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il granATA DELLA PORTA ACCANTO

Torino 1 – Progetto 5

Alessandro Costantino
Alessandro Costantino Columnist 
Il Granata della Porta Accanto: "La partita col Como specchio di due modi di gestire una società di calcio a prescindere dai budget"

Un mio amico, che non è tifoso del Toro, mi ha chiesto i motivi della contestazione a Cairo chiosando con la seguente frase: "Non vorrete mica che Cairo butti centinaia di milioni ogni anno come fanno gli Elkann?". Chi non vive il Toro dal "di dentro" fatica a capire il senso delle richieste di noi tifosi granata verso chi regge il club: con una stampa nazionale monopolizzata dalle ragioni dell'editore alessandrino proprietario del Torino, i tifosi delle altre squadre riducono il senso delle nostre lamentele ad una mera questione di soldi spesi o non spesi, quando noi tutti sappiamo che il problema con Cairo non è una pura questione di cifre e basta. Nel senso che è lapalissiano che più si spenda e maggiori siano le possibilità di ottenere risultati, ma nel Torino il succo della contestazione non ruota solo attorno al giro d'affari del club e a quanto viene reinvestito. È il come si spende (anche poco) che fa la differenza. In questo senso Torino-Como è stato lo spot perfetto di quello che da anni rimproveriamo al nostro presidente: da un lato una squadra, i lariani, figlia di un progetto, dall'altra i granata con una squadra figlia dell'improvvisazione. Premetto che sono ben consapevole che i fratelli Hartono, proprietari del Como, sono tra gli uomini più ricchi del pianeta, ma è anche lampante che da quando hanno investito sul Como non lo hanno fatto da "ricchi scemi" cioè spendendo e spandendo a destra e a manca per ottenere tutto subito, ma, al contrario, hanno fatto intelligentemente tutti passi misurati per crescere gradatamente con un piano ben preciso di obbiettivi pluriennali da raggiungere.

Il Como di Fabregas, tolto Morata e qualche altro giocatore esperto, ha una rosa di talentuosi giovani tra i 20 e i 23 anni, pagati il giusto (cioè non pochi euro, ma nemmeno cifre spropositate), sconosciuti al grande pubblico, ma trovati e selezionati con un attento scouting e, soprattutto, con l'idea di farli diventare tasselli giusti di un certo modo di fare calcio. Un Progetto con la P maiuscola. Gli Hartono hanno investito (questa è la parola chiave, investito) soldi non per avere un ritorno immediato, ma per costruire qualcosa di solido che potesse ottenere risultati nel medio/lungo periodo. Dopo cinque anni sul Lago, i frutti cominciano a maturare e la compagine lariana sta diventando una realtà importante del nostro calcio. Perdere col Como di quest'anno non è cosa disonorevole. Lo è farsi asfaltare dimostrando tutti i limiti di una rosa costruita senza una logica o un fil rouge. Un allenatore che a un terzo di campionato non ha ancora trovato la quadra, giocatori presi per un certo modulo costretti ora a giocare "fuori ruolo", giocatori reduci da infortuni o con storie cliniche "complicate", giovani che non sono messi in condizione di esplodere e vecchi che non danno il giusto supporto di esperienza necessario: insomma, una Babele di situazioni in cui non si vede la mano dell'allenatore in campo e non si vede la mano del direttore sportivo nella costruzione della rosa, ma in compenso si vede sempre l'attitudine del proprietario a non strutturare la società in modo che possa generare strategie vincenti dentro e fuori dal campo. Il risultato di Torino-Como di lunedì scorso non è quindi nient'altro che lo specchio di come sono gestite le due società da parte dei rispettivi proprietari.

Gli Hartono che riescono persino a rendere "cool" per i vip internazionali essere presenti allo stadio a vedere le partite del Como ed hanno in mente di rendere le curve gratuite per i tifosi dei settori popolari, dall'altro Cairo che parla dello Stadio Olimpico di proprietà più o meno come si parla da cinquant'anni del Ponte sullo Stretto di Messina... Vanoli è stato esonerato l'anno scorso perché si era permesso di fare notare pubblicamente che società come Atalanta e Bologna (non Real Madrid o Bayern Monaco) avessero, con budget relativamente ridotti, lavorato bene costruendo progetti tecnici solidi e raccogliendo risultati lusinghieri oltre a qualificazioni in Champions. Ma prima di loro e prima del Como di oggi, c'era stata l'Udinese, il Sassuolo, la Fiorentina, il Napoli stesso, la Lazio: tutti club che non sono così diversi dal Torino ma che negli ultimi due decenni hanno saputo ritagliarsi i propri cicli "vincenti". Indovinate quale club non è mai stato in questo elenco nelle ultime due decadi. Esattamente, quello. Non ho altro da aggiungere, Vostro Onore.

Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.


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