Tanto tuonò che piovve. Il presidente Cairo, nonostante un Toro allo sbaraglio praticamente già da fine agosto, "si accorge" solo ora che la guida tecnica della sua squadra era palesemente inadeguata. Poco importa che tutto il mondo glielo avesse fatto notare ampiamente e ripetutamente nei lunghi mesi precedenti, dove neanche alcuni fuochi di paglia (le vittorie a Roma, ad esempio, sia in campionato che in Coppa Italia) avevano messo in dubbio l'effettivo disastro della programmazione dalla quale era nata questa stagione. Giocatori palesemente inadatti ai moduli provati da Baroni, nessuna certezza, nessun leader di fatto, idee e uomini cambiati dal mister così frequentemente tanto quanto si cambiano le mutande. Instabilità totale e deleteria. Nel corso dei mesi aveva pagato dazio Vagnati (Vagnati, va ricordato, al quale era stato appena rinnovato il contratto da Cairo stesso) esonerato prima di Natale e a cui era seguito il rientro in società di Petrachi, mossa questa che lasciava presagire un cambio anche della guida tecnica per concordare le linee guide in vista del mercato di gennaio con l'eventuale nuovo tecnico. Invece si è continuato con Baroni perdendo l'occasione di ricominciare davvero da capo la stagione a gennaio con mister e ds nuovi di pacca. La cacciata dell'allenatore è chiaro a tutti, è stata tardiva, ma almeno è arrivata dopo l'ennesima sconfitta con goleada subita: quello che possiamo dire con certezza è che non sentiremo per niente la mancanza del mister toscano. Il suo sostituto? Soffermarsi sul curriculum di D'Aversa è un esercizio inutile: avendo perso tempo nel decidersi a fare questo passo, era chiaro che la scelta in corsa non potesse cadere su nessun mister valido e libero. E soprattutto su nessun mister valido che accettasse un contratto sino a giugno senza alcuna prospettiva di rinnovo, come ha fatto D'Aversa.

il granata della porta accanto
D’Aversa, sperando che non sia troppo tardi…
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Non penso che in valore assoluto D'Aversa sia migliore di Baroni, ma credo che in questo momento qualunque allenatore possa avere un impatto tecnico-emotivo sulla squadra migliore rispetto a quello che ha avuto Baroni da luglio ad oggi. D'Aversa dovrà fare piccole, ma importanti modifiche: ridare centralità ai pochi giocatori di personalità che ci sono in rosa (Zapata e Maripan, ad esempio), riassestare la difesa al grido di "prima non prenderle", ridare motivazione ai giocatori, metterli in condizione di stare sul pezzo e, soprattutto, farli giocare in ruoli a loro consoni. In poche parole, giocare semplice ed efficace, con un'idea di gioco magari banale, ma chiara ed univoca per tutti quelli che scendono in campo. In ottica rush finale di campionato, infatti, se diamo per rilanciata la Fiorentina, cosa su cui non ho nessun dubbio, il terzo posto per la B se lo giocheranno Lecce e Cremonese in primis e Torino e Cagliari subito a ruota. C'è da stare compatti, quindi, fare quei 12-13 punti che sono esattamente la media di D'Aversa in serie A in carriera (0,97) e portare a casa la pellaccia. Il neo mister non deve fare il fenomeno, deve solo dare qualche certezza in più ad un gruppo che certezze non ne ha praticamente avute in questi mesi. Facile a dirsi, forse non così facile a farsi considerando che la "fibra" della maggior parte dei nostri giocatori non è per niente tosta... Sarà troppo tardi per rimediare? Di sicuro l'ennesima decisione ego riferita di Cairo (tentennare all'esonero di Baroni per non sconfessare una sua scelta dopo la cacciata di Vanoli) rischia di creare un danno irreparabile.
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Il presidente è in grande difficoltà, lo abbiamo visto tutti nella conferenza di presentazione di D'Aversa. I fatti (negativi) che ormai sono una costante della sua presidenza non sono più occultabili dalle fanfalucche che racconta a destra e a sinistra da anni a questa parte (non c'erano i palloni, la parte sinistra della classifica, gli anni in serie A, il Robaldo, il Filadelfia, lo stadio di proprietà, venderò ad uno più bravo di me, ecc.) e il bluff con cui suole abbindolare le masse è stato infine smascherato. Non basta più la stampa amica, non basta più la verità a senso unico che racconta senza mai contraddittorio, non basta più la cortina di fumo che alza ogni volta che è chiamato a fare qualcosa (rinforzare la squadra, implementare le strutture, alzare l'asticella delle ambizioni): la gente si è tolta le fette di prosciutto dagli occhi e la contestazione è ormai trasversale ad ogni tipologia di tifoso, dall'ultrà a quello più tiepido. La Serie B non è la risposta alla domanda "come facciamo a cacciare Cairo?", ma i nodi stanno vendendo al pettine e la vicenda stadio sarà l'ennesima forca caudina attraverso la quale nemmeno un muro di gomma come Cairo potrà sottrarsi dal passare. Ricominciare dalla B è un rischio troppo grande: il valore della società crollerebbe e il Toro farebbe gola solo a "pesci piccoli" in grado di accollarsi l'investimento iniziale d'acquisto, ma senza una reale capacità economica per un vero rilancio. La permanenza in A invece garantirebbe una vendita ad un interlocutore sicuramente più "attrezzato". Certo che se Cairo spara cifre fuori mercato come ha fatto recentemente di fronte a concreti interessamenti allora il circolo vizioso non si spezzerà mai. Ma il Cairo visto in sala stampa l'altro giorno a me personalmente sembra molto, ma molto vicino, al punto in cui è più alta la possibilità che accetti proposte per cedere la società a cifre "ragionevoli". E spero vivamente di non sbagliarmi.
Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.
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