Quello che mi preme far notare è, invece, che se fossi nella società eviterei di caricare di ulteriori responsabilità Cerci affidandogli la fascia di capitano. Nessuno discute il valore tecnico di Alessio, vero e proprio "top player" come si dice oggi, ma se proprio bisogna trovargli un difetto direi che è proprio nella personalità il suo punto debole: essere capitano implica avere una forte personalità capace di fare da "faro" anche per i compagni in ogni momento della vita di squadra. Ai pochi onori (il più grande di tutti leggere i nomi degli Invincibili il 4 maggio a Superga) fanno da contraltare i tanti oneri: tenere compatto lo spogliatoio, metterci la faccia quando le cose non vanno bene, spronare i compagni in ogni situazione, usare le proprie energie mentali anche per gli altri e non solo per sè stessi. Con tutto il rispetto, non credo che Cerci abbia queste doti e penso che lui stesso sia d'accordo con me. Essere il giocatore di punta di una squadra, quello dal quale tifosi e compagni si aspettano la giocata risolutiva è già un fardello non da poco e costringerà Alessio a lavorare di più quest'anno per limare i passaggi a vuoto che ancora intaccano il suo rendimento globale all'interno di una partita. Non diamogli anche l'onere della fascia di capitano, sinceramente gli faremmo più male che bene. L'anno scorso l'attenzione mediatica è stata spesso concentrata su Ogbonna e Bianchi per svariati motivi: partiti loro, quest'anno è probabile che su Cerci si intensificherà la pressione dei giornalisti e non sempre questo è un bene (a dire il vero, quasi mai...).
Per chi avesse la memoria corta vorrei citare il caso di un giocatore "alla Cerci" con il quale si fece questo tipo di errore: Alessandro Rosina. Era la "stellina" della squadra ma non aveva il carisma da leader: fu fatto capitano e quando la nave affondò fu quello più massacrato anche in virtù della fascia che portava al braccio. L'eredità di Rolando Bianchi sarà molto dura da gestire: meglio che ricada su spalle forti come possono essere quelle di Glik. Lasciamo fare a Cerci il Cerci e non incaselliamolo in un ruolo che non è il suo. E soprattutto che la società impari dai proprio sbagli: errare è umano, perseverare, in questo caso, imperdonabilmente diabolico.
Alessandro Costantino
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