Il Granata della Porta Accanto/ La società si adegua all'andazzo generale e non forza gli acquisti e le cessioni. Mal comune mezzo gaudio?
L'inizio dell'estate granata, ad una decina di giorni dal raduno, non è molto diversa da quelle degli ultimi anni. Il mercato è cominciato molto lentamente con qualche cessione secondaria, giusto per sfoltire la rosa da giocatori che non avrebbero avuto un senso nel progetto tecnico tattico di Mazzarri (Avelar e Carlao),qualche rinnovo strategico sebbene con finalità diametralmente opposte (Moretti ed Edera), qualche trattativa più corposa sul fronte cessioni (Valdifiori e Obi, per adesso) e soprattutto le solite telenovelas per acquisti considerati strategici (Bruno Peres e Verissimo). Davvero nulla di insolito. È chiaro che il tifoso vorrebbe leggere nomi certi alla casella acquisti e altrettanti alla casella cessioni, ma le liturgie del calciomercato italiano sono queste: trattative infinite, contrattazioni estenuanti per strappare le condizioni economiche migliori, obbiettivi di mercato più in linea con le esigenze di bilanci presenti e futuri che con le richieste vere e proprie degli allenatori. Il calcio del nostro Paese è ormai economicamente un calcio di seconda fascia a livello mondiale e,se posso essere un tantino caustico, ciò gioca molto a favore del nostro presidente il quale proprio in situazioni di economie recessive riesce a far rendere al meglio le proprie aziende. Il Torino di conseguenza si muove benissimo in questa situazione di budget più limitati perché ha nel modus operandi di chi lo gestisce il proprio punto forte, un riconoscibilissimo marchio di fabbrica.
Raramente decisi a chiudere subito su di un obiettivo, raramente pronti con un piano B nel caso sfumi quell'obiettivo, il calciomercato del Torino è più simile, come ritmi ed emozioni, ad un matrimonio trentennale che ad un fidanzamento fresco di qualche mese. Lasciamo stare la questione della disponibilità economica o meno per poter arrivare a certi obiettivi (in fondo la Juve fa esattamente quello che facciamo noi solo ad un livello economico superiore, ma con le stesse dinamiche) il punto è proprio l'evidente volontà societaria di allinearsi al posizionamento economico e sportivo che è stato raggiunto senza sentire, se non a volte, a parole e più per assecondare i tifosi che altro, l'esigenza di spingersi oltre. Diciamo che, erroneamente ma anche un po' inevitabilmente, anche noi tifosi ci stiamo adagiando a questo leit-motiv e con la solita amara ironia più che arrabbiarci proviamo a scherzarci su. Qualche attenuante alla società è giusto concederla. Ad esempio nel caso Verissimo già solo il fatto di dover trattare con più soggetti il valore del cartellino di certo questo non aiuta né agevola nella definizione dell'affare. Qui emerge ancora una volta come la Fifa dovrebbe regolamentare meglio il mercato calciatori ad esempio vietando (e poi sanzionando pesantemente) i soggetti giuridici che possiedono frazioni di cartellino di un calciatore: o il 100% o lo zero. Non esiste che il Santos ne abbia l’80%, i procuratori il 10% e il calciatore stesso il restante 10%. E poi allo stesso modo anche il ruolo dei procuratori andrebbe a tutti i costi limitato: oggi come oggi sono troppo determinanti nella movimentazione dei calciatori generando uno squilibrio quasi inaccettabile sul mercato. Riforme, queste, che non possono più essere rimandate.