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Lettera alla Signora Susanna Egri
In occasione del centesimo compleanno della Signora Susanna Egri, in data 18 febbraio 2026, riproponiamo questa lettera scritta da Gianni Ponta per la sua rubrica "La Leggenda e i Campioni" e pubblicata su Toro News in data 20 novembre 2023.
Cara Signora Egri
Scriverle una lettera in questa rubrica è al contempo una cosa emozionante ma anche motivo di riserbo misto a timidezza.
La sua vita e la sua carriera artistica che percorrono decenni a cavallo di due secoli sono la conferma di un eccezionale talento, coltivato con passione e fatica.
Ma Lei rappresenta molto più di questo. Per noi tifosi granata soprattutto.
In occasione del 4 maggio, così come nella sua conversazione televisiva con Federico Buffa, il suo sguardo limpido volitivo coinvolgente, la sua voce ferma orgogliosa, catturano l'attenzione e trasportano l'appassionato, l'ascoltatore, il tifoso in un'epoca lontana che diventa per magia un presente vissuto.
Lei ha testimoniato come una famiglia, la famiglia ebrea ungherese Erbstein, sia potuta uscire indenne a testa alta, piena di fiducia nell' avvenire e nel prossimo, dalle atrocità e dalla crudeltà degli uomini durante la Seconda Guerra Mondiale. Il racconto del suo distacco dall'Italia, dalle sue compagne di scuola, dalla danza, dal suo giovane mondo di allora, la rievocazione della sua permanenza in Ungheria al riparo dalle terribili Croci Frecciate e dai nazisti, la prontezza con cui Lei ed il Suo indimenticabile Papà evitaste una strage, descritti con dolore ma con lucidità, mettono i brividi e lasciano a bocca aperta.
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A sprezzo del pericolo, anche durante la guerra, Ernö Egri Erbstein era tornato in Italia, in forma clandestina. Si era recato a Venezia per osservare dal vivo Ezio Loik e Valentino Mazzola, in seguito acquistati in un batter d'occhio dal Presidente Novo.
Del Suo grande Papà, Ernest Egri Erbstein, resta tra le altre una bella foto, tra i suoi giocatori alla Lucchese, in una pausa durante l'allenamento. Il grande portiere Aldo Olivieri, "Gatto Magico", è seduto in primo piano gambe incrociate con una bimba in braccio. Nella bellissima Lucca, città toscana cinta di mura lungo le quali Ernest portava i ragazzi ad allenarsi con vista sui giardini di Palazzo Pfanner, Erbstein si affermò definitivamente come allenatore di chiara fama.
Lei ne ha sottolineato spesso la profonda cultura. Uscito dalla scuola danubiana del Magyar Testgyakorlok Kore (MTK) di Budapest, Ernö era multidisciplinare: per esempio conservava tra le cose più preziose l' "Homo ludens" di Johan Huizinga. Era convinto che il gusto del bel gioco in un'équipe vincente non potesse essere disgiunto da una preparazione fisica accurata di prim'ordine, naturalmente differenziata per tipologia di atleta e per ruolo. Allenare allo stesso modo, senza differenziare, Castigliano e Gabetto sarebbe stato un errore palese.
Olivieri portiere era stato sollecitato ad imparare passi di danza per renderne più elastica ed armoniosa la gestualità, la postura, la prontezza negli interventi sulla linea di porta.
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In maniera semplice ed affascinante al contempo, Lei continua a raccontare di Papà come del primo architetto del Grande Torino. Del direttore tecnico che ne ispirò il modo di stare in campo. Erano diversi perché eravate diversi. Volevate essere qualcosa in più, e non solo ci siete riusciti, siete andati oltre.
Gianni Ponta, chimico, ha lavorato in una multinazionale, vissuto molti anni all’estero. Tuttavia, non ha mai mancato di seguire il “suo” Torino, squadra del cuore, fondativa del calcio italiano. Tra l’altro, ha scoperto che Ezio Loik, mezzala del Grande Torino, aveva avviato un’attività proprio nell’ambito dell’azienda in cui Gianni molti anni dopo sarebbe stato assunto.
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