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toronews columnist la scossa granata Illusione, poi follia e poi Maripan. Il Toro strappa un pari al 94′ che fa solo morale
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Illusione, poi follia e poi Maripan. Il Toro strappa un pari al 94′ che fa solo morale

Michelangelo Suigo Columnist 
Un primo tempo quasi da incorniciare vanificato dai soliti errori e lacune. Maripan evita il tracollo in extremis, ma resta l'amaro in bocca

Se il calcio fosse una scienza esatta, il Torino visto nel primo tempo al "Franchi" sarebbe tornato a casa con tre punti in tasca e la consapevolezza di una maturità finalmente raggiunta. Invece, il calcio è materia instabile, fatta di episodi, ma soprattutto di letture. E sono proprio queste ultime, le letture specie dalla panchina, a trasformare un sabato sera che profumava di vittoria in un thriller psicologico dal finale agrodolce. Il 2-2 finale tra Viola e Toro è un risultato che, letto a freddo, muove la classifica e tiene alto il morale per la reazione nervosa, ma che non può nascondere le crepe di una gestione tecnica apparsa, per l'ennesima volta, confusa nei momenti cruciali.

L'illusione 

L'avvio di gara è stato sicuramente positivo. Ordinato, aggressivo, in grado di controllare campo e avversari. Il Toro si è presentato a Firenze con la faccia giusta, imbrigliando la manovra viola e ripartendo con una buona fluidità, sicuramente migliore rispetto alle ultime uscite. La legittimazione di questa superiorità territoriale è arrivata puntuale grazie a Cesare Casadei. Il suo gol di testa è un manuale del perfetto inserimento: pennellata di Ilkhan, tempi giusti, bello stacco pur se in perfetta solitudine e palla all'angolino dove il portiere non può arrivare. Fino all'intervallo, la sensazione era quella di una squadra in controllo, capace di gestire i ritmi e di contenere i rischi dagli avversari. Il centrocampo, in particolare, girava bene, offrendo una protezione solida alla difesa e supporto costante all'attacco.

Il buio dopo la luce

Poi, il mistero. O meglio, la ripetizione di un errore che sta diventando un marchio di fabbrica preoccupante della gestione Baroni. Nel momento in cui la partita chiedeva gestione e continuità, l'allenatore ha deciso di stravolgere l'assetto che stava dominando. Nell'immediato non si è capita la decisione di togliere  al 45' Obrador per Pedersen, spostando a sinistra Lazaro. Poi è stato spiegato che la causa era un problema al polpaccio per l'esterno spagnolo. Ma in quel ruolo, molto più adatto anche se incredibilmente messo sul mercato e poi riammesso in rosa, c'è Nkounkou. Fatto sta che al 51' abbiamo subito il pareggio. Ancora peggio è stato il cambio di Anjorin per Emirhan Ilkhan che lascia attoniti. Il turco non era solo sufficiente: era, per distacco, il migliore in campo. Una garanzia in regia, capace di recuperare palloni e ripulirli con qualità, il vero metronomo che stava mandando fuori giri il centrocampo della Fiorentina, autore peraltro del bell'assist per il gol di Casadei. Toglierlo dal campo non è stata una scelta tattica, è stato un suicidio strategico.

Sette minuti di terrore e l'"ambizione" di Baroni

Il calcio non perdona le incertezze. In soli sette minuti, il castello di carte granata è crollato. Due gol subiti in rapida successione, frutto di disattenzioni difensive e, certo, di due eurogol. L'inerzia del match, ribaltata come un calzino, ha visto i padroni di casa volare sulle ali dell'entusiasmo e il Toro affondare nelle sabbie mobili delle proprie paure. Risuonano nelle nostre orecchie le parole di Baroni sull'"ambizione".  Ambizione dovrebbe significare voglia, identità, gioco e coraggio, con conseguente miglioramento continuo. E invece, a Firenze, il Toro ha mostrato ancora una volta i suoi limiti strutturali: una squadra che si smarrisce, fatica a imporre il proprio gioco e vive di episodi. La partita del Franchi è l'emblema di questo paradosso: il Toro ha sofferto, ha rincorso, ha dato l'impressione di essere quasi sempre un passo indietro rispetto alla Fiorentina, salvo poi aggrapparsi al carattere nel finale per strappare un pareggio quasi miracoloso.

Il cuore oltre l'ostacolo (e la tattica)

Sul 2-1 per i viola, quando i titoli di coda sembrano già scritti, con i tifosi pronti a processare l'ennesima occasione buttata al vento, è arrivato il calcio nella sua forma più irrazionale e meravigliosa. Minuto 94, l'ultimo respiro. Calcio piazzato, batte Gineitis di sinistro, mischia in area, e la testa di Maripan che svetta più in alto di tutti. La palla in rete è un urlo liberatorio, un pareggio acciuffato per i capelli quando la logica suggeriva la sconfitta. È il gol del 2-2, il gol che evita il disastro.

Cosa resta di Firenze

Mentre la squadra festeggia il punto strappato all'ultimo, l'analisi non può fermarsi al tabellino. Certo, la reazione nel recupero è segnale di un gruppo che non vuole mollare, ma non basta a cancellare i quaranta minuti di blackout della ripresa. Questo pareggio è un brodino che scalda, ma non cura la malattia. Resta negli occhi la prestazione del primo tempo e resta, ingombrante, l'interrogativo sulla lettura della gara da parte di Baroni. Perché smontare un giocattolo che funzionava alla perfezione? Perché rinunciare alla qualità di Ilkhan nel momento decisivo? Di questa trasferta ci portiamo a casa un punto, che per come si era messa vale oro. È l'unica cosa buona, l'unica certezza aritmetica. Tutto il resto, dalla gestione dei cambi alla tenuta mentale, è materiale incandescente su cui bisognerà riflettere molto in fretta al Filadelfia, in vista del prossimo delicato match con il Bologna, tra le mura amiche (si fa per dire).

Manager, docente Luiss, esperto di comunicazione e Public Affairs, giornalista pubblicista col cuore granata. Michelangelo Suigo è un autore che per chi è avvezzo al mondo della comunicazione, specialmente se legata all’imprenditoria, non ha bisogno di presentazioni. Chi volesse approfondire il suo sterminato curriculum può farlo sul sito di Inwit, azienda di cui ricopre attualmente il ruolo di EVP External Relations, Communication & Sustainability Director. Ma soprattutto, per quel che attiene a questa rubrica, Michelangelo è un orgoglioso e genuino tifoso granata.

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