Dove sta quindi la ragione? In realtà in nessuna delle due posizioni o paradossalmente in entrambe. Senza i pesanti e continui errori arbitrali il Toro oggi sarebbe al pari di Inter e Parma in piena corsa per l'Europa e non potrebbe tirarsi indietro dal provarci seriamente, ma senza i gol di Cerci ed Immobile forse starebbe lottando per non retrocedere. Il calcio non è una scienza esatta, è fatto per lo più di momenti positivi e negativi e di cicli. Se il Toro puntasse a centrare l'obiettivo qualificazione all'Europa l'anno prossimo non è detto che pur facendo tutti i passi giusti e le cose per bene ciò si avvererebbe. La sport insegna che il carpe diem, l'essere al posto giusto al momento giusto è spesso più importante che il programmare determinati eventi. Io dico che se quest'anno a sei giornate dalla fine c'è ancora speranza di farcela è giusto provarci perchè non è detto che l'anno prossimo alla trentaduesima si possa essere nelle condizioni di fare gli stessi ragionamenti.
Poi se gli input societari sono differenti o l'ambiente non si sente maturo e pronto per certi palcoscenici, questo non mi è dato saperlo. Di sicuro il tifoso per sua natura ambisce a vedere un Toro capace di giocarsi le proprie chance sia in Italia che, perchè no, in Europa. In fondo quel coro "Torneremo, torneremo, torneremo ad Amsterdam" non si è più sentito molto in Maratona ma alberga nei cuori di tanti tifosi che, come me, hanno avuto la fortuna di vivere quei giorni e di poterlo cantare a squarciagola. E' tempo di rispolverare vecchie emozioni e magari un po' di sana sfrontatezza in stile Queen: "I want it all and I want it now". Voglio tutto e lo voglio subito!
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