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Il Granata della Porta Accanto

Toro, anno nuovo, vita…?

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Nuovo appuntamento con "Il Granata della porta accanto", la rubrica su Toro News di Alessandro Costantino: "Al Torino FC ogni anno sembra sempre un copia-incolla leggermente più sbiadito di quello dell'anno precedente..."
Alessandro Costantino
Alessandro Costantino Columnist 

Se la mediocrità è il carattere distintivo del Torino FC di Cairo, i numeri del 2025 non hanno fatto altro che rafforzare questo concetto. Posizione di classifica nell'anno solare al di sotto dell'ormai mitizzato decimo posto, media punti tra Vanoli e Baroni molto simile e di poco sopra il punto a partita. Un appiattimento senza soluzione di continuità, dove anche il mercato con una mano toglie e con l'altra mette, ma senza mai apportare maggiore valore rispetto a quello sottratto. Il mercato di riparazione di questo gennaio, in mano al nuovo/vecchio DS Petrachi, non farà poi altro che certificare quanto l'esonero di Vagnati aveva già detto tra le righe: "l'è tutto sbagliato, tutto da rifare", per citare il mitico Bartali. Centrocampo che verrà stravolto, difesa da puntellare pesantemente e attacco che si regge sullo stato di salute di Zapata e Simeone.

Arriva l'anno nuovo, ma è difficile pensare che il 2026 soddisferà il più classico degli auguri: anno nuovo, vita nuova. Già, si suole dire così, ma al Torino FC ogni anno sembra sempre un copia-incolla leggermente più sbiadito di quello dell'anno precedente. E mentre qualcuno in giro per la Serie A imbrocca l'annata esaltante, per fortuna o per bravura nella programmazione, noi stiamo lì, fermi, pensando che tutto si possa cristallizzare intorno al decimo posto, ultimi dei primi, senza renderci conto che ogni anno si fa un passettino indietro, che le plusvalenze si assottigliano, e che, di questo passo, si rischia di arrivare al raschio del barile con conseguenze poco piacevoli. Non c'è svolta, neanche una volta, neanche effimera, neanche di facciata. Non c'è un barlume di speranza al quale attaccarsi per immaginare un futuro migliore nel brevissimo termine. Non c'è un singolo input lanciato dalla proprietà che permetta di vedere una luce in fondo al tunnel: c'è una costante penombra che è meglio del buio totale ma è frustrante perché non permette mai di godersi appieno la luce del sole.

L'unica speranza per il 2026 è la vicenda stadio Olimpico Grande Torino: se diventasse di proprietà potrebbe attirare interesse in potenziali acquirenti della società a questo punto maggiormente appetibile della scatola vuota che è adesso (sempre che non vengano però bloccati sulla porta come ha fatto Cairo finora), se finisse in mano di terzi potrebbe essere la svolta per una "sollevazione popolare" vera e propria oppure come goccia che fa traboccare il vaso e porta Cairo a lasciare il Torino per davvero. Ma anche la vicenda stadio potrebbe essere un fuoco di paglia visto che di mezzo c'è comunque il Comune di Torino ormai prossimo alle elezioni comunali: la politica farà come sempre leva sulla propria convenienza a spingere o rallentare la cessione dell'immobile, sì ora sgravato dalle ipoteche dell'Agenzia delle Entrate, ma pur sempre un bene pubblico del quale rendere conto ai cittadini tutti, non solo a quelli di fede granata. Il 2026 si prospetta quindi come l'ennesimo anno di transizione per il Toro: un altro anno nel limbo, un altro anno senza colori vivaci, un anno colorato di grigio in perfetto pendant con l'andamento del Ventennio cairota. A questo punto magari provo a fare il pieno di ottimismo e concentrarmi sul 2027, non sia mai...

Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.

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