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LA scosSA GRANATA

Toro, al Bentegodi è un tris di speranza: Njie illumina e Petrachi annuncia la rivoluzione

Michelangelo Suigo Columnist 
"Da un lato la solidità ritrovata e il talento cristallino di Njie, dall'altro le ombre di una gestione palla a tratti scellerata"

Il tabellino recita un perentorio 0-3. I tre punti prendono la strada di Torino e la classifica torna a respirare. Eppure, analizzare la vittoria del Toro al Bentegodi fermandosi al risultato rotondo sarebbe un esercizio di pigrizia giornalistica. La vittoria contro l'Hellas Verona è un Giano bifronte: da un lato la solidità ritrovata e il talento cristallino di Njie, dall'altro le ombre di una gestione palla a tratti scellerata e di una scarsa lettura dell'andamento del match da parte di mister Baroni, a partire dai cambi, che, contro avversari di caratura superiore, potrebbero costare cari.

La partita: due volti e un lampo di genio

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L'approccio alla partita è davvero molto positivo. Il Toro aggredisce, passa in vantaggio e sembra poter disporre dell'avversario a piacimento. Poi, il blackout emotivo, più che tecnico. Nella ripresa i granata abbassano inspiegabilmente il baricentro, consegnandosi al palleggio sterile degli scaligeri. La squadra si fa schiacciare, rinuncia a giocare, ma qui subentra la tenuta difensiva. Nonostante la pressione territoriale del Verona, Paleari non trema mai. La statistica avanzata offre la chiave di lettura definitiva: il Toro ha concesso un xG (Expected Goals) di appena 0.26. È il dato migliore dell'intero campionato finora. Significa che il "dominio" veronese è stato fumo senza arrosto, infrangendosi contro un muro granata posizionato perfettamente. La difesa granata ha reso inoffensivi gli attacchi gialloblù, dimostrando che, quando la testa c'è, la fase difensiva regge. Tuttavia, tra il primo gol e il raddoppio, si è assistito a un campionario degli orrori in ripartenza. Un mix letale di egoismi personali, scelte di tempo errate e una "pochezza di idee" negli ultimi trenta metri hanno tenuto in vita un Verona tecnicamente molto inferiore. È qui che il Toro deve crescere: il cinismo non è un optional. Ancora una volta ha pesato poi la lettura dell'andamento della partita e la conseguente gestione dei cambi da parte di Baroni. Il mister ha lasciato in campo Aboukhlal che non contrastava e sbagliava ogni cosa fino all'83', poi lo ha sostituito con Dembelé. Stavamo subendo e giocando solo in contropiede: ha tolto Simeone per Zapata mentre serviva Njie, entrato solo all'83'. Lì abbiamo svoltato. Anche Casadei andava messo prima. Tutti i cambi sono stati ritardati, ma per fortuna abbiamo retto e non abbiamo subito gol. A togliere le castagne dal fuoco ci ha pensato proprio Alieu Njie. Il ragazzo è in stato di grazia: entra, spacca la partita, fornisce l'assist per il 2-0 a Casadei e poi segna un eurogol in contropiede che sigilla il 3-0 definitivo. Nel grigiore delle ripartenze sprecate dai compagni, la sua elettricità è stata la scossa decisiva per chiudere la pratica e trasformare una vittoria sofferta in un trionfo largo.

Il mercato: Petrachi apre il cantiere

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Se il campo sorride, i corridoi del calciomercato ribollono. È innegabile che, da quando è arrivato Petrachi, qualcosa è cambiato, anche in termini di comunicazione e di gestione, ovviamente in positivo. Nel pre-partita, il DS Gianluca Petrachi ha parlato ai microfoni di Sky con la schiettezza che lo contraddistingue, tracciando la rotta per gennaio. Nessuna pretattica: il modulo base resta il 3-5-2 e la rosa verrà puntellata di conseguenza. "Ci servono un centrale, un esterno e un centrocampista," ha ammesso Petrachi. La lista della spesa è chiara, così come la filosofia: via chi è a "fine corsa", dentro giovani affamati. È un messaggio forte allo spogliatoio: chi non ha il fuoco dentro, può fare le valigie. In questo senso, il destino di Asllani sembra segnato: sarà addio. Preoccupano, invece, pur se attese, le parole su Perr Schuurs. "Stiamo cercando di capire se sarà con noi", una frase che getta più di un'ombra sul recupero dell'olandese e che obbliga la società a muoversi con urgenza per un difensore centrale, come sosteniamo da questa estate su queste colonne. Petrachi lavora giorno e notte, anche sugli scambi, consapevole che gennaio è un mercato per cuori forti e portafogli intelligenti.

Testa all'Udinese

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Il 3-0 di Verona è ossigeno puro, ma non deve inebriare. Il livello dell'avversario era troppo basso per considerare guariti tutti i mali visti e analizzati più volte. Una nuova prova del nove (l'ennesima) arriverà nella prossima sfida casalinga contro l'Udinese. Lì capiremo se la solidità difensiva da record (0.26 xG, è bene ricordarlo) è un caso isolato o l'inizio di una nuova identità. Nel frattempo, Petrachi ha il compito di trasformare le promesse in acquisti, per regalare a Baroni gli strumenti necessari a non vivere di soli lampi di genio.


Manager, docente Luiss, esperto di comunicazione e Public Affairs, giornalista pubblicista col cuore granata.