienza internazionale con le proprie rappresentative nazionali e la partecipazione all'Europa League sarebbe un grosso banco di prova sulla strada della crescita continua predicata da Ventura. Gli introiti, sebbene non di moltissimo, comunque lieviterebbero, soprattutto nel caso si passasse la fase a gironi, e la visibilità europea di giocatori e del club stesso aumenterebbe alimentando il valore mercatale di tanti elementi della rosa. Inoltre l'ambiente del tifo granata ritroverebbe slancio ed entusiasmo sentendosi nuovamente protagonista nel calcio che conta.
Dove sta quindi la ragione? In realtà in nessuna delle due posizioni o paradossalmente in entrambe. Senza i pesanti e continui errori arbitrali il Toro oggi sarebbe al pari di Inter e Parma in piena corsa per l'Europa e non potrebbe tirarsi indietro dal provarci seriamente, ma senza i gol di Cerci ed Immobile forse starebbe lottando per non retrocedere. Il calcio non è una scienza esatta, è fatto per lo più di momenti positivi e negativi e di cicli. Se il Toro puntasse a centrare l'obiettivo qualificazione all'Europa l'anno prossimo non è detto che pur facendo tutti i passi giusti e le cose per bene ciò si avvererebbe. La sport insegna che il carpe diem, l'essere al posto giusto al momento giusto è spesso più importante che il programmare determinati eventi. Io dico che se quest'anno a sei giornate dalla fine c'è ancora speranza di farcela è giusto provarci perchè non è detto che l'anno prossimo alla trentaduesima si possa essere nelle condizioni di fare gli stessi ragionamenti.
Poi se gli input societari sono differenti o l'ambiente non si sente maturo e pronto per certi palcoscenici, questo non mi è dato saperlo. Di sicuro il tifoso per sua natura ambisce a vedere un Toro capace di giocarsi le proprie chance sia in Italia che, perchè no, in Europa. In fondo quel coro "Torneremo, torneremo, torneremo ad Amsterdam" non si è più sentito molto in Maratona ma alberga nei cuori di tanti tifosi che, come me, hanno avuto la fortuna di vivere quei giorni e di poterlo cantare a squarciagola. E' tempo di rispolverare vecchie emozioni e magari un po' di sana sfrontatezza in stile Queen: "I want it all and I want it now". Voglio tutto e lo voglio subito!
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